“Le Mùneghe dell’Isola di San Secondo … nella Laguna di Venezia ovviamente.”

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“Una curiosità veneziana per volta.” – n° 144.

“Le Mùneghe dell’Isola di San Secondo … nella Laguna di Venezia ovviamente.”

Ad essere precisi e pignoli, l’Isola di San Secondo vicina al Ponte della Libertà e sulla via che collegava la “Palàda Lògo de Gabèlla cola Torre de San Zuliàn” alla Punta di San Jòppo o Giobbe al principio del Sestiere di Cannaregio a Venezia, si chiamava prima “Abbadia di Sant’Erasmo” (Protettore delle Genti di Mare). Il nome quindi all’inizio “suonava” del tutto diverso, ma era in ogni caso un’isoletta strategica posta quasi parallela al canale di San Giorgio in Alga e Fusina, lungo il quale passava parte del traffico commerciale proveniente dall’entroterra Veneto diretto alla città Lagunare.

Il Canale di San Secondo insieme all’isola omonima, erano insomma:“… Porta, Guardia e Sentinella di Venezia … Passo frequentatissimo, Scala de solaccièri, Vivàro de pescatori, Lanterna de Gondolieri, Porto de Virtuosi, Faro di smarrite genti, Riposo de naviganti, Albergo de Solitari … e in ogni pericolo o sfortuna: sicurissimo ricetto a tutti quanti.”

Consapevole probabilmente di questo, il Doge Felice Vitale pensò bene già nel 1089 di assegnare alle Monache di Sant’Erasmo (e Secondo) che versava in cattive condizioni, ossia: “… pauperrimam et in maxima necessitate coactam”, una salina posta nel Sestiere diSanta Croxe del Luprio poco distante dal suo palazzo, 5 libbre d’oro, un censo annuale in denaro, e altre pertinenze “… affinchè le Monache si possano procurar di che vivere, e mantenere: Portico, Sottoportico, Cavana, Cavanella, Riva e Pontile, con camere et amplissime sale per ricevere in pericula qualunque sorta di gente v’arrivi.”

Circa dieci anni dopo la Badessa Donna Altruda di San Erasmo (e Secondo) ottenne da Bonius Vice Domino del Vescovo di Treviso col consenso della moglie Sofia e del figlio Valperto la proprietà di 2“massarie” nel Trevigiano: “… per riparare alle ingiurie mosse verso il Monastero, e per l’Anema sòa”. La donazione al Monastero venne rogata a Mestre nella Curia del Vescovo di Treviso Gompaldo, ed era presente all’atto come testimone un Gastaldo di Mestre che si assunse il compito di continuare a promuovere buoni rapporti fra l’Isola-Monastero di San Secondo e il Vescovo di Treviso.

Durante tutto il 1100 anche l’Abbadia di San Erasmo (futura San Secondo) come altri Monasteri Lagunari (San Cipriano di Murano, Sant’Ilario di Fusina, San Giorgio Maggiore, San Giovanni Evangelista di Torcello, San Lorenzo, San Zaccaria, Santa Maria della Carità, San Nicolò del Lido, San Salvador) accumulò un consistente patrimonio di beni dovuti a donazioni e lasciti, e l’arricchì ulteriormente tramite tutta una serie di oculati interventi finanziari sul mercato fondiario del Padovano, e soprattutto a Piove di Sacco,Mestre, Rosara, Melara e nelle zone dove scorrevano i fiumi: Brenta, Tergola, Una, Clarino e Avesa. Monache e Monaci si facevano recapitare dai coloni fin dentro ai Monasteri: vino, lino e cereali dallaSaccisica e fin da Conche, Lova e Canne di Brondolo sul margine della Laguna Veneziana … In cambio, in un altro testo di compravendita stipulato nel chiostro dell’isola da Gerardino da Villanova e dalla Badessa Donna Fumia risalente al 1186, le Monache di San Secondo s’impegnavano, ottenendo per 150 libre di Denari un manso di terre a Mercurago di Treviso, a tenere accesa con la rendita una bella lampada ad olio davanti all’altare del Santo il giorno della Festa (che ancora non c’era ?).

Niente male come cambio !

A tutela e garanzia giuridico-economica del loro “status” le Monache di San Secondo si garantirono l’assistenza continuativa di Vitale Presbitero di San Secondo, e si era ai tempi delle Monache Badesse:Dona Aycha, Dona Nella (che sarebbe Helena) e Donna Fosca.

Per tutto il secolo gli antichi documenti Veneziani accennarono alle proprietà: “… lacu, aquimoli Sanctorum Martirum Secundi et Erasmi … fundamentum…” siti nella Contrada di San Geremia a Venezia, e le 19 Monache di San Secondo chiesero e ottennero di continuo daAlessandro III la “Protezione Papale” sopra i loro sempre più numerosi possedimenti.

Ma perché quasi tutti i documenti dicono e scrivono “San Secondo”se il corpo del Santo non era ancora arrivato ? C’era o non c’era sto’ Corpo Santo ?

E’ un po’ travagliata la vicenda del nome dell’isola, ed esiste più di qualche incoerenza nella Storia e Leggenda che la riguarda. Secondo i più, il nome ancora attuale di “San Secondo” venne aggiunto e prevalse solo dopo il 1237, quando ai tempi delle Badesse Dona Florigentia e Viola Nadal si portarono nell’isola le Reliquie del Martire San Secondo d’Asti.

Chissà perché finirono a Venezia ?

Trafugato è la probabile spiegazione, com’era abitudine dei Veneziani che erano veri e propri “Collezionisti di Reliquie”.

Recitava un’iscrizione che c’era nell’Isola di San Secondo:“TRANSLATIO SANCTI MARTY(RI) SERENISSIMO IACOBO TIEPOLO VENETIARVM PRINCIPE IMPERANTE ANNO 1235. HIC CIVITATFM PEDEMONTANAM ASTA NUNCVPATAM OBSIDIONE ATQUE ARMORUM COEPI, DEPREDAVIT, DENEQVE DESTRVXIT. CORPUS SANCTI SECVNDI EX EA ABSTVLIT, VENETIASQUE PORTAVIT ET IN lNSULA SANCTI EBRASMI COLLOCAVIT. NON SINE QVIBVSDAM DIVINITVS PRODIGIIS COELITVS OSTENSIS, ET EX … COEPIT VOCARI ECCLEBSIA SS. ERASMI ET SEGVNDI.”

