feb 12, 2016 - Senza categoria    No Comments

Scrivere …

alberi
Scrivere un libro … è andare da qualche parte, dove quella certa luce vaga lontana ti attira e chiama. Non sai neanche tu di che cosa si tratti, e che cosa ci sia oltre quella strana linea degli alberi. Senti soltanto che lì dietro si sta muovendo qualcosa … ed è un qualcosa che attira la tua curiosità in maniera irresistibile.
E’ come si lì ci fosse qualcuno che ti chiama, ma non un qualcuno qualsiasi, la solita voce familiare che conosci bene e che puoi anche ignorare o fingere di non sentire. Quello che ti attrae e calamita di là è una sensazione suadente, una sorta d’appuntamento fascinoso, un qualcosa di sconosciuto e nuovo che andrà ad aggiungersi a quella fame irresistibile e mai sazia che un tempo provocavano in te le favole da bambino, o i racconti del nonno e dei vecchi che ti tenevano seduto e attento anche per ore.
Come non seguire quindi quel sentiero ? Non sarà facile resistere a quel richiamo … e tutto quello che vedrai, sentirai e percepirai oltre quel confine … dovrai assolutamente dirlo, raccontarlo … e scriverlo, perchè non è solo tuo … ma appartiene a tutti.
feb 11, 2016 - Senza categoria    No Comments

11 febbraio 2016

Gérard Antigny_Le petit pécheur sur pilotis

A volte mi sembra d’essere un fornaio di un tempo che impastava faticosamente e faceva lievitare il pane di notte … solo che io trascorro le notti a impastare, scrivere e districare parole. Spero che alla fine il “mio pane” sia almeno un poco profumato e croccante. Mi è sempre piaciuto fin da bambino andare in giro all’alba annusando l’aria che sapeva di pane appena cotto e sfornato.

feb 10, 2016 - Senza categoria    No Comments

“SAN LODOVICO DEI VECCJ … E IL PRETE HA PRESO LE BOTTE.”