Non esiste però traccia storica di quella spedizione Veneziana ad Asti realizzata durante la reggenza del Doge Tiepolo, perciò più che mai rimane valida l’ipotesi del trafugamento delle Reliquie. Nell’Archivio del Monastero dei Santi Cosma e Damiano della Giudecca si conservavano, infatti, dei documenti che attestano: “…  il corpo di San Secondo Protettor d’Asti, per trecento e trentatre anni lasciato in una cassa di piombo sotterrata, dopo essere stato rinvenuto e solennemente esposto, pare sia stato venduto ad alcuni Mercatanti Veneziani per parecchi danari dalla famiglia De’ Venturi, e poi furtivamente il Corpo condusse a Venezia …”

(Un’unica traccerella storica o memoria tarda del 1600 rivela che Pietro Giovanni figlio del Doge Jacopo Tiepolo era stato Capitano della Milizia con residenza a Milano … Quindi Asti si sarebbe trovato lì, quasi a due passi.)

Ovviamente gli Astensi negano tutto, e sostengono che il Corpo del Santo Martire Secondo non se n’è mai uscito da Asti … Anzi: sostengono pure che il Corpo presente a Venezia appartenga a un altro Santo: un San Secondino Vescovo di certo inferiore al loro San Secondo Martire. Non se ne andò fuori: si rimase tutti incerti per secoli, preda dei soliti intrugli e intrighi campanilistici escogitati dai soliti Ecclesiastici, Nobili e Mercanti Veneziani. (In una recente ricognizione delle spoglie del Santo che attualmente si trovano ancora nella chiesa dei Gesuati sulle Zattere di Venezia, risultò a sorpresa che quel Santo Martire Decapitato aveva ancora la testa perfettamente attaccata al collo, e che quel corpo non risaliva affatto al primi secoli della Cristianità, il Tempo dei Martiri, ma era più tardo … Allora qualche dubbietto c’è ancora circa l’origine e le modalità con cui quel Santo o presunto tale giunse a Venezia).

Collegiata San Secondo Asti

(collegiata San Secondo ad Asti)

La Leggenda aggiunge perfino che il Corpo del Santo “rapito” fosse destinato alla chiesa della Contrada di San Geremia a Venezia, e che furono le condizioni metereologiche avverse a indurre i “devoti Mercanti” ad approdare all’isoletta per trovarvi rifugio durante una bufera.

C’era però una logica dietro a tutto quel manovrare di Santi Corpi e Reliquie … Immaginate solo per un istante quale indotto e movimento era in grado di generare la presenza di una così insigne Reliquia. In quei secoli l’intera Cristianità andava matta per le Reliquie, perciò quando se ne possedeva una si metteva in moto tutta una catena di eventi devozionali, penitenziali e caritatevoli a cavallo fra Storia e Leggenda che alla fine non poteva se non risultare redditizi oltre che capaci di procurare benefici spirituali. Dopo un po’, infatti, al tempo delle Badesse: Donna Eufemia, Donna Dalmatina, Donns Gisla Zancarolo e Donna Flordelise si disse in giro per tutta Venezia e la Laguna che la presenza di quelle Sante Reliquie aveva fatto scaturire in isola un pozzo d’acqua miracolosissima, e che era diventato perfino Protettore delle Partorienti perché da quando era arrivato lui certe donne partorivano senza difficoltà in condizioni difficili … e si aggiunse inoltre che essendo Cavaliere San Secondo era anche Protettore dei Pescatori, Protettore delle Genti Venete, Protettore dei Pellegrini, e Protettore della Porta della Città Serenissima … e chi più ne ha più ne metta.

Non era vero niente, però San Secondo scalzò via del tutto il nome di Sant’Erasmo … e calamitò l’attenzione dei Veneziani, delle genti della Laguna, e di tanti forestieri di passaggio.

Nonostante questo, verso il 1272, le economie del Monastero di San Secondo si ridussero non poco, e le Monache furono costrette a vendere buona parte di quel patrimonio originale donato dal Doge.

Qualche anno dopo, nell’agosto 1281 al tempo della Badessa Donna Agnese Miglani, Venezia approfittò delle guerre contro Ezzelino per sottrarre alcune terre al Vescovo di Treviso la cui giurisdizione arrivava: “… fino a San Cataldo, alla Torre di Casanzago, e sino ad acquam salsam”. Con quell’espediente la Serenissima spostò il suo confine facendo costruire una Palàda a San Giuliano sul bordo della Terraferma dove erano soliti stare i Custodi dei Confini Trevigiani, mentre fino ad allora i Custodi di Frontiera Veneziani stavano proprio nell’isola di San Secondo.

Si venne però a creare una situazione incresciosa di controllo dei Confini fra Venezia e Treviso, per cui alcuni Giudici chiamati in causa decisero che chi pescava in quei luoghi avrebbe dovuto chiedere licenza sia al Comune Veneziano che al Vescovo di Treviso … pagando così i diritti ad entrambi.

Bella mossa furbastra !

“… Nelle vicine Paludi (di San Secondo) con esca de Spiantani, Schille e Vermicelli, con diverse sorti de reti e d’ami, in vari modi di pescare che essi dicono a Trezuola, a Tratta di mano, a Trattoline, a Bragagno, a Togna, a Molinello, a Sbusigno, a Caminetto, a Fossina, e Ostregheri, si dà caccia il dì e la notte da tutte l’hore al pesce e le Conchiglie, e si pescano Cefali, Gouati, Paganelli, Passere, Branzini, Rombi, Anguille, Bisatelli, Ostriche, Gambarelli, Granci, Cape, Masenette, Molecche e Schille in grandissima copia, ma le Passere, le Cape e Ostriche di San Secondo come che habbiamo all’intorno pascoli grassi e buoni, par che nelle piazze portino il vanto. E basta dire che siano prese in questo loco, a trarne quel precio che i Pescatori vogliono, imperochè nelle mense sono molto desiderate. E quando che per la moltitudine de le barche pescareccie le quali qui d’intorno spesse volte sono quasi infinite, se doveria credere con ragione non esservi più coda di pesce, pur allhora pare, che per uno ne nascano mille. Taclhe se dicessi, come i Pescatori cavano più monete dal pesce di queste Lagune, che non fanno oro i Tedeschi dalle lor minere, forsi non direi bugia, che è cosa incredibile se ben è vero, che Pesce e del danaro che se ne trahe se alimenterebbe una Città intiera …” recitò in seguito il Chronicon di San Secondo.

Due anni dopo presso il Notaio Damianus Diacono di San Moisèattivo a Rialto: Marchesina Monaca di San Secondo col consenso della Badessa fece “Quietanza della Dimissoria” agli esecutori testamentari di Maria Ghisi … e sempre a Rialto, presso il Notaio Johannes de Raynerio Prete a San Polo, anche Agnese Miani Monaca Badessa di San Secondo fece anch’essa “Quietanza della Dimissoria” agli esecutori testamentari di Maria vedova di Marino Ghisi del Confinio di San Moisè … Negli stessi anni il Monastero di San Secondo acquisì altri 150 ettari di proprietà nel Trevignano lungo i corsi dei fiumi Sile, Zero e Dese per i quali esigeva un censo in frumento.

Durante tutto il 1300 le Monache di San Secondo arrivarono ad essere 25 di numero, e ampliarono ulteriormente il loro patrimonio aggiungendovi altri beni a Venezia, Chioggia, Padova e ancoraTreviso. Fin dall’inizio del secolo quando governarono San Secondo leBadesse HeIsabetta Dal Molin, Zanina Albiço, Anna Ghisi, Margherita Donàta donna di gran cuore, e Francesca Miani: “si attese molto a le fabbriche, e si rifece quasi tutte le habitationi a la chiesa contigue, fo fatta la Camera de l’Abbadessa, che serve a uso de Forestieri ne l’Hospitaria, e altre camere e saloni, e il Monasterio fu in più parti abbellito e ristorato.”

In quegli anni abitarono e vissero in San Secondo: “… molte Gentildonne di valore, ben note e virtuose, tra quali c’era: Donna Zanetta Molini, Donna Helisabetta Giustiniani, Donna Lucia d’Arpino, Donna Thomasin Pizzamano, Donna Bianca Cornera, Donna Isolana Caravelli, Donna Orsa Signoli e Donna Fransceschina Loredani quasi tutte scelte dal fiore della Nobiltà di Venetia” Non erano tranquillissime le Monache, perché litigarono spesso per le imposizioni fiscali messe dal Vescovo di Castello-Olivolo di Veneziasotto la cui giurisdizione si erano ridotte … ma litigarono anche colVescovo di Torcello con le cui acque confinavano, e pure col Vescovo di Treviso che giunse a scomunicarle tutte ai tempi della Badessa Caterina Barbaro. Le Monache non si scomposero affatto, e con laBadessa Elena Barbaro fecero ricorso direttamente al Papa e alla sua Santa Sede che nel 1393 con Bonifacio IX le autorizzò perfino ad uscire a due a due dal Monastero per recarsi nel Padovano e Trevigiano nei periodi del raccolto e per riscuotere: mai Monache Veneziane erano state più libere di così.

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(Jacometto_ritratti di Alvise Vivarini e di una Monaca forse di San Secondo_c1480-1500)

Con l’arrivo del 1400 il “modo di vivere e le costumanze” delle Monache di San Secondo “saltarono per aria”, perché le Monache si trovarono di continuo invischiate in situazioni scandalose che fecero mormorare l’intera Laguna oltre che tutta Venezia. C’era perfino qualche Monaca che si concedeva liberamente nel chiostro a Barcaroli e Nobili di passaggio, o che si recavano lì a posta per“visitarle, sovvenirle e incontrarle”.

Nel 1429, ancora con la stessa Badessa Elena Barbaro il Monastero di San Secondo risultò essere sempre più ricco: si trovava al undicesimo posto per importanza fra tutti i dichiaranti Veneziani. Anche se continuava a spacciarsi come “povero” mettendo in giro dati economici poco attendibili, San Secondo possedeva redditi fondiari un po’ ovunque. Secondo i dati fiscali del 1448 il Monastero di San Secondo sotto la Badessa Marina Zaccaria dichiarò d’essere proprietario di soli 75 campi nel Padovano, mentre nel 1479 ai tempi della Badessa Bianca Corner, il Gastaldo della Scuola dei Battuti nel Borgo di Santa Maria di Mestre che teneva a livello alcune terre del Monastero di San Secondo in isola, dichiarò apertamente che le Monache di San Secondo avevano aumentato di molto i loro interessi e possedimenti.

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Sulla Pianta di Venezia del Pittore, Incisore e Cartografo VenezianoJacopo De Barbari del 1500, nell’isola di San Secondo si può notare un campaniletto cilindrico … Sempre lì, nell’agosto 1513 si condannò al Bando di un anno da Venezia e da tutto il suo Dominio Andrea Incisor per aver osato entrare nel Monastero di San Secondo in Isola, ed aver avuto “commercio carnale” con la Monaca Cecilia Moro … e questa è un’altra … Una leggenda racconta di una bella, ricca e Nobile giovane Monaca di San Secondo murata viva dalle consorelle in una cella del Monastero dell’isola per la sua condotta troppo licenziosa. Il suo spirito ancora oggi (2017) vaga per l’isola cercando il suo Monastero che però non c’è più … Attenti perciò se siete intenzionati a sbarcare lì … Nell’ottobre dello stesso anno gli Spagnoli che per due giorni avevano saccheggiato e dato alle fiamme tutta Mestre, spararono alcune cannonate verso l’isola di San Secondo: “… le monache stettero salde, ma ebbero grandissima paura.”