 ospizio priuli
“Una curiosità veneziana per volta.” – n° 88.
“SAN LODOVICO DEI VECCJ … E IL PRETE HA PRESO LE BOTTE.”
Tornando a raccontarvi un’altra curiosità Veneziana spicciola per volta, stavolta vi racconto di un posto che difficilmente riuscirete non solo a visitare ma forse anche a trovare. Si tratta di un angolo microscopico di Venezia, quasi invisibile mi verrebbe da dirvi, ma che possiede una sua microstoria curiosa il cui ultimo atto mi ha sfiorato proprio da vicino … quasi come un pugno tirato a vuoto.
Il piccolissimo Oratorio di San Lodovico in Calle e Corte dei Vecchi è dunque quasi impossibile da individuare, e sorge vicino a San Sebastiano nel Sestiere di Dorsoduro in fondo a destra della Corte e Calle a fondo cieco dei Vecchi. Un posto quindi dove devi andarci a posta, perché passando di là non si va da nessuna parte.
Tutto iniziò il 03 maggio 1569, ossia tre anni prima della morte del Nobile Procuratore di San Marco Ludovico Priuli figlio del Doge Girolamo. Come si usava all’epoca, costui legò per testamento una buona somma di denaro per edificare in Venezia l’ennesimo Ospissio-Hospedaètto costituito da almeno dodici camere, simbolicamente corrispondenti al numero degli Apostoli, con cui garantire il ricovero ad altrettanti vecchi Veneziani poveri: “… avvertendo de metter persone di bona vita, et senza fiòi ne mugièr, ma che siano Veneziani, over suditi della Serenissima perché in modo alcuno non vògio che siano dati … a persone di paese alieno, abenchè fossero stati anni trenta e più in Venezia.”
Il Priuli stese anche un apposito regolamento specificando quale sarebbe dovuto essere l’atteggiamento di costumi e vita che dovevano condurre gli ospiti dell’Ospizio, e in aggiunta al lascito garantì a ciascun ospite un’elemosina annuale di dodici ducati associata a un’equa fornitura di legna per scaldarsi e farina per cucinare.
Curiosa era una postilla testamentaria sottolineata dal Priuli. Cioè che: il piccolo complesso caritatevole dell’Ospissio affidato alla protezione della Procuratia di San Marco de Ultra,  mai sarebbe dovuto passare in gestione e tantomeno in proprietà di enti Religiosi, ma doveva essere mantenuto “in perpetuum” dalla gestione laica di un Priore della famiglia Priuli.
Questo infatti avvenne puntualmente fino a quando si estinse il Casato dei Priuli: il più anziano della Nobile Famiglia Priuli fece da Priore e Amministratore dell’Ospizio di San Lodovico fino al 1903 !!!… per quattro secoli.
Tuttavia, non definendosi affatto il Priuli: “pagàn e senza Dio” volle che accanto all’Ospizietto venisse edificato anche un piccoloOratorio dedicato a San Lodovico di Tolosa, ossia il suo Santo patronimico, e anche una caxetta destinata ad ospitare il Cappellano della comunità obbligato a celebrare la Messa e le Sacre Funzioni festive per gli ospiti e a presiedere: “quotidie”, ossia ogni sera alla recita del Rosario … il tutto per 14 lire al mese più l’utilizzo della caxetta.
Dopo la morte del Priuli si provvide immediatamente alla realizzazione del piccolo complesso che fu essenziale, per non dire poverissima: due piccoli corpi edilizi divisi da un’altrettanto piccola corte cieca e promiscua, e il gioco fu fatto. Da una parte l’ala rivolta a sud che comprendeva l’Oratorietto in cui Jacopo Palma il Giovanerappresentò sull’unico altare: “San Ludovico di Tolone e San Marco”, e l’alloggio del Cappellano a piano terra e primo piano; dalla parte opposta rivolta a nord nella calle denominata: Calle dei Vecchi, quattro alloggi per piano e due piccole corti laterali per ospitare i vecchi come voluto dal benefattore e fondatore Priuli.
 ospizio priuli 0
La Storia di Venezia di solito sempre ridondante e ricca, è, invece, avarissima di notizie circa quel piccolissimo Ospizio. Si sa soltanto che come tutti gli enti d’assistenza e carità di Venezia, caduta la Repubblica l’Ospissio venne incorporato nella famosa Congregazione di Carità, anche se i Priuli continuarono a gestirlo e soprattutto finanziarlo indirettamente secondo quanto previsto dalla volontà del fondatore.
Unica nota: in ricordo dell’antica chiesa confinante della Contrada di San Basegio, rasa al suolo all’inizio del 1800 dal Signor Napoleone & C., dal 1810 all’Oratorio, i cui ospiti continuavano a percepire ciascuno lire 4,70 mensili, si aggiunse anche il nome di San Basilio.
Il resto è storia di oggi. L’Ospissio dopo una sostanziale rifabbrica d’inizio 1900 divenne proprietà ECA e poi IRE, ed è stato restaurato a fondo di recente nel 1971. Alla data odierna è ancora attivo nel suo antico sito, e ospita ancora non 12, ma bensì 09 anziani maschi e vecchi in camere singole con angolo cottura e servizi igienici comuni.
Ultimo dato utile: le cronache Veneziane raccontano che il vicinoOratorio di San Ludovico, ora adibito ad ospitare saltuariamente mostre d’Arte Contemporanea, venne chiuso dopo la morte dell’ultimo Cappellano.
In verità le cose non sono andate proprio così, perché la chiusura definitiva dell’Oratorio è accaduta per un motivo diverso. Non è stato affatto chiuso perché è morto l’ultimo Cappellano, ma è accaduto piuttosto un abbandono dell’incarico, una ritirata un po’ alla maniera con cui un pugile sul ring da forfait dopo l’ennesimo round essendo finito malamente a tappeto.
Perché vi racconto questo ? … Perché l’ultimo Cappellano io l’ho conosciuto direttamente e di persona quando ho vissuto quella che alcuni definiscono la mia “bizzarra esperienza” come Prete nellaParrocchia dei Carmini di Venezia distante pochi metri dall’Ospizio Priuli, che in qualche maniera rientrava nella sua giurisdizione. Come vi dicevo, l’ultimo Cappellano dell’Ospizio Priuli non era affatto morto ma solamente arreso … Per questo, vista la modestia del posto, la scarsa significatività Religiosa moderna, e la scarsità di Preti in giro, il Cappellano non venne più sostituito, e il luogo religioso venne chiuso per sempre al pubblico.
 Gaia-Fugazza-Visuale-oratorio-San-Ludovico-Venezia-2
E’ andata così.
Eravamo i soliti quattro Preti seduti a pranzo e a tavola nella Casa Canonica dei Carmini. Contrariamente a quanto si diceva sempre circa i Preti buongustai, provavamo a spartirci un misero desco con lo stesso entusiasmo che può provare un naufrago in un’isola deserta priva di tutto. La fame c’era, ma non c’era, invece, niente di buono da mangiare sul piatto, che piangeva anche lui perché non era affatto pulito. Una miseria di pranzo, insomma, un convitto quaresimale e penitenziale … Ma lasciamo perdere, questa è un’altra storia.
Rassegnati lo stesso a far “buon viso a cattiva sorte”, fra una chiacchiera e l’altra, mi ritrovai a dire:
“Ho scoperto per sbaglio che in fondo alla Calletta dei Vecchi esiste un piccolissimo Oratorio, un luogo coccolo, scriccioletto, ma chiuso. Che è ? Come funziona ? … Perché non mi è stato detto niente al riguardo ? … Essendo così piccolo, incorporato e mimetizzato fra le case, mi piacerebbe molto portarvi dentro i nostri ragazzini e ragazzine per meditare insieme … come se fosse una chiesetta privata di casa … una specie di soggiorno allargato, una chiesetta di famiglia … come dovrebbero essere sempre le chiese.”
“Per carità ! Non toccare questo tasto !” sussultò sulla sedia uno dei tre Preti. “Mi hai fatto passare la fame.”
“Tu sei matto … come il solito … Vai a ficcanasare e immischiarti dove non dovresti … Ho un pessimo ricordo di quel posto.”continuò.
“Perché ? Che c’è di strano lì dentro ?” non ho potuto fare a meno di replicare.
Uno sorrise, abbassò la testa, e si accese la sigaretta … Il secondo Prete s’impegnò a ripulirsi la bocca già pulita scomparendo dentro al tovagliolo ed estraniandosi del tutto … Non rimase che il terzo, ossia colui che era stato coinvolto in questa storia. Perciò a malincuore iniziò a raccontarmi.
“A dire il vero e a voler essere precisini, l’Oratorio si chiamerebbe: Ospissio Priuli o Ospeal di San Lodovico dei Veci
intitolato anche a San Marco e San Basilio … Te lo posso indicare con certezza io che ne sono stato l’ultimo Cappellano nominato quando venni destinato e relegato come quiescente in questa zona alla fine della mia “gloriosissima” quanto inutile carriera.”
“Pendo dalle sue labbra … e dopo ?”
“Dopo … è semplice … Ho pensato di fare quello per cui ero stato nominato. All’inizio, giunto qui, sono andato a visitare l’Ospizio e soprattutto l’Oratorio … Una miseria, un abbandono totale … C’era il peggio del peggio: macchie d’umidità sui muri, tutto polveroso e abbandonato. Non c’erano neanche gli arredi sacri … una desolazione di posto.