Nel giugno 1515 Papa Leone X stanco di sentirne arrivare “di tutti i colori” da Venezia e dalla Laguna, ordinò la Riforma del Monastero di San Secondo per la condotta troppo irregolare ed eccessiva delle sue Monache. Fu come parlare al vento … a San Secondo non cambiò nulla, le Monache ignorarono ogni richiamo del Papa … ed erano i tempi della Badessa Chiara Suriàn … Così si andò ancora avanti per altri cinque anni: anche Marina Celsi inviata dal Patriarca a riformare il Monastero ottenne parziale successo dividendo le Monache fraOsservanti e Conventuali … In città stavano accadendo fatti e situazioni analoghe se non peggiori: a San Zaccaria, Santa Marta, aiSanti Biagio e Cataldo della Giudecca, e nel Sant’Anna di Castello, e in molti altri posti ancora. In realtà stava andando tutto come il solito: perché la Serenissima, i Nobili e il Clero facevano finta che nulla stesse accadendo. In giro per le Contrade, i Casini, i Campielli e i Palazzi si diceva ormai da tempo: “Dove ghe xè campane, ghe xè putane” e siccome c’erano di mezzo Figli e Figlie di Nobili prestigiosi, tanto potere e soldi, nonché equilibri politici … non succedeva niente, e si lasciava fare a Monaci e Monache tutto quello che volevano.

Fu il Patriarca Antonio Contarini alla fine “ad avampàr di sdegno”: spedì via dall’isola di San Secondo alcune Monache trasferendole nelMonastero di San Cosmo e San Damiano della Giudecca, mentre altre se ne andarono spontaneamente andando a rifugiarsi nelMonastero delle Vergini di Castello. Già che c’era, il Patriarca chiese e ottenne da Papa Leone X di aggregare allo stesso Convento della Giudecca le poche Monache rimaste in isola, e di conseguenza il Papa trasferì buona parte (ma non tutto) delle rendite di San Secondo alle Monache altrettanto Benedettine della Giudecca. Si era nel 1533 quando si concluse quella “cacciata de Mùneghe”, ed erano trascorsi“solo” 150 anni da quando si era iniziato a tollerare con pazienza certi “vizietti” delle Monache.

Iniziò così nel 1534, dopo qualche anno d’incertezze in cui anche iMonaci Camaldolesi di San Michele di Murano volevano assicurarsi l’isola, una nuova gestione dell’isola di San Secondo. Il Patriarca Girolamo Querini domandò e ottenne da Clemente VII d’affidare Isola e Monastero ai Frati Domenicani di Castello che l’occuparono fino al 1806.

Si raccontò e scrisse ancora che nel 1539 un vecchio Prete Cappellano dalle Monache lasciato a custodire l’isola e costretto ad andarsene appiccò il fuoco al tetto del Monastero che andò tutto distrutto eccetto la Cappella di San Secondo dove si custodiva una pala originale del Vivarini … Qualcun altro, invece, affermò che l’incendio fu del tutto casuale e fortuito. In ogni caso si ricostruì tutto con finanziamenti provenienti dagli stessi Padri Domenicani, dal Patriarca Marco Priuli, dalle Monache del Monastero del Corpus Domini poco distanti, e di tanti devoti Veneziani.

Chissà come sono andata le cose veramente ?

Il 5 aprile 1596, “… essendo stato eletto Nuncio Pontificio in Venezia Monsignore Antonmaria Graziani Vescovo di Amelia, notissimo al mondo erudito per le sue belle opere che sono alle stampe; giunto che fu a Venezia … fu stabilito il suo ingresso, e giusta il solito furono deputati dalla Signoria sessanta Senatori ad incontrare esso Nuncio. A capo di essi Senatori era il Paruta, già Ambasciatore in Roma, come Cavaliere (eletto dal Papa) … Il 29 maggio del 1596 medesimo, essendo arrivato a Venezia anche Gianfrancesco Aldobrandini, nipote di Clemente VIII: fu incontrato all’isola di San Secondo da 30 Senatori, alla testa de’ quali era ancora il Cavalier Paruta, e che da essi fu accompagnato sino al Palazzo Cornaro in San Polo, dove fu splendidamente alloggiato …”

A San Secondo si seppellirono il Nobile Marco Barozzi col figlio Giovanni annegati davanti all’isola durante un temporale, e sempre in isola si fece seppellire Alessandro Trieste figlio di Giulio: Cavaliere di San Marco e Dottore in Medicina a Padova ma ascritto al Collegio di Venezia dove esercitò con grande fama e stima …  nel 1614 si seppellì a San Secondo anche Pietro Bon o Bono figlio di Vincenzo quondam Gianmaria, Cittadino Veneziano della Contrada di Santa Maria dei Servi nel Sestiere di Cannaregio, Mercante assai ricco che molto profuse a favore del Monastero di San Secondo dove si fece costruire due cellette personali, ma anche “in opere de Pietà, Religione e Carità verso tutti i Veneziani”. Stimato dagli altri Mercanti fu Prefetto della Camera del Purgo e delle Scuole Maggiori, Guardian Grande della Scuola di San Rocco nel 1607, e incaricato d’elargire elemosine, legati e sovvenzioni oltre che di giudicare cause.

Ogni tanto era abituato con altri Mercanti, amici e gentiluomini a ritirarsi nell’amenità dell’isola. Fu lui che a proprie spese fece restaurare il campanile di San Secondo colpito da un fulmine nel 1594 … e fu ancora lui che contribuì a costruire ai tempi del Priore Alessandro Manerbius scrittore e studioso, una monumentale e splendida cancellata dorata che proteggeva la Cappella di San Secondo, e una splendida loggia affacciata sulla Laguna, che rovinò a terra nel 1710 “per vecchiezza”.

Historia Isola e Monasterio San Secondo di Venetia descritta dal R.P.P.F. Domenico Codagli da gli Orzi nouvi

Tutto quanto accadde nell’isola di San Secondo in quel periodo è ben documentato e raccontato nell’“Historia dellIsola e Monastero di San Secondo di Venezia” scritta dal Reverendo Priore Fra Domenico Codagli delli Orzinovi Vicario di detto Monastero, e pubblicato a Venezia da Rampazetto nel 1609. L’opera venne dedicata e non a caso al solito Mercante e benefattore Pietro Bono, e a leggerla è curiosissima sebbene l’erudito Apostolo Zeno affermi che il libro: “… non e gran cosa, ed è poco a fidarsi di quello ch’el dice a riguardo de‘ tempi lontani”.

Eccovene qualche riga, uno spicchietto che descrive l’isola di San Secondo così com’era durante il 1600: “La deliciosa isoletta di San Secondo ornata già dal titolo e dignità di Abbadia … ancora che niun famoso scrittore sia celebrata, e che a pena le Croniche di Venetia se degnino come di cosa minima di farne menzione, a me nondimeno e per le Sacre Ossa del Santo Martire che per sua stanza la elesse; e per le molte memorie di antichità che vi si vedono, come anco per le cose memorabili, che dal principio de la sua fondazione sono in lei fin a l’hora presente succedute, m’è parso cosa ragionevole di honestarla d’Historia particolare, e de alcune lodi quali si siano da me illustrata, mandarla in luce. Perché essendo parte di quell’inclita meravigliosa Città miracolo del mondo; che da tutti viene communemente celebrata e favorita, conciosia che fuori de le sue Paludi nata, qual vaga Ninfa o Nereide in questo solazzevole delitioso stagno specchiandosi, mostri prima di tutte l’Isola, a la vista di lei le rare bellezze, e agli occhi di coloro di verde lauro cinta s’appresenti, che da Terre aliene a la Città per le famose porte di Marghera, e LezaFusina passi principalissimi, e frequentatissimi se ne vengono, ogni ragion voleva che se il corpo de la Città da tante Hostorie illustrato, e le città e Provincie de chi è Regina, a stupore del mondo cotanto risplende, così le membra che sono l’isolette, e massime questa, dagli habitatori de la Città si frequentata e favorita, cominciassero con degli Encomi, e particolari Elogi, Libri e Historie ad essere mentovate …”

San Secondo era quindi considerato dai Veneziani un “Piccolo Paradiso Terrestre” intorno al quale barche e gondole andavano a sollazzarsi e prendere il fresco piacevolmente … Il Converso Frà Giacomo, invece, ha tramandato fra 1642 e 1645 la registrazione giornaliera delle pietanze che venivano servite ai Monaci.

In realtà i Padri Domenicani Predicatori (i potentissimi Padri Inquisitori di San Giovanni e Paolo o San Zanipolo) avevano comprato l’isola dal Senato della Serenissima per 250 Ducati, e piano piano provvidero a restaurarla del tutto immettendovi sei-sette altari usufruendo di un finanziamento di Padre Zaccaria da Luni (Lunensis)che fece costruire una nuova Fabbrica in grado di ospitare fino a 30 Religiosi … Si fece riconsacrare la chiesa da Angelo Barone dei Padri Predicatori che era stato Priore di San Secondo in precedenza nel 1590 … e i Frati interagirono e disputarono non poco con gli organi della Serenissima che mise lo zampino sull’isola istallandovi una delle sue tante “polveriere” sparse per la Laguna … Nei tempo seguenti laFabbrica di San Secondo andò a Processo con Orsetta Riva erede del Signor De Li Grandi Gerardo Sacrestano, e si litigò contro Stefano Comasco per una bottega ad uso di Tintoria sita in San Geremia di sua ragione.

Nel 1630-31, gli anni della terribile Peste della Madonna della Salute, l’isola di San Secondo come quella di San Giorgio in Alga eSan Cristoforo dovevano essere destinate in applicazione delle disposizioni dei Provveditori alla Sanità a zona per “lo spùrgo de le ròbe”. Vinse però la risoluzione di ospitare nella Foresteria dell’Isola la famiglia dell’Ambasciatore di Francia che in città aveva già subito una decina di lutti. In cambio, alla fine della pestilenza, il dignitario offrì ai Frati 50 bei Ducatoni Veneti.

Nel 1661 il Monastero di San Secondo possedeva una rendita annuale di 96 Ducati proveniente da affitto d’immobili siti in giro per Venezia. e disponeva di diversi capitali versati in Zecca … Tre anni dopo si seppellì a San Secondo un altro personaggio singolare: ilPadre Basilio Pica Domenicano Osservante originario di Napoli, zelante Predicatore, dichiarato anche Cittadino Veneto, che era venuto a Venezia appoggiato dal Nunzio Apostolico e con una patente di Priore. Inizialmente per la sua abile loquela e simpatia fu amatissimo dai Veneziani, ma giunto come inviato del Papa a San Domenico di Castello (sede della Santa Inquisizione) intendeva sfrattare dal Convento tutti e 35 i Frati Predicatori e Inquisitori appoggiato dal Legato Apostolico residente a Venezia … Giunto, invece, nell’isola di San Secondo aveva fatto esonerare il Priore Simon Salvetti reo di non applicare a sufficienza il “digiuno da carne e l’Osservanza” mettendosi al suo posto.

I Frati Domenicani Veneziani si rivolsero subito al Senato della Serenissima: figuriamoci !

“Quel Frate Napoletàn al di là delle apparenze xe vegnùo a Venezia a comandàr in nome del Papa de Roma !”

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Non si sarebbe mai permessa a Venezia una cosa simile. Infatti a Fra Basilio Pica fu impedito per mesi di rendere operativa la sua carica di Priore … perciò dovette andarsene da Venezia, ma vi tornò a 53 anni per ritirarsi a morire nella stessa isola di San Secondo dove venne sepolto. A Roma nel 1672 lo considerarono “un mezzo Santo”, perciò il Papa ordinò al Priore di San Secondo che il suo corpo venisse riesumato e seppellito al centro della chiesa con grande onore.

Chissà che fine avrà fatto quella tomba così insigne ?