Però non mi sono perso d’animo … Mi sono detto: “Sono il Cappellano e farò dunque il Cappellano.” … Perciò, visto che dovevo garantire l’assistenza spirituale a quelli dell’Ospizio ho provato ad andare a trovarli e salutarli per conoscerli e coinvolgerli in quelle che dovevano essere, almeno sulla carta, le nostre comune devozioni … Non l’avessi mai fatto !
Ho bussato alla porta dell’Ospizio per mezz’ora prima che qualcuno si degnasse di aprirmi … Poi s’è affacciato uno a una finestra di sopra, e vistomi col mio vestitone nero da Prete mi ha apostrofato:
“Che vuole ? … Qui non serve niente.”
“Ma sono il nuovo Cappellano dell’Ospizio !”
“Che cosa sei ?”
“Il Cappellano.”
“E allora ? … Che vuoi da noi ?”
“Le cose del Cappellano … Vorrei conoscervi e salutarvi … Parlare del Rosario serale e delle Messe …”
“Bisogna proprio ?”
“Non è che bisogni … Si potrebbe …”
“Va bèn … Vi apro … Però non so se c’è qualcuno..”  E sentii scattare la serratura della porta.
Perciò entrai nell’andito buio … ma non mi venne incontro nessuno. C’era silenzio completo, solo in lontananza sentivo qualche passo sopra alla testa, l’acqua che scorreva dentro ai tubi nei muri, e qualche scricchiolio sui pavimenti di legno … Ma di persone niente.
Provai allora a bussare a una delle porte: niente. Provai con la seconda: ancora niente. Arrivai alla terza: “Chi è ?” rispose una voce da dentro.
“Il nuovo Cappellano … Sono don …”
“E che vuole ?”
“Volevo conoscerla e salutarla.”
“Non ho tempo adesso … Ripassi un’altra volta.” E poi silenzio di nuovo.
Quarta porta: nessuno, così la quinta e la sesta: rumori interni, passi, cose che si spostano, una radio che suona … ma nessuno che s’affacciasse e mi aprisse la porta. Solo alla penultima porta uscì una persona malmessa e panciuta che con fare sbrigativo mi ascoltò un attimo prima di chiudere il discorso dicendo: “A va beh ! … Avvertirò Piero.” E sparì di nuovo chiudendo la porta del suo abituro da cui usciva un profumo di cotto, sudato e stantio che non voglio neanche ricordare.”
“Piero ? … Piero … E chi era sto Piero ?”
“Me ne uscii perciò un po’ avvilito, ma non arreso. Il giorno dopo sono tornato all’Oratorio è ho tirato la campanella del campaniletto microscopico. Mi è quasi venuto in testa un finimondo fra intonaci, sporco e escrementi di colombi e gabbiani: una schifezza, avevo tutta la tonaca imbiancata. Comunque feci la mia scampanata, accesi un paio di moccoli sull’altare e l’unica lampadina pendula, e mi predisposi a iniziare a pregare. La mattina stessa m’ero interessato a far eseguire una bella pulizia a fondo a tuti gli ambienti che sembravano disertati da chissà quanto … Ho messo all’opera l’intera squadra delle “Babbe fedelissime” della Parrocchia, e a mezzogiorno il posto sembrava un bijoux infiochettato, quasi rinato.
All’inizio non accadde niente … e non si presentò nessuno, perciò mi rassegnai a recitare da solo il Rosario sottovoce.
“Boh ? … Chissà se verrà qualcuno ?” mi sono detto.
Poi dopo una buona mezzoretta si è spalancata la porta e si è presentato lo stesso col pancione del giorno prima. Unica differenza: aveva addosso una maglietta rossa sbiadita medagliata di macchie e di unto come un reduce di guerra, e ai piedi un paio di zoccoli consunti che avevano visto di certo tempi migliori. Il pantalone, viceversa, era larghissimo, un due posti occupatissimo, ma altrettanto decorato e arioso … Una macchietta di persona, oltre che di abbigliamento!
“Ve serve un zaghetto per le oraziòn, Sjor Prete ?”
“E’ venuto a pregare un poco in compagnia ?” gli ho risposto cortese.
“Ma neanche per sogno … Sono Comunista sfegatato fin alla nascita … Non so neanche il Padre Nostro e l’Ave Maria … Figurarsi se sono interessato a queste cose … Non fanno per me … Però … Se mi da qualcosa potrei anche aiutarla ?”
“Come qualcosa ?”
“Ha capito giusto … Se mi fa un’offerta vengo a farle compagnia e a recitare le preghiere qui dentro insieme a lei.”
“Ma guarda questo !”
“Ma dai ! Che vuole che sia … Un’elemosina … Non dovete aiutare i poveri e i bisognosi voi Preti ?”
“Sì è vero … Però … pensavo che in questa circostanza …”
“E allora ci sta o no ? … Altrimenti ho altro da fare che rimanere qui ad ascoltarla per niente.”
Pensai: Uno meglio che nessuno … Perciò gli risposi di sì: “Vada per l’elemosina e le preghiere a pagamento.”
E i primi giorni tutto andò bene … Suonavo la campanella … Cominciavo … e dopo un po’ arrivava lui.  Sentivo il suo passo pesante avvicinarsi zoccolando nella calle, poi scricchiolava e cigolava la porticina, e entrava lui … Anche se fuori pioveva non mancava.
“Però !” pensai … “Fa proprio sul serio !”
Così andammo avanti per qualche giorno: ogni volta quello entrava, mi si sedeva dietro su una panca, e inevitabilmente dopo un po’ iniziava a russare. Solo quando mi sentiva alzarmi alla fine del Rosario, si avvicinava, e facendomi una mezza riverenza mi tendeva la mano … Per stringere la mia e salutarmi, pensai la prima volta. No. La stendeva aspettandosi che gli mettessi sopra l’elemosina pattuita.
E così accadde … Finchè un bel giorno non si presentò più nessuno.
“Sarà impegnato o indisposto.” pensai.
Il giorno dopo, nessuno ancora … Stavo quasi per andarmene via, quando si aprì la porta di botto, ed entrò: Piero. Almeno così disse di chiamarsi. Il famoso Piero era un omone maiuscolo, brusco quanto manesco … che venne difilato fin davanti al mio naso, e senza tanti complimenti mi ha detto:
“Sono Piero … E allora sta elemosina ?”
“Ma non la conosco !” provai a dire.
“Se non mi conosci … mi conoscerai … Damme un po’ di soldi …. O ti pesto come un tamburo.”
“Ma sono un Prete … Non hai rispetto per la veste ?”
Come risposta mi arrivò uno sganassone in faccia che me lo ricordo ancora oggi: Patapàn ! Una sbrèga a mano aperta che mi ha fatto rintronare tutta la testa.”
“Ti ha picchiato ?”
“Esatto ! … Patatitìn e patatòn ! … El me ghà petufà do volte de seguito … perché un attimo dopo mi ha detto: “E allora ? Arrivano sti schèi si o no ? … Ti me da qualcosa … o te devo copàr de botte ?” e così dicendo me ne tirato un altro con la man roversa e poi mi ha preso per gli stracci e mi ha sbattacchiato su per il muro come si fa con un tappeto da spolverare. Mi sono sentito perso. Perciò ho messo mano al portafogli e gli ho dato quel poco che avevo.
“Così poco ? … Domani torno.” mi ha detto uscendo e sbattendo la porta che pareva volersela portare dietro.
“Domani non tornerò io …” ho detto a me stesso lasciandomi afflosciare e cadere sui rivestimenti di legno del muro come se fossi un sacco vuoto lasciato in piedi. Avevo indosso i sudori della morte…. E ho continuato a ripetere inebetito non so per quanto:
“El me gha copà de botte … El me gha copà de botte! … come l’altro.”
“Copà de botte ?”
“Insomma … El me gha dà do bei stramusòni … El me gha spintonà e quasi buttà per terra.”
“Immagino che l’avrà subito denunciato sto Piero?”
“Macchè ! …Innanzitutto perché non era affatto Piero … Il vero Piero era un vecchio malandato e bigotto all’inverosimile … Il classico basabànchi superdevoto … Ma in quei giorni il vero Piero era chiuso a letto con una brutta influenza … L’altro che pagavo non l’ho più visto … e il finto Piero non ho la minima idea da dove sia sbucato fuori … di certo non apparteneva agli ospiti dell’Ospizio.”
“Che strazio de storia ! … Io sarei andato dritto dai Carabinieri.”
“Sì ? Ma a denunciare chi ? … No …  Quell’uomo el me ghà fatto peccà … (mi ha fatto pena) … Era di certo un pover’homo pien de dispiaceri … Un violento alterato … Forse un delinquente pericoloso incorreggibile e da lasciar perdere … Però l’ho fatto anche per un altro motivo.”
“E sarebbe ?”
“Quel giorno sono rimasto a ripetere a lungo: El me gha copà de botte! … come l’altro … Come l’altro. Infatti, m’è venuto in mente un episodio che ho letto nelle memorie dell’Oratorio … Prima di me era già capitata la stessa cosa in precedenza a Prè Dario Bonviso, Cappellano dell’Ospizio, che venne anche lui malmenato da un ospite prepotente e ubriaco dell’Ospizio Priuli … anche lui durante la Messa … anche lui senza motivo … e anche lui senza presentare denuncia … Sai come ha commentato quella sua avventura: “Vorrà dire che in questo modo farò penitenza dei miei peccati.” Ho pensato perciò la stessa cosa … Ma ti dirò di più … Neanche quello è stato l’unico pestato dell’Oratorio … Sembra che prima di lui sia accaduta la stessa cosa a un altro e a un altro ancora … Perciò stai attento: è destino dei Cappellani dell’Ospizio Priuli d’essere malmenati … Il prossimo potresti essere tu se andrai a mettere il piede lì dentro. Hai capito adesso come è andata la storia ?”
 ospizio priuli 13
Secondo voi ci sarò andato nell’Oratorio di fronte all’Ospizio portandoci ragazzine e ragazzini ?
feb 6, 2016 - Senza categoria    No Comments