“… produce il terreno di quest’isola ottimi frutti, e vi sono l’Uve di Pergola d’ogni sorte delicatissime al gusto, ma la Brunesta, il Giubebo, l’Uva Marina, Moscati bianchi e neri,e Merzemine eccelentissime … Oltre che vi sono i Peri, Pomi dolci, Pomi Cotogni, Armoniache, Persichi, Marabolani, Susini d’ogni sorte, Bromboli, Fichi, More nere, Amandole, Giuggioli, Olive, Avellane, Uva Spina, e vìho veduto de le Sorbole. Lascio gli Alberi communi, la Salice, il Popolo, l’Elera, il Sambuco, e altre piante simili de quali n’habbiamo in questi horti, ma vengo a le piante nobili del Cipresso del quale dicono gli Antichi essere consacrato a Plutone Dio dell’Inferno, albore in Italia forastiero, che difficilmente in queste parti se mantiene, e di lui natura in guisa di piramide cresce a grande altezza, piantatao in quest’isola, si come io l’anno passato ne ho fatto prova di due piante, mirabilmente s’alligna. E vi sono Albori da Bacche e da fiori di diverse sorti, il Lauro consacrato ad Apolline, e honorato da Giove, il Mirto, il Busso, la Marteletta, i Melogranati, l’Euonimo Silio, e Lothocapillato, da Teofrasto e Plinio molto celebreati. Vi nascono oltre l’herbe communi de gli horti, herbe odorifere di ogni sorte, etiandio le Zucche, Melanzane, Anguri, Cucumeri e Pepone quando vi sono allevate; ma il Rosmarino vi si fa meraviglioso. Et ho provato che vi nutre benissimo ogni sorte e fiori nostrani, e forestieri, i Tulipani, Sincadami, i Giacinti di diverse sorti, e altri fiori pellegrini e belli. Ma oltra le Rose, Gelsomini, e Garofoli, vi è una specie di Gelsomini azurini che nascono da se stessi, e vi sono Semplici da la Natura prodotti che hanno del singulare, i Papaveri dìogni sorte, la Malva arborea, la Sassifragia, la Dragontea, il Nardo, l’Aneto, l’Iride, Sepreviva, Perforata, Elera Felix, Leadri, Capillo Venere, e vi furno vedute anco la Reguaritia, e la Madragora …” descrive ancora l’isola il Priore Fra Domenico Codagli delli Orzinovi.

Dal 1686 l’isola di San Secondo divenne Collegio per i Chierici dell’Osservanza Domenicana ma soltanto per 3 anni … Nel 1692 si rinnovò la Cappella di San Secondo ancora indebolita dall’antico incendio … e due anni dopo ancora, Padre Daniele Danieli compilò un nuovo Catastico dell’intera isola di San Secondo … I Frati di San Secondo tenevano scritture e disegni sui beni, terre e appartenenze di pertinenza del Convento poste nelle vicinanze di Chioggia, e atti stipulati dalla Congregazione Regolare dei Frati di San Secondo, compilavano costantemente tutta una serie di Libri Mastri, Quaderni di Cassa del Convento, Giornali e “Registri di Spesa, Riceveri e Dare e avere” della stessa Fabbrica e del Convento … tenevano inoltre scritto nel Libro delle Decime Private e del Clero quanto versavano di tasse alla Chiesa … e registravano viceversa la Tassa che il Convento di Cividale pagava ogni anno a San Secondo insieme a una corresponsione annuale di 867 Messe da celebrare che era obbligato a corrispondergli … Accanto a tutto questo i Frati segnarono nel Libri le “fatture” fatte eseguire in detto Convento, e segnarono puntualmente nei Libri di Crediti e Debiti del Sindaco e Amministratore del Convento, nel Libro della Commissaria Giettaistituita a favore del Convento al 1646 al 1666, e i Livelli a debito del Convento di Contarini Taddea, dell’Ospedale degli Incurabili, e deifratelli Scarpa … senza dimenticare di raccogliere gli “Istrumenti e altre carte circa la lite fra San Secondo e il Pio Loco delle Penitenti di Venezia dovuta ad annua corresponsione dovuta dal secondo al primo”.

Diversi Testamenti vennero redatti a favore di San Secondo da parte di: Marco Bragadin (1601), Carlo Gela (1663), don Giacomo Lioncini(1632), Girolamo Moro (1672), Pietro Dal Negro (1663) e Lorenzo Tetta (1662) … Oltre a questi s’istituirono diverse Mansionerie di Messe pagate al Monastero da Franceschina (1644), Cecilia Lion(1653), Paolo Dandolo (1656), dai fratelli Zen (1567), Bernardino Fabbris (1677), Giobatta Bettini (1680), Chiara De Livis (1680),Girolamo Negroni (1686), Bortolo Petrogalli (1689) ed Elisabetta Memmo (1692).

Quando i Frati Domenicani Inquisitori e Predicatori acquistarono l’isola dal Senato della Serenissima sapevano bene quel che stavano facendo, perché con quella semplice mossa e con la spesa di poche centinaia di Ducati entrarono in possesso per secoli di una grossa e lunga lista di beni:

___Terre e case nella Contrà del Luprio nel Sestier de Sancta Croxe.

___Terre e case in Contrà de San Geremia, de San Marcilian, e de Sant’Ermagora (San Marcuola) nel Sestier de Cannaregio dove prima c’era una salina.

___Terre e case in Contrà de Sant’Agostin nel Sestier di San Polo.

___Terre e case in Contrà de Sant’Angelo e San Vidal nel Sestièr de San Marco.

___Terre e case in Contrada de Santa Margerita nel Sestier de Dorsoduro.

___Saline a Chioggia nei Fondamenti Asinina Vetere, Pietro Mauro e Sablòne, Aselina Maggiore, Brombèdo, Porto Gambarària e Tombàstrio, e terre e case a Chioggia, Panigàle e Suricàle.

___Terre e case a Monte Paolo, Calle Rundula e Castello.

___Terre e case ad Ultra Canale e Rivo de Venecie.

___Nella Padovana: proprietà e diritti in: Saccisisca, Fossa di Lòvolo, Prata, Ramello, Cavidolo, La Coa dei Pradi, Orte, Vignale, Gallinaccio, Pudiniga, Riva, Tognana, Ardoneghe, Arzerello, Carobbio, Castello, Conselve, Cazzeniga, Da Stangào, Marimonda, Brùgine, Paigna, Vigo di Rovea, Arzere, Ca’ Zen, Sponda, Campagnola, Cazzegògno, Corbellàro, Ponte, Teggia e Boschetto.

___Nella Trevisana: proprietà e diritti in: Tòvero, Torre, Martellago, Peràga, Mercuràgo, Torrello, Campodòvolo, Maerne, Trevignano, Favaro, Scortegàra, Zelarino, Zero, Val di Schedo.

___Case a Mestre in località Castel di Mestre e Ponte Longo, Borgo dell’Ospedale di Santa Maria, Borgo San Lorenzo e Porto di Mestre.

___Un allodio a Capodistria

___Alcuni beni nel Bresciano.

Inutilmente le Monache “cacciate” e spedite alla Giudecca provarono a recuperare il controllo di tutto quel patrimonio di San Secondo: nel 1538 una sentenza definitiva del Vescovo Giacomo Pesaro attribuì ai Frati il pieno controllo e la libera gestione di tutta quell’ingente sostanza.

Ancora nel 1712 il Monastero di San Secondo possedeva una rendita annuale di 257 Ducati (diventati 311 nel 1740) proveniente da affitto di immobili siti in Venezia … Tre anni dopo si provvide a redigere: “un novo Catastico della Sacrestia del Convento e di tutte le suppellettili che in esso si contengono” … nell’agosto 1719 il Proto Andrea Tiralirilasciò una scrittura per un restauro della Foresteria di San Secondoper la spesa di 217 Ducati … Poi avvenne la: “Vendita fatta dal Magistrato dei Governatori alle Entrade Pubbliche di una casa sita in Calle dei Fabbri dietro domanda avanzata all’Aggiunto Sopra ai Monasteri dai Padri di San Secondo” … Nello stesso tempo giunsero altri testamenti, lasciti e nuove Mansionerie a favore del Monastero:Giobatta Erizzo (1712), Margherita Berlan (1719), Santa Picciolo(1726) e Pietro Movani (1729).

Nel luglio 1734 s’incendio di nuovo l’isola: “… caddero nel campanile, sacrestia e chiesa di quest’isola due saette nel spazio di mezzo quarto d’ora con pericolo manifesto di restar colpiti tre Religiosi e due Secolari.”  … e si provvide a un “Inventario Nuovissimo della Sacrestia” in concomitanza con gli ulteriori lasciti di: Stefano Bellini (1741), Graziosa Ferri (1741), Maria Giacomin(1742) e Lucia Sevazaiol (1762).

Nel 1753 il Muratore Mistro Nicolò Mauro su indicazione del Priore Gianbattista Contarini scavò nell’isola di San Secondo relazionando:“… ritrovamento di una forma de Fabrica che se a trovà soto tera nela isola de San Secondo nel chavar le fondamenta della chavana del Monastero e questa gera tre pie sotto comun del’aqua … diverse fondamenta de muri…con scalini numero cinque larghi sino a piedi cinque … due cuoriseli che formavano una porta … e un altro muro da parte del campo con volti soto a questo dipinti a frescho con fogliami e vari oseleti con sopra il suo salizo … piano interno gera di terazo marmorin ma desegnà … si espone la fabbrica con disegno …”

Nel giugno 1775: altro incendio ancora: “… un fulmine danneggiò notabilmente nell’esterno e nell’interno la torricella ove conservatasi 395 barili di polvere e per grazia della Beata Vergine del Rosario ed intercessione del glorioso martire San Secondo furono preservati i Religiosi, l’isola e la città …”

Per un pelo l’isola di San Secondo non venne cancellata dalla Laguna.

Fra dicembre 1788 e gennaio 1789 gelò tutta la Laguna, e i Veneziani costretti al gran disagio per la scarsità di provviste camminavano sopra l’acqua gelata fra Mestre e Venezia per lavoro e per divertimento. Passarono accanto a San Secondo “camminando sulle acque” sia il Corriere per Vienna che quello per Treviso, non mancarono gli incidenti mortali con un Chierico che annegò nelle acque gelate, e alcuni Facchini che sprofondarono mentre erano intenti a far rotolare delle botti di vino … ma ci fu anche chi si divertì non poco a “sbrissolàr a scavezzacollo sul jàzzo”, o a vendere ai tanti curiosi accorsi sul posto dei saporiti “Zalèti Veneziani”.

Nei secoli trascorsi l’isola era estesa quasi il doppio di quanto si può notare oggi ridotta a causa dell’erosione e dell’abbandono. Nel 1797, quando ancora la prima domenica di ottobre si celebrava in isola laFesta della Madonna del Rosario con una solenne processione che andava tutto intorno all’isola, giunse la Marina Francese che occupò l’intero perimetro. Dopo pochi anni i 5 Padri rimasti vennero sloggiati, e se ne andarono nel Convento dei Gesuati alle Zattereportandosi dietro la cassa dorata col Corpo di San Secondo.

Secondo La Cute, fra novembre 1806 e marzo 1807 fra i 17.363 volumi prelevati dalla Biblioteche di Venezia e inviati a Padova, c’erano anche quelli prelevati dall’Isola e Monastero di San Secondoinsieme ai volumi di San Giobbe (oltre 3.500), San Giorgio in Alga, San Domenico di Castello (oltre 2.000), San Nicoletto dei Frari, San Francesco di Paola, San Giorgio Maggiore (oltre 5.000), Sant’Elena, i Carmini, San Giacomo della Giudecca e San Pietro di Murano.Secondo i verbali delle confische e sequestri: la Biblioteca dei Domenicani di San Secondo in Isola possedeva un patrimonio di 2.647 libri che vennero raccolti in 5 casse. Di questi: 559 libri avevano un certo valore: 232 erano di pregio, 327 mediocri, mentre altri 2.088 furono venduti come scarti. (Altri 24.514 volumi Veneziani vennero considerati “scarti”, e perciò venduti dal Demanio assieme alle librerie che li contenevano considerate: “legna da ardere”).