“E ALLORA STO’ LIBRO ? … ARRIVA O NON ARRIVA ?”

Gérard Antigny 17

 “E allora sto nuovo libro ? … Arriva o non arriva ?” mi ha chiesto un altro collega sgambettando fra un lavoro e l’altro.
“Aspetta un attimo, che ci sono quasi.”
 
“Lo regali anche stavolta come tutte le altre volte?”

“Ecco che cosa interessa a voi … Che sia gratis !”
 
“E ciò ! …Non vorrai mica che vada a spender soldi per comprare un libro ! … Se me lo regali è tutto diverso … Potrebbe anche piacermi.”
 
“Italiani … Brava gente … Sempre uguali … Non so se anche stavolta potrò regalare l’ebook nei primi giorni … Se sarà possibile lo farò di certo.”
 
“Ma puoi regalare anche quello di carta ?”
 
“No. Quello non c’è scampo … Lo si può solo comprare tramite Amazon.”
 
“Ho letto che stavolta parlerai di Piante ? … Hai per caso qualche parente fioraio da pubblicizzare ?”
 
“No … Dai non banalizziamo la cosa del tutto … E’ che si pensa sempre che le Piante siano esseri insulsi privi di significato e con poche cose da mostrare … Pensiamo solo ai profumi e ai fiori e basta.”
 
“Beh … in effetti è così. Le Piante sono spesso sinonimo di omaggio o di cosa bella da vedere … Regali un mazzo di fiori a una bella donna … o invii una pianta in qualche occasione importante … Oppure riempi la chiesa di fiori per un matrimonio o un funerale … E’ così di solito.”
 
“Visto ? … Vedi che ho ragione … E’ una visione riduttiva, perché sulle Piante c’è dell’altro da dire e pensare.”
 
“Si … Lo so … Ogni pianta e fiore ha un suo significato … Rosa rossa è simbolo d’amore, quella gialla mi sembra sia gelosia … e il resto non mi ricordo …”
 
“Non c’è soltanto questo … Sulle Piante esistono tante cose che non sappiamo, e che soprattutto non sospettiamo di loro.”
 
“Non mi verrai mica a raccontare che un Geranio geloso ha ucciso una bella Ortensia ?”
 
“Spiritoso ! … Ma qualcosa del genere esiste per davvero. Ci sono cose sofisticate da raccontare sulle Piante. Il nuovo Libro consiste in una lunga serie di storie accadute a Venezia e dintorni …”
 
“Eccolo qua ! … Lunga serie di storie … E te pareva ? … Storie lunghe come il solito … Un altro malloppo grosso da leggere ?”
 
“Per forza … Altrimenti non sarei più io …Sono storie in cui i protagonisti ne combinano di diversi colori … ma i veri registi che ispirano tutto sono le Piante.”
 
“Inquietante !”
 
“Sì … Sono loro che dietro a tutto tirano i fili … Anche se sembrano solo impotenti e ornamentali … Nell’ignoto, invece, tessono una storia parallela alla nostra che ignoriamo.”
 
“Maria Virgola ! … Ti me fa impressiòn ! … Dovrò stare attento ai fiori che ho nei pittèri sul balcòn !”
 
“Le Piante anche se sembrano esseri inferiori passivi e poco interessanti, sono ovunque e la sanno lunga … anzi, lunghissima … Inseguono un loro progetto e disegno.”
 
“Aneme dei me morti ! …Me sento già osservà e tenùo d’occhio dalle Piante … Non me l’aspettavo !”
 
“Vedi ! … Le cose non sono mai come sembrano!”
 
“Non avrai mica scritto una roba da prendere il sonno ?”
 
“Può darsi … Me lo dirai tu se riuscirai a leggerla …In ogni caso, se così fosse, farei un servizio a tutte quelle persone che soffrono d’insonnia.”
 
“Va ben dai … Me toccarà vardarlo … Ti me gha messo curiosità … Spetta un attimo ! … Me sona tutto ! … Xe el telefono … el cellulàr ! Chi xe che rompe ? … Ah no … Xe a me vecja ! … Pronti ! … Chi parla ? … Cosa volla Sjora ?”
feb 5, 2016 - Senza categoria    No Comments

“GIRA LA BARACCA … GIRA, GIRA !”

giostra

“Aah ! Aah! … Aah ! Aah!” usciva fuori da una stanza in penombra.
“Aah ! Aah !” ripeteva di continuo riempendo il silenzio della corsia buia dell’ospedale. Non era affatto una risata, ma un secco lamento continuo … ripetuto molto, quasi il ritornello di una lugubre e drammatica canzone.
“Aah ! Aah ! … Aah ! Aah !” l’ho intravisto ripetere passando davanti alla sua stanza … Il suo mondo era ridotto a quel rantolio finale inframezzato solo dal gorgoglio dell’ossigeno dentro all’umidificatore e da qualche apnea che ristabiliva per poco la solita quiete immobile e notturna.
“Aah ! Aah ! … Aah ! Aah !” mi è rimasto in testa stamattina. Lo ripeteva di continuo … in un giochetto tragico d’assenza e presenza. Non potevo fare a meno di ascoltarlo: “Aah ! Aah ! … Aah ! Aah !” si sovrapponeva al fruscio della mia giacca e allo scricchiolio delle scarpe sul pavimento lucido.
“Aah ! Aah ! … Aah ! Aah !” ho sentito ripetere un’ultima volta mentre ho richiuso la porta del corridoio deserto imboccando le scale.
“Che fatica che si fa a volte a morire.” ho pensato.
“E che ti aspetti di diverso da un ospedale ?” mi sono risposto dentro. “Credi forse di trovare colorati balletti perché siamo a Carnevale ?”
“Aah ! Aah ! … Aah ! Aah !”: questa è la realtà vera. Esiste anche questo … Lo sai bene ormai.”
 
Infatti, anche se sono trascorsi molti anni da quando ho iniziato a fare questo mestiere, non mi sono ancora abituato e non sono diventato capace di trovare e prendere le giuste distanze da queste situazioni … Ignorarle poi ? … E’ del tutto impossibile, e non solo per la professionalità.
“Aah ! Aah ! … Aah ! Aah !” mi si è ripetuto ancora dentro.
“Basta adesso !” ho deciso. “Volto pensiero !”
 
Qualche minuto dopo, entrato nel mio solito reparto, ho scoperto in alternativa che i due gatti rossi soriani dagli occhi rossi accesi sono rimasti sopra al letto per tutta la notte: …“Per questo non sono riuscito a dormire … Ho fatto di tutto per mandarli via … Però erano sempre là … A fissarmi senza stancarsi … Perché non mandate fuori quei gatti quando si fa sera ?”

E’ brutto vivere dentro alle allucinazioni …
 
“Ciao Tommaso ! … Ah ? … Non sei Tommaso ? … Pensavo di sì … Ti ho già visto da qualche parte, credo qui dentro … Tu ti ricordi di me, vero ? … Io, invece, non ricordo più bene come ti chiami … Matteo ? Rodolfo ? O forse sei Lorenzo ? … Una volta mi ricordavo distintamente tutto … Adesso … porta pazienza … mi sto dimenticando tutto di tutti … Sto perdendo la testa oltre a tutto il resto.”
 
Accade e si ripete ogni giorno la stessa cosa: riempi lo stipetto dello spogliatoio con i tuoi vestiti, e te ne esci zoccolando con la divisa blu da Infermiere indosso … Poi farai più tardi il contrario, e tornerai ad indossare la tua “maschera da fuori”,quella di sempre, quella ovvia della così detta normalità.
E’ tutto un “cava e rimetti”, un Carnevale esistenziale che dura una vita intera.
“Gira e rigira la ruota, Biondina l’amore, la vita godere ci fa !” cantava tremula a mezza voce una nostra paziente stamattina seduta in carrozzina facendo ruotare insolitamente un arcolaio da lana nella sua stanza.
Avete capito bene: un arcolaio da lana, accade anche questo in ospedale.
“E’ l’unica cosa che so fare nella vita … Ho vissuto novant’anni filando lana, sferruzzando e facendo sciarpe, giacche, cappelli e maglioni … Non ho fatto altro … Però posso dire d’averne fatte di tutti i colori !”
“Sei arzilla e vispa oggi … Sjora Elsa !”
“Che cosa vuoi che faccia ? Che mi lasci prendere sempre dalla malinconia e dai dispiaceri ? … Capita spesso, lo so, ma ogni tanto riesco a buttare via tutto e cantarci sopra.”
“A novant’anni forse è la cosa migliore da fare … Ormai quel che si doveva vivere s’è vissuto … Quindi conviene prendersela comoda e provare a stare sereni.”
“E’ facile da dire, ma è difficile da fare perché gli acciacchi e i malanni si fanno sentire … e non puoi dire che è bello finire in carrozzina a farsi aggiustare in ospedale … No ?”
“Eh … Comunque, dai … E’ qui che me la canta …”
“La vita è una giostra …Una baracca che suona e gira … Bisogna salirci sopra e farla girare … La conosci l’altra canzone … La cantava sempre il mio povero marito: “Gira la baracca, gira gira, fuori mezza lira, fuori mezza lira…”
La conosco … La conosco anch’io … è una vecchia canzone … vecchissima: “Come farò ? Pagherò … Pagherò … Se non ne ho ?”
“Pagherò ! … Pagherò ! … Al mio ritorno … Al mio ritorno …”
“Come farò ? Pagherò … Pagherò … Al mio ritorno ti pagherò !”
“Pagherò ! … Che bella canzone allegra … Stefano. Mi fa ripensare alla mia giovinezza e a mio marito … Che bei in giostra che mi ha fatto fare ! … Ah … ah … ah !”
 
“Aah ! Aah ! … Aah ! Aah !” di qualche ora prima mi è tornato in mente uscendo dalla stanza. Si assomigliano molto scrivendoli … sembrano la stessa cosa, anche se sono l’opposto. E’ ingannevole a volte la parola e la scrittura.
Però quella nonnetta mi ha svelato ancora una volta il trucco del vivere: bisogna andare incontro a quel fatidico “Aah ! Aah !” provando a sorridere e cantare lo stesso, ripensando al tanto che si è vissuto mentre la “Giostra girava”.
feb 3, 2016 - Senza categoria    No Comments

“CHE C’E’ SOTTO ALLO ZATTERONE SEGRETO DELLA CHIESA DELLA SALUTE ? … A VENEZIA OVVIAMENTE.”

03_“CHE C’E’ SOTTO ALLO ZATTERONE SEGRETO DELLA CHIESA DELLA SALUTE … A VENEZIA OVVIAMENTE.”

(terza e ultima parte)
Come sapete bene meglio di me, la bella storia della Salute per i Veneziani è una storia importante che s’è dipanata lungo i secoli, e continua ancora oggi in maniera densa e sorprendente.
Anche la faccenda del “Zatteròn dei Pali con la sua cripta” è nata ben prima di me, e ha fatto arrovellare ben più di qualche persona per diverso tempo. Parlarne non è affatto una sorta di caccia al tesoro da “Indiana Jones di noialtri”, ma si tratta di provare a “mettere il naso” in qualcosa che è Veneziano al pari di tante altre curiosità nostrane.
Trascorso un po’ di tempo da quelle vicende che ho già provato a raccontarvi, ho pensato bene di provare a documentarmi un po’ di più sulla Salute e la sua ipotetica “Cripta dei Pali”. Di certo nel Seminario non mancavano le opportunità di andare a leggere e cercare dentro alle sue famose Biblioteche Vecchie e Nuove, e già che c’ero ho pensato bene di andare anche a ficcanasare fra le scartoffie dei vecchi Preti ricercatori.
Sapete però come va a finire di solito “Il fai da te” … Non ho trovato niente. O meglio, sono finito col trovare contro ogni mia aspettativa un paio di cose che … (sarò anche un Veneziano romantico e un po’ sensibile) mi hanno fatto praticamente commuovere.
La prima era un elenco tremendo e drammatico la cui consistenza e chiarezza mi lasciò senza parole. Mai nella mia mente avevo quantificato così in dettaglio e chiarezza le conseguenze di quell’antica pestilenza che aveva visitato Venezia:
madonna della salute (5)
 
“Fra il 26 ottobre 1630 e il giugno 1631, a Venezia si contarono come morte di peste: 3.901 persone a ottobre, 11.966 a novembre, 6.069 a dicembre, 1.483 a gennaio e circa altrettante in tutti i mesi seguenti fino ad arrivare alle 2.199 di aprile e le 2.035 di maggio. Solo da giugno il numero iniziò progressivamente e lentamente a scemare … ma poco più tardi riprese di nuovo a prosperare come secondo atto di un’orribile quanto tragica commedia. Fu di certo un immane mattanza, un’immensa tragedia vissuta a Venezia di cui solo vagamente si può percepire i contorni.
A fine ottobre 1631 si conteggiò un totale di 46.536 Anime defunte a Venezia, a cui andarono aggiunte altre 35.639 persone morte nelle vicine isole di Murano, Chioggia e a Malamocco in fondo al Lido.
Le relazioni dei Pizzegamorti e dei Magistrati alla Sanità della Serenissima dichiararono di 82.175 il totale definitivo di quel lutto mostruoso, e fra questi distinsero i morti in: 11.486 donne da parto con i loro figlioli, 5.043 donzelle da marito o da monacare fra i 14 e i 25 anni, 9.306 putti, 29.336 donne, 1.129 Preti e Frati, 25.208 Mercanti e Artigiani, 450 Ebrei, e solo 217 Nobili perché la maggior parte di loro era fuggita lontano da Venezia.”
Il secondo documento su cui ho posato gli occhi era, invece, la descrizione di una scena che mi fece allo stesso tempo venire i brividi e provare un’intensa tenerezza.
Le cronache Veneziane dell’epoca della peste raccontano, che quel giorno dentro alla chiesa di San Marco il Doge Nicolò Contarini depose il mantello dorato inginocchiandosi sul nudo pavimento. Poco più tardi si tolse dalla testa anche il Camauro, uno dei simboli del suo grande potere di Serenissimo della Repubblica, e dopo essersi asciugato la fronte chiuse un attimo gli occhi rimanendo il silenzio.
Quell’uomo non era affatto un credulone sempliciotto, ma era un furbo e acuto uomo politico, uno degli uomini più potenti del Mondo di allora “capaci di fare alto e basso” delle sorti di molte genti. Considerata com’era ridotta la sua Venezia, e a quale infimo stato fosse giunto il suo popolo, “col groppo in gola” e con voce tremante, interrompendosi ogni tanto per l’emozione, iniziò a proclamare davanti alla folla muta e attonita dei Veneziani rimasti, una sua orazione che diventò il famoso voto:
Ave Stella del mare, Donna delle vittorie, Mediatrice di salute e di grazia. Vedi ai tuoi piedi prostrato un afflitto popolo fatto bersaglio al flagello della Divina Giustizia. La guerra, la pestilenza, la fame, con orribile lotta si disputano a vicenda fra loro le vittime e tutte su noi vogliono trionfo di desolazione e di morte.
Mira come i nostri aspetti sparuti dal disagio, lividi dalla malattia, consunti dalle afflizioni, sporgono sotto la pelle le ossa spogliate: vedi come i nostri passi vacillano, come si dilegua il coraggio della Nazione estinguendosi il rampollo di tante illustri famiglie.
Saràn dunque perduti i monumenti delle nostre imprese? Saranno inutili le conquiste fatte in tuo nome?
Diverranno deserti, solinghi questi edifizi, magnifici testimoni del consiglio e del valore dei nostri Padri? Quei nemici, che a noi son tali, perché son tuoi nemici, esulteranno del nostro pianto, sovrasteranno alla nostra debolezza, e i nostri petti, non più riscaldati col sangue di tanti prodi, deboli scudi diverranno per opporsi ai progressi dei loro attentati?
Vergine Madre se nel tuo nome venne fondata questa Patria, se i nostri cuori furono sempre a te devoti, se tante prove ci desti di patrocinio, di protezione, deh! esaudisci le nostre preci, ricevi le supplicazioni di un popolo sofferente. Siamo peccatori, è vero, e perciò a Te ricorriamo, come a nostro rifugio … Prega per noi il Divin tuo Figliuolo … Faccia salvi gli eletti suoi, scacci, allontani, annìchili, estirpi la tremenda lue che contamina le nostre vene, che miete tante vite, che desola i servi tuoi.
Al lampo benefico della tua grazia l’anima nostra commossa intonerà l’inno di laudazione, e col coro de’ Celesti confesseremo le glorie Tue ed il Santo Nome di Dio. Ricevi l’umile offerta di un tempio, sulle vaste pareti del quale vogliamo che i secoli avvenire scorgano impressi i tratti della nostra Religione, e dove i successori nostri ed i posteri perpetuamente tributeranno annui rendimenti di grazie a Te Ausiliatrice ed Avvocata di questa nostra trista e sconsolata Repubblica.
Dopo quel giorno “stupendo e tremendo insieme”, per lungo tempo 300 zattere al mese cariche di tronchi provenienti dal Cadore fluitarono lungo il Piave fino alla Laguna di Venezia andando ad ormeggiarsi alla fine del Canal Grande, proprio di faccia a San Marco, dove stava sorgendo il nuovo tempio della Madonna della Salute. E’ stato in quei giorni che è nato lo“Zatteròn dei Pali”, perché le migliaia di tronchi venivano conficcati a forza in profondità nel fango fino a formare un’unica grande chiatta di base fatta di legni e pietre che divenne le fondamenta su cui si poteva innalzare lo spettacolare nuovo edificio.
 medaglia-osella dell'epoca della fondazione
(medaglia-osella uguale a quella posta nelle fondazioni della Salute)
 