In una gran confusione in cui, ad esempio, i Gesuiti venivano confusi dai Francesi con i Gesuati, tutti i libri e manoscritti interessanti che non vennero per tempo nascosti dai Frati o inviati altrove, vennero inizialmente concentrati nell’ex Monastero dell’Umiltà in Punta alla Dogana alla Salute, e lì selezionati e scelti dal Direttore Morelli per essere inviati alla Biblioteca Marciana. (Molti libri di pregio vennero trafugati e venduti dai molti che potevano allungare le mani liberamente).

Nel 1810 il neoinsediato Consiglio Municipale di Venezia chiese il ripristino delle segnalazioni acustiche e luminose dell’isola di San Secondo che guidavano i naviganti in caso di nebbia e scarsa visibilità aboliti dai Militari: “…mentre in precedenza i Padri che vi dimoravano tenevano sempre delli segnali ed accoglievano urbanamente li passeggeri.” … Tuttavia nel gennaio 1815 il Convento e la terra di San Secondo in Isola già affittata a Penso Antonio per 40:00 lire, erano segnati nella “Lista delle vigne, orti, beni da affittarsi dalla Direzione del Demanio di Venezia” nei giorni d’asta 12 e 16 febbraio seguenti.

Fra 1824 e 1847 venne demolita la chiesa e l’isola venne trasformata in fortino di forma ottagonale, ossia in Presidio, Caposaldo e Avamposto Militare della Linea Difensiva di San Marco atto a proteggere e “battere” con le sue artiglierie il Ponte della Libertà e San Giuliano proteggendo Venezia da un’eventuale invasione nemica di Terraferma. Nel 1848, infatti, l’isola venne pesantemente presa di mira e bombardata dagli Austro-Ungarici.

Esistono epiche quanto triste descrizioni storiche dell’assedio Austriaco subito da Venezia, così come della sua strenua resistenza e difesa fatta di atti coraggiosi ma anche di qualche sprovvedutezza.(Provate a leggere, solo ad esempio: “Venezia nel 1848 e 1849” diAlexandre Le Masson stampato a Lugano nel 1851 presso la Tipografia della Giovane Svizzera.  Si può scaricare liberamente in pdf da Internet, ed è un’interessante cronaca della nostra Storia di quegli anni.)

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L’isola di San Secondo “messa in stato di difesa” accanto all’accesso del Ponte in parte interrotto e demolito verso la Terraferma(abbattuti 17 pilastri e archi con un taglio di 250 metri), fu proprio “il cuore” della linea difensiva Veneziana. Insieme alla Grande Batteria di Sant’Antonio detta la “Piazza Grande” che imboccava il Ponte per tutta la sua lunghezza, e a “numerosi bastimenti armati e barche cannoniere posti a scaglione intorno al ponte, e a una flottiglia armata a guardia dei canali che batteva da tutte le parti” formò un argine invalicabile per gli Austriaci che vennero respinti anche di notte mentre tentavano sfortunate sortite durante le quali ben 60 soldati volontari si videro rigettati morti in Laguna.

La Batteria di San Secondo inizialmente armata con cinque pezzi, arrivò ad ospitarne ben tredici … Anche se i Veneziani erano armati approssimativamente rispetto gli Austriaci, di certo non inviarono“carezze” verso gli appostamenti nemici, che da parte loro inondarono Venezia con 23.000 palle di cannone, ossia quasi mille al giorno, provocando però solo tre morti e una trentina di feriti. Venezia si arrese alla fine perchè rimasta quasi senza farina e in preda al colera, e alla fine gli stessi Preti che avevano cantato nellaBasilica di San Marco inneggiando all’indipendenza di Venezia, cantarono il solennissimo Te Deum di ringraziamento quando gliAutriaci con Radezsky entrarono ad occupare Venezia. L’opportunismo è sempre stato una delle doti principali della Chiesa … per il bene dei Fedeli s’intende ovviamente, mica per il suo … Eh !

All’inizio del 1900 l’Isola di San Secondo venne utilizzata dallaSocietà Cellina come luogo di passaggio e controllo del nuovo elettrodotto che raggiungeva la Contrada di San Giobbe a Veneziapartendo da Campalto …  Poi iniziò l’epoca delle concessioni dell’isola, che venne data prima a un tale Zangrando ex Macellatore della Contrada di San Giobbe, e poi a un Gambirasi con moglie e parecchi figli che gestirono l’isola dal 1904 al 1930.

Durante il periodo bellico, l’isola di proprietà del Demanio Pubblico venne usata dalla Junghans ufficialmente come Fabbrica di Fuochi d’Artificio, mentre in realtà caricava d’esplosivo bombe e mine che fabbricava alla Giudecca.

Dopo la guerra si tornò a dare l’isola di nuovo in concessione a un custode: “Nonno Mario” Vianello, fu fino al 1961 l’ultimo custode-ortolano ad abitare e gestire l’isola di San Secondo detta anche “Isola delle Vacche”. Abitò l’isola, infatti, con moglie e figli per 10-15 anni, e per arrotondare il magro stipendio, allevava animali da cortile e mucche olandesi di cui vendeva il letame ai Veneziani, e soprattutto il latte a una signora che faceva burro e ricotta nel vicino l’ex Macello di San Giobbe.

Oggi “San Secondo è un’isola che non c’è.”, come si è scritto di recente e non a torto su di lei. Infatti, solo qualche iniziativa un po’ originale (Progetto “Terra Terra” del 2015 dell’Opera Bosco Museo di Arte nella Natura) l’ha richiamata flebilmente alle cronache salvandola per un poco dall’oblio totale che avvolge molte isole della Laguna di Venezia probabilmente per sempre. Ogni giorno andando a lavorare a Mestre e ritornando poi a Venezia “buttò l’òcio” su quel che resta dell’isola di San Secondo che oggi è solo un silenzioso grumo di verde selvatico impiantato nella Laguna.

So però che ha avuto anche lei una Storia maiuscola e curiosa.

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“Le Mùneghe dell’Isola di San Secondo … nella Laguna di Venezia ovviamente.”ultima modifica: 2017-03-20T04:37:02+00:00da venezia555
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