Interpretate pure il tutto come meglio intendete … ma sta di fatto che l’anno seguente la pestilenza a Venezia non c’era più … anche se in seguito tornò più volte a farsi risentire e vedere in tutta la sua drammatica realtà.
Passato ulteriore tempo, un giorno si presentò alla Salute una troupe televisiva Americana inviata a riprendere la “Cripta di Santa Maria” col permesso ottenuto direttamente dal Vaticano.
Apriti cielo !
“Qui non c’è alcuna cripta !” … crepitò immediatamente il Rettore … ma non fu sufficiente ribadirlo.
“Se lo dice il Vaticano significa che avrà buone ragioni per farlo … Avrà degli indizi, delle prove ? … Sapranno di certo cose che voi non sapete …”
“Non mi meraviglia affatto … Quelli sanno tutto di tutti.”
“Possiamo quindi entrare a filmare ?”
“Non se ne parla proprio !”
E allora: chiama di qua, telefona di là, chiedi più su e controlla più giù e oltre il Canal Grande presso San Marco.
“Mi sono informato e consultato … In conclusione qui non c’è nessuna cripta da mostrarvi.” spiegò il Rettore al giornalista già con la telecamera accesa.
“Non è possibile … Ci deve essere per forza un errore … E’ scritto qua sul permesso !” mostrò lo Statunitense curioso insistendo deciso. “Non vorrà mica che siamo venuti fin qui a Venezia per niente ?”
Nel dubbio … Di nuovo: chiedi, parla, interroga e controlla. Infine venne fuori l’inghippo, che probabilmente c’era stato un fraintendimento e uno sbaglio fin dall’inizio … C’era sì una“Cripta Cristiana” di mezzo, ma si trattava più verosimilmente di quella del Monastero di San Zaccaria.
“Allora sì che c’è quella !” proclamò soddisfatto e liberato il Rettore che già temeva di trovarsi la chiesa sottosopra e scrutata dappertutto … “Quella però è tutta un’altra storia, che non ha niente a che fare con la nostra Salute.” spiegò agli operatori televisivi accompagnandoli cordialmente fin sulla porta d’uscita … e i giornalisti con la troupe se ne andarono delusi perché già pregustavano di vedere e filmare “un gran bel pezzo di Cripta” che dovettero andare a cercarsi altrove.
“Peccato !” commentò il cineoperatore andandosene e allungandomi ugualmente una piccola mancia per il disturbo d’averli accompagnati in giro, “perché me la immaginavo già cupa, fascinosa e bella.”
Dopo quell’episodio s’ammosciò di nuovo l’interesse circa la misteriosa “Cripta dei Pali”, finchè dopo qualche anno ancora accadde che arrivò lui.
Lui chi ?
Lui ! … Che non era un Lui qualsiasi, ma uno di quelli pieni di se che quando arriva dice sempre: “Tutti da parte, lasciate spazio, perché ora s’incomincia a far le cose sul serio … incominciano a lavorare quelli che se ne intendono per davvero.”
Si trattava di un Chierico della serie: “So tutto, e faccio tutto io”,che siccome aveva un amico studioso e appassionato di “cose classiche”, e anche i figli dei suoi amici avevano studiato Lettere a San Sebastiano e Storia in Calle Lunga con passione per l’Archeologia; perciò disse a tutti che siccome era riemersa quella “storia dei Pali” era giunto il momento di dargli una soluzione e una definitiva risposta.
Al momento siccome di sbruffonate in vita sua ne aveva dette e fatte già tante, nessuno gli diede retta più di tanto. Quello, invece, con gli amici lavorò parecchio come il fuoco che latita sotto alla cenere: cercarono, discussero e frugarono in giro quanto bastava, finchè si presentarono un bel giorno davanti al Rettore della Salute con una bella lista di posti e luoghi precisi in cui si sarebbe dovuto: “rompere, scavare e cercare per scovare finalmente l’ingresso della “Cripta dei Pali del Zoccolòn della Salute.”
“Non si preoccupi Signore Rettore” disse sfoggiando tutto il suo solito sussiego e la sua maniera superdiplomatica:
“Abbiamo pensato già a tutto … C’è già disponibile chi è disposto a pagare i lavori di ricerca … Conosciamo gli operai capaci di eseguire il lavoro rimettendo tutto a posto senza rovinare niente … e c’è anche chi potrà occuparsi degnamente di valutare i lavori e interpretare e divulgare in maniera giusta le eventuali scoperte. Lei dovrà solo lasciarci fare … e firmare qui, qui … e poi qui. Ecco qua !”
E presentò diligentemente la lunga lista dei posti e luoghi della Salute dove si sarebbe dovuto “saggiare, aprire e intervenire.”
Il Rettore non rispose neanche una parola, storse solo le labbra innalzando perplesso le ciglia, poi aguzzò lo sguardo e lesse velocemente il foglio dove c’era segnato qualcosa di simile:
Ø Alzare il pavimento della cappelletta dietro e sotto all’altare Maggiore. (il marmo del pavimento suona vuoto).
Ø Sondare i pavimenti dei sotterranei dove si trovano strane tombe e pavimenti sconnessi.
Ø Nel magazzino di sotto: Provare a togliere il pavimento che sembra essere stato costruito in fretta e furia, quasi buttato lì in fretta per nascondere qualcosa.
Ø Di solito si sale nella cantoria dell’organo … ma scendendo sotto e dietro al vecchio cassone dell’organo che c’è ?
Ø Sembra che le scale dei due campaniletti laterali continuino a scendere e voltare ulteriormente dentro e sotto al nuovo pavimento. Dove andavano ?
Ø I due anditi d’accesso alle scale che portano dentro e sopra alla Grande Cupola poggiano proprio su due punti strategici dell’edificio e del pavimento. Sono mai stati saggiati e studiati a sufficenza ? Non c’è neanche la luce per illuminare quegli ambienti chiusi e mai studiati abbastanza da qualcuno.
Ø Sondare attentamente tutti i pavimenti dei “Passaggi” fra altare e altare laterale della chiesa.
Ø Nella piccola Sacrestia dove è stato riportato un antico lavabo, c’è anche uno strano confessionale che si può asportare e voltare … Che cosa ci sta dietro ?
E c’era molto altro ancora, la lista continuava lunghissima. La risposta del Rettore non si fece attendere e fu peggio di un tornado … S’aprì il cielo di nuovo e mille volte più di prima … e fu tempesta per tutti:
“Voi siete tutti matti se non di più ! … Qui finchè sono vivo io non si toccherà neanche un foglio di questa Basilica … Volete forse che la Sovraintendenza ai Monumenti ci tagli la testa a tutti ? … Non vorrete mica che finisca col trascorrere la mia vecchiaia ridotto in Galera ? Qui non si farà nulla, non si sposterà neanche un chiodo … Qui comando io e perciò decido io … Non si toccherà niente.”
E così accadde … Non si fece proprio niente, non si spostò né una pagliuzza e tantomeno un granello di polvere … cosa che sarebbe potuto tornare utile … e tutto finì cancellato e dimenticato. La Cripta della Salute … se c’era … rimase nascosta al suo posto. Non ne ho più sentito parlare, salvo che in un’altra occasione.
Questa è la penultima cosa che vi vado raccontando. A dire il vero ce la siamo un po’ cercata, perché conoscevamo bene chi era il personaggio che siamo andati a stuzzicare e interpellare circa il nostro solito argomento della Cripta.
Si trattava di un altro anziano Sacerdote che si spacciava anch’esso per ricercatore assiduo e perfino per Archeologo, e a suffragare quella sua attitudine campava da tempo con insistenza la sua intuizione che tutta Venezia fosse stata fondata dagli Egei.
Ovunque per lui sotto Venezia c’erano resti di palazzi e templi pagani di un tempo ed evo andato. Perciò non ebbe dubbi al riguardo:
“Certo ! Anche sotto alla chiesa della Salute doveva sorgere un tempio antico dedicato forse alla Dea della Vita e della Salvezza … Di certo lì sotto dovrà esserci almeno una cripta … Anzi, in confidenza …” ci disse sottovoce e guardandosi circospetto a destra e a sinistra, “Credo che lì sotto possa esserci anche una necropoli, un sepolcreto … o perlomeno un Lazzaretto degli appestati di Venezia … Ho visto e consultato le mappe antiche !”
Sono sincero: non gli abbiamo creduto affatto … Tanto più che sapevamo benissimo che gli appestati di Venezia venivano portati al Lido, o nelle isole e nei Lazzaretti, ossia fuori dalla città.
Ma accadde forse per la suggestione di quei discorsi, o perché come si dice di solito: “Crederono di andare per suonare e tornarono che furono suonati”, … che quella sera tornai alla Salute con la voglia di andare a curiosare di sotto ancora una volta per saperne di più sul punto preciso in cui il vecchio“Sacerdote Cercatore” ci aveva indicato l’accesso all’antica Cripta degli Egei e della Salute declinati insieme.
C’eravamo cascati in pieno in quel giochetto di fantasia ?
E se fosse stata un’intuizione buona ? Tornammo perciò in Seminario divertiti, ma anche pieni di dubbi e perplessità circa la solita vecchia storia.
Non ditelo a nessuno, mi raccomando. Quella sera stessa, lasciati i miei compagni di studio, sono andato e sceso da solo nel sotterraneo della Salute di nascosto e senza chiedere alcun permesso al Rettore. Armato della mia torcia, sono sceso per quella stretta scaletta storta che porta nei sotterranei della Basilica spartiti anche dal Seminario, e sono andato a tastare e saggiare proprio su quel muro di cui ci aveva appena parlato il“Cercatore”.
Molti conoscono bene il luogo a cui mi riferisco perché hanno avuto l’occasione di visitare quel “magazzino sotterraneo delle candele”. Dietro a un paio di cancelli chiusi e qualche tramezzo di legno si confinava con l’antica falegnameria, le officine del Seminario e una stretta calletta privata e chiusa posta proprio dietro al chiesone della Salute.
Quella sera l’odore di muffa e chiuso era intenso, mescolato a quello acre dei sacchi di iuta usati per insaccare i moccoli non consumati del tutto delle candele.
L’anziano monsignore “Cercatore” e sognatore ci aveva detto:“Sì … a destra dopo aver sceso la scaletta … Di là si entrava nello Zatteròn dei Pali e nel Sepolcreto degli appestati …”
Come un imbecille sono andato a tastare e osservare il muro massiccio dentro al basso cubicolo a volte … Pur essendo stato ridipinto di recente era tutto bagnato a chiazze d’umidità, e l’aria era anche pregna di salmastro proveniente del vicino canale. Ho osservato con scrupolo ogni centimetro del muro scostando vecchie casse accatastate, carabattole e infinite cianfrusaglie … Niente … Non c’era niente di niente … Neanche un segno, una traccia, un qualcosa che potesse indurre a pensare a qualcos’altro. C’era e c’è solo uno spesso muro che dava l’impressione d’essere davvero massiccio … Forse uno di quelli portanti dell’intera chiesa. Non riuscivo a capacitarmi la chiesa privata di quel pezzo per lasciare spazio a un accesso o un passaggio.
“Basta !” mi son detto … “Qui non c’è proprio nessuna cripta, e se c’è esiste solo nei nostri sogni.”
Perciò ho messo una pietra sopra al discorso e non ho deciso una volta per tutte di non pensarci più … o quasi, perché dopo molti anni, e dopo aver vissuto tanto e in varia maniera, un giorno di recente sono andato a passeggiare sulle Zattere nel tepore di fine estate, e voltata la Punta della Dogana sono andato a sedermi sui gradini della scalinata della Salute … tanto per cambiare … aspettando che giungesse mio fratello.
“Chissà che cosa ci sarà qui sotto ?” mi ha suggerito una vocina perversa della mente, ancora non doma e sazia del tanto viso e sentito tanti anni prima. Sembrava una presa in giro … una canzonatura fatta a posta.
Ho finto di non ascoltarla … ma fatalità tornando a casa più tardi ho incontrato per strada, proprio quella sera, uno degli ultimi Rettori della Salute. Indovinate che cosa mi è venuto spontaneo chiedergli dopo aver scambiato quattro chiacchiere amichevoli ? L’avete già capito.
“E allora Rettore ? … Sto Zatteròn dei Pali sotto alla Salute c’è o no c’è ? … e la cripta … che ne pensa ?”
“La Cripta dei Pali ? … Ah … sì … Mi pare di ricordare … Bella domanda … Saperne qualcosa sarebbe bello. Secondo me non c’è un bel niente … Lì sotto è tutto chiuso sbarrato, non si può affatto accedere … C’è solo un immenso blocco palizzato pietrificato e compatto … Non ci si può entrare, è un luogo cieco che fa da basamento al grande chiesone … e basta.”
“Oooooh ! … Finalmente una risposta chiara e decisa !” gli ho risposto.
“No … aspetta … Ho detto solo: “Secondo me” … Perciò non è detto che prima o poi non ci scappi fuori e si scopra qualcosa … Chissà ?  Come dicevano anche i nostri Monsignori ricercatori che ormai sono morti da tempo, quella è destinata a rimanere per sempre una domanda senza risposta, un miscuglio fra Storia e desiderio e leggenda.”
“Ho capito … Mi toccherà perciò restare ancora con la voglia e la curiosità di sapere.”
“Credo di sì … perché questo argomento sta a cavallo fra bufala, storia e fantasia … Mi piacerebbe che esistesse fosse un munifico benefattore, uno sponsor di quelli grossi mandato dalla Provvidenza che si accollasse le spese di una ricerca … Oggi come sai bene non ci sono più soldi per niente e per nessuno …. Figuriamoci se si va a spendere per fare ricerche su follie del genere ? … E se poi non si trovasse niente … Non voglio neanche pensare.”
“Ovviamente non si è presentato nessuno fino ad oggi ?”
“Nessuno … Tutto tace … E spero taccia ancora … Poi a dirla tutta, quello è un argomento che non m’interessa affatto … Un Prete del mio calibro ha ben altro a cui pensare … La storia della chiesa della Salute sta bene così com’è.”
“Ho capito … Mi arrendo … In questa vita non riuscirò a saperne niente.”
“Non ho detto che di sicuro non c’è niente … perciò non si sa mai, chissà ?” e se n’è andato per i fatti suoi … cordialmente.
Questa era l’ultima nota che volevo raccontarvi, ed ecco perchè ancora oggi mi frulla dentro quella strana domanda irrisolta e quella stessa voglia di sapere di ieri … Solo che stavolta è traboccata fuori dalla mia testa, fino a spartirla e raccontarla a voi.
Che ci sarà sotto allo Zatteròn dei Pali della Salute ? … Una cripta forse ? … Chissà …
 madonna della salute (8)

 

feb 1, 2016 - Senza categoria    No Comments

“CHE C’E’ SOTTO ALLO ZATTERONE SEGRETO DELLA CHIESA DELLA SALUTE ? … A VENEZIA OVVIAMENTE.”

02_CHE C’E’ SOTTO ALLO ZATTERONE SEGRETO DELLA CHIESA DELLA SALUTE … A VENEZIA OVVIAMENTE.

(seconda parte)
Rieccomi qua ! … Quanto entusiasmo e attesa per queste righe curiose. Mi piace notare che ci sono sempre tanti innamorati delle meraviglie della nostra città. So che vi piacerebbe che vi rivelassi chissà quali cose sul “Zatteròn dei Pali” che c’è sotto al nostro chiesone della Salute, ma mi limito a dirvi solo quello che so e che è veramente accaduto.
Aggiungo inoltre che non sono affatto un ricercatore studioso, leggiucchio in giro e basta, e quindi quello che trovo trovo … Chissà in realtà quante cose ci sarebbero ulteriormente da sapere, ma lascio volentieri a chi è professionista e sapiente per davvero rivelare e cercare fino in fondo come sono state e andate tutte le cose e le vicende. Quindi il mio è solo un soffermarsi ad ascoltare e osservare in punta di piedi, fermo sulla soglia della porta del Sapere, in attesa come gran parte di voi tutti di scoprire altre precisazioni e risposte da parte di chi la sa per davvero lunga, e ne sa di più.
Premesso questo, ricordo che tornai alla carica di nuovo col solito anziano Prete saggista e ricercatore: “Sa che nel posto indicato dalla mappa non c’è niente ?”
“E pensi che non lo sapessi ? Di lì ci sono passato a guardare e cercare ben prima di te … Ti posso ribadire che lì sotto non c’è niente … Anche se …”
“E’ questo “anche se” che mi preoccupa.”
“Devo dirlo perché di fatto lì sotto credo che nessuno ci abbia mai messo piede … Perciò la verità è che non si sa … Ma quando non si sa potrebbe anche essere che prima o poi venga fuori qualcosa.”
“Lo “Zatteròn dei Pali” esiste per davvero … Non è una gran novità perché ce n’è uno sotto ad ogni palazzo di Venezia … Per forza ci deve essere sotto ad un colosso del genere !”
“Infatti ! … Lì sotto non c’è probabilmente un unico zatterone, ma ce ne sono a migliaia infilati tutti in piedi, accostati l’uno accanto all’altro … Lì sotto c’è un’intera foresta … ma è circondata da un muro di pietra ermetico e invalicabile … una specie d’immensa scatola su cui è stato posto un coperchio chiuso per sempre.”
“Allora non ci si entra se è tutto chiuso ? … Niente cripta ?”
“Ci potrà essere stata una cripta di lavoro … una cripta per la gestione provvisoria del pali, per transitarci in mezzo … Dei corridoi dentro cui muoversi e spostarsi da una parte all’altra di quelle immense fondamenta …”
“Allora si può dire che c’era ?”
“Dirlo e supporlo si fa presto … Ma tra il dire e il fare se non si tirano fuori le prove serie c’è di mezzo il famoso mare … E poi che cosa cambia ? La Salute non conta di certo per la sua palizzata sotterranea e la sua eventuale cripta … Anzi, spero che non si trovi mai l’entrata … se ce ne fosse stata una, perché si scatenerebbe una grande curiosità e confusione di cui non c’è affatto bisogno … La nostra Salute è importante per ben altre cose che per i pali che la sostengono … Mi piace pensare che la grande chiesa nella mente del suo architetto volesse essere una grande nave simbolica con la prua diretta verso San Marco nocchiero e timoniero della Serenissima insieme al suo Nobile Doge. L’Ammiraglia della grande nave, invece, è la Madonna che sta sopra, in cima alla grande cupola … E’ lei che sa governare la nave e condurla fuori delle secche lontano dai pericoli di ogni possibile pestilenza … Questo i Veneziani lo sapevano e lo sanno bene ormai da molti secoli. La Salute è un Porto sicuro di salvezza per i mali di ogni epoca … e i Veneziani lo confermano ogni anno a novembre … Cripta o no … Questo è quel che conta.”
“Questo lo so … però ammetta che l’idea di quella “Cripta dei Pali” è intrigante … Volevo comunque dirle anche un’altra cosa … Tempo fa avevo quasi dimenticato del tutto la faccenda della cripta … Sono andato in chiesa come il solito per controllare e sbrigare le solite cose, e mi è capitato di notare una stranezza.”
“Sarebbe ?”
 madonna della salute (60)
 
“Oltre le cordonate che cingono il pavimento centrale per difenderlo dalle troppe scarpe che ne strappano via i pezzi, ho notato una turista, una donna, perfettamente distesa a terra a braccia e gambe spalancate proprio al di sotto della grande lampada centrale della Basilica.
“Che stia male ?” mi sono detto, anche se ero certo che uno che sta male non va a scavalcare le transenne per andarsi a mettere proprio lì al centro della cupola e di sotto al lampadario … Mi sono fatto perciò coraggio, e ho pensato subito a qualcos’altro. Ho scavalcato il cordone e sono andato accanto alla donna che stava immobile sul pavimento ad occhi chiusi.
“Embè ?” le ho chiesto, “Che ci fa qui ? Non vede che è proibito entrare fin qui sotto ?”
Quella mi ha sorriso aprendo gli occhi luccicanti e vispi, e alzandosi subito “di brutto”, in un Italiano smozzicato mi fece comprendere che non stava affatto male, ma che si era messa apposta lì sotto per un motivo ben preciso.”
“E sarebbe ?”
“Mi ha risposto: “Sono venuta apposta dall’America perché siamo convinti che questo punto del Mondo, come molti altri in giro, sia un punto speciale in cui si concentra una potente energia cosmica e planetaria che va a finire di sotto in un punto preciso dentro alla cripta … E’ sufficiente sistemarsi qui per usufruire, beneficare ed essere partecipi di quel influsso benefico. Quindi eccomi qua: spalancata ad accogliere quel misterioso fluido positivo che può arricchire la nostra Salute … Credo che in realtà per questo motivo il Tempio porti questo nome.” Conoscendone la vera Storia, da buon Veneziano sono rimasto perplesso a bocca aperta ad ascoltarla senza sapere che cosa replicare.”
“Era un po’ suonata.”
“Forse sì, anzi, probabilmente … però ha tirato fuori di nuovo la faccenda della cripta.”
“Ma dai ! Non filarci dietro … Te l’ho appena rispiegato: non esistono documenti al riguardo … Ascolta me, lascia perdere una volta per tutte. Non c’è nessuna cripta, né tantomeno qualche sfera cosmica nascosta di sotto … Piuttosto la turista dovrebbe sapere meglio di me che quel punto in cui si è distesa è quello in cui è stata posta la famosa medaglia di fondazione … Infatti c’è lì una scritta enigmatica incisa dentro a quel mirabile mazzo di rose in pietra … Quella bisogna andare a leggere, invece ! … perché quella è la spiegazione dei Veneziani sull’esistenza della Salute e sul mistero che racchiude.”
 
 madonna della salute (7)
 
“Unde origo inde salus” … vero ? … Che sarebbe: “Dallo stesso posto in cui Venezia ha tratto le sue origini, sempre da lì è scaturita fuori la sua salvezza” … Venezia era credente, insomma … Si fidava della Madonna e del Padre Eterno oltre che delle acrobazie politico-economiche del Doge e dei suoi Nobili compagni.”
“Esatto … quelle rose del pavimento hanno un significato mistico e misterioso … se vuoi anche cabalistico … A quei tempi i Veneziani e non solo loro avevano un particolare interesse per i simboli e i numeri … e non potevano mancare di certo di racchiuderli dentro a questo tempio così originale e dalle forme così perfette … Pensi forse che il Longhena non abbia pensato di nascondere significati speciali qui dentro ? … Prova a contare i gradini della gradinata principale, quella dei Pali ! … Quanti sono ? … Te lo dico io, non scomporti ad andarli a contare: sono un numero simbolico come quello degli altari e tanti altri numeri nascosti e inseriti nelle misure della struttura della chiesa … La Salute intera è una matassa inestricabile di simbologia e numerologia, tradizione e devozione. Un gioiello in ogni senso … Se solo ci fossero finanziamenti per fare ricerche e restauri … sono certo che scopriremmo molte altre cose … non solo la cripta con lo “Zatteròn dei pali.”
 
“Zatteròn dei pali” ancora quello … “Zatteròn dei pali …”,e me ne uscii un’altra volta ancora con quel motivetto in testa, quasi fosse il ritornello di una canzone.
 chiesa salute_metà XVII sec
(stampa della chiesa della Salute ancora in costruzione)
 
Trascorsero ancora anni … E diverse volte mi tornarono in quegli interrogativi della simbologia mistica, dei numeri, delle Rose, della cripta con suo Zatteròn … Quelle domande si rispolveravano ogni anno nella mia mente quando in prossimità del giorno della Festa della Salute si presentava ogni volta una signora con in braccio un mazzo di splendide rose rosa corrispondenti ai numeri e alle figure simboliche:
 “E’ da generazioni e generazioni che la mia famiglia offre ogni anno queste rose … Si dovrebbero mettere in cima all’altare della Peste e nella cripta sotto all’altare.”
“Dove Signora ?”
“Sopra l’altare ho detto … e anche dietro … nella Cripta.”
“Ha ho capito … Sarà fatto … (Ha detto Cripta … ma devo lasciar stare … sono solo supposizioni)” ho pensato più volte.
Ho ripensato ancora alle stesse cose durante l’estate afosissima di qualche anno dopo, quanto vidi un tipo strambo passeggiare sotto alle volte della chiesa col passo dell’oca e con un largo foglio in mano.
“Che è ?  … Un nostalgico Romano o Nazzista, o che cosa ? In giro c’è sempre troppa gente stramba … e le chiese di Venezia sembra possiedano la spiccata capacità di calamitarle tutte.” mi domandai. Perciò uscii dal mio posto di guardiola in Sacrestia e avvicinai il tipo dicendogli:
 
“Scusi … Ma che va facendo ?”
“Ah niente di particolare ! … Stia tranquillo, non si preoccupi … Sono solo un ricercatore appassionato che sta misurando a passi questa chiesa … Sto facendo dei pacifici riscontri perché secondo me dentro a certe misure di questo edificio sono celati dei bei segreti.”
“Ah benòn … Ci mancava pure questa.” Ho pensato.
“Ha mai senti parlare del “p greco”  e dei numeri perfetti ? … della simbologia e dei significati nascosti dentro all’edificazione di certi monumenti ? … Questi ambienti sono degli edifici cosmici misteriosi !” mi disse spalancando gli occhi carichi di un qualcosa che mi pareva eccessivo per non dire strano.
“Ma devono capitare tutti qua ?” mi sono detto in silenzio.
“La vedo perplessa … Ma è normale. Accade sempre così a chi non è introdotto abbastanza in certe questioni … Venezia è tutto un numero, una simbologia, una ripetizione e accentuazione di misteri e segreti … Ce ne sono ovunque … Ha letto per caso il saggio su San Francesco della Vigna e la sua costruzione, disfacimento e ricostruzione secondo certi canoni mistici ben precisi ? … Non ha studiato per caso i numeri di San Marco … quelli di San Giorgio o racchiusi nella Scala del Bovolo, o quelli della cripta di San Simeon Piccolo ? … Venezia è una miniera di queste cose.”
 
“Manca solo che mi parli della cripta sotterranea qui sotto.” pensai. Per fortuna non lo fece, ma si accontentò di precisarmi: “Ad esempio … Vede su in alto nella Cupola Grande, le statue in legno dei Profeti ? … Hanno tuti in mano un cartiglio … che non è affatto solo esplicativo e simbolico, né è stato costruito e messo lì per caso … Leggendo le lettere dei cartigli in un certo modo ne uscirà una frase misteriosa … che fa riferimento a un antico luogo significativo e di fondazione di questa chiesa.”
“Bum ! Ecco che ci risiamo … Eccone sparata un’altra di grossa.” mi sono detto.
“Da quanto so io, i cartigli non sono più quelli originali che sono andati usurati dal tempo … Non so quindi se si è conservata quella strana storia delle lettere e della parola … So che sono stati ritoccati durante il 1800.”
“Ritoccati o rifatti ?” mi chiese cupo lo strano ometto visibilmente innervosito.
“Non saprei … mi sembra rifatti.”
“Ecco ! Lo sapevo ! … I soliti disgraziati ignoranti ! … Volete vedere che è andata persa la chiave di lettura e interpretazione originaria ? Non si deve toccare nulla di quanto è originale … Nulla ! Perché si rischia di perdere significati preziosi … E ora se non le dispiace avrei da fare.”
 
Dovetti lasciarlo fare, e lo vidi riprendere le sue indagini visibilmente irritato … Nel frattempo i turisti avevano approfittato della mia distrazione, e s’erano intrufolati a frotte nella Sacrestia senza pagare alcun biglietto.
“Il Rettore me còppa se lo viene a sapere.”
 
 chiesadellasalute04
 
Mi ritrovai ancora a pensare ai cartigli, alle Rose mistiche, allo“Zatteròn di sotto”, alla cripta e a tutta la serie dei numeri simbolici quella volta che infuriò un temporalone, una burrasca estiva su Venezia e sulla Basilica della Salute. Una folata più energica di vento aveva strappato e rotto alcuni catenacci e ganci antichi e consumati, perciò in alto dentro al tamburo della Cupola Grande si era spalancato uno degli enormi finestroni. Accorremmo in molti volonterosi in alto, cercando come meglio si poteva di richiudere e fermare quella grande finestra che sventolava nella tempesta come fosse una grande bandiera … Ci mettemmo in diversi con l’aiuto di corde e cordini a tirare la finestra scricchiolante che fremeva tutta … In ogni momento sembrava che il vento volesse portarsela via e trasportarla oltre il Bacino di San Marco fino a consegnarla in omaggio al Doge di Palazzo Ducale … Solo l’intervento tempestivo ed efficace dei Pompieri riuscì a sistemare e contenere gli effetti di quella gran “Buriana”.
“Altro che misteri ! … Qui viene giù tutto !” mi trovai a pensare. “Se invece di nascondere Zatteron e segreti dentro a questa chiesa, non sarebbe stato meglio che il Longhena avesse pensato a chiudere meglio queste finestre ?” dissi a un mio compagno di studi che mi stava accanto inzuppato di pioggia come me.
“Zatteròn ?” mi chiese incuriosito. “Che sarebbe ?”
“No … No … Niente … Lasciamo stare … Come non detto.”
 
Ancora a cripte e zatteroni pensai molte altre volte quando salivo in alto fino in cima della Cupola Grande, proprio sotto ai piedi della Madonna bronzea. Mi piaceva salire spesso all’insaputa quasi di tutti per andare a distendermi a leggere e studiare al sole disteso accanto piombi bollenti del rivestimento della cupola … Dall’alto mi piaceva osservare Venezia distesa sotto ai miei piedi, ma anche la chiesa, quell’oggetto per davvero strano, dalla forma insolita e rotonda, unica a Venezia, con tutte quelle sue volute laterali, quei riccioli sinuosi creati a posta per il gioco delle spinte e controspinte statiche. Sembravano quasi sensuali, come somiglianti alle forme di una donna seduta, appollaiata ad osservare il Canal Grande, o distesa a prendere il sole davanti al Bacino di San Marco.
Ogni tanto mi piaceva scendere e calarmi dentro alle intercapedini buie in legno della Cupola Grande, rotonda di fuori e ottaedro di dentro … altro numero simbolico … Mi fermavo a scrutare con la torcia gli antichi disegni dipinti sui muri col carbone dagli operai che avevano costruito quella meraviglia … Avevano fatto gli schizzi del lavoro da intraprendere, segnato le misure delle linee da seguire, e il disegno della planimetria dell’intera chiesa … compresa quella dello “Zoccolòn di sotto dei Pali.”
 
Quante volte mi sono fermato a scrutare quelle croste, quei segni quasi scomparsi del tutto consumati dal tempo. Li guardavo e riguardavo stretto dentro alle travi che sapevano di muffa e segatura. Dentro a un caldo torrido, grondando di sudore per il caldo come un ombrello sotto alla pioggia, provavo a decifrare sui disegni se lì sotto ci fosse segnato qualcosa di particolare … magari una cripta.
Guarda e riguarda … C’era forse sì: un segno di porta, d’entrata centrale sul retro … Ma forse soltanto, proprio appena accennato … e neanche chiaramente. A volte mi pareva di finire col vedere tutto quello che avevo voglia di vedere. A pensarci bene erano solo scarabocchi, cenni, appunti e indicazioni di certo quasi superflue per quelli che lavoravano in alto in cima alla cupola, proprio dalla parte opposta rispetto a quell’ambiente che stava forse dimenticato sotto di tutto, proprio dentro alle fondamenta.
“Che io sappia, non esiste alcuna porta d’ingresso tutto intorno allo zoccolo di base della Salute. Neanche a pagarla oro … Non è assolutamente possibile entrare sotto e dentro allo Zoccolòn dei Pali.” Mi spiegò in un’altra occasione un altro dei Preti Studiosi e ricercatori sempre in concorrenza fraterna e spietata con gli altri suoi simili.
Finchè arrivò il tempo in cui si dovette procedere per forza ad alcuni piccoli restauri obbligati. Nella Sacrestia vecchia della Salute s’era creata un’infiltrazione sul soffitto, e pioveva dentro abbondantemente. Niente di che, normale routine per un vecchio edificio come il chiesone. Di certo “chi di dovere”avrebbe provveduto al più presto possibile ad un intervento adatto e risolutore, ma nell’attesa intanto c’era bisogno di:“tamponàr la falla e tacconàr el soffitto alla bona” per ridurre il danno il più possibile.
Perciò i soliti due operai muratori di fiducia, “Foratòn e Mattonèa” che lavoravano da sempre a ripristinare pezzo dopo pezzo, estate dopo estate, il grande complesso del Seminario sempre incerottato come un malato cronico, andarono a metterci le mani con le loro massette e affilati scalpelli. Appena spostato un vecchio armadio per issare l’impalcatura fino a raggiungere il soffitto … ne venne fuori una porta murata sul muro.
“L’antica entrata della cripta ?”
 
Sì … No … Sì … No. Non toccate nulla ! … Provate a sondare piano … Potrebbe anche essere ? … Potrebbe non essere, finchè i due operai: “Pìn  pòn ! … Pìn Pòn !” andarono avanti per tutto il giorno fino a passare dietro a quella porta.
Non c’era nulla, solo un immenso muro di marmo invalicabile. Forse era solo una porta d’entrata di un’antica Cappella murata quando si costruì la chiesa.
Così anche quella volta sfumò la sensazione e la possibilità, quasi la voglia, di aver finalmente recuperato l’ingresso alla famosa “Cripta del Zatteròn dei Pali”.
 Basilica di Santa Maria della Salute
E trascorse ancora altro tempo, come nelle fiabe … Cammina e cammina … e cammina e cammina … Qualche anno dopo se ne venne fuori una ragazza, nipote di un certo Prete e Monsignore importante, che stava facendo la sua tesi di laurea … Era riuscita a mettere le mani sopra il testamento di uno degli antichi Senatori della Serenissima … Un Bragadin, forse ? … che aveva lasciato detto e scritto nelle sue ultime volontà che desiderava essere sepolto dentro alla cripta di Santa Maria della Salute … “in S.ta Mariae Salu …” mezzo cancellato e consumato.
Si parlava della Cripta della Salute ? … o solo di una tomba ? E si trattava poi proprio della cripta della Salute ? o era una qualche Santa Maria di altro tipo ? La Laguna è piena di Sante Marie … e ce ne sono molte altre sparse in tutto il Veneto … Perciò …
“E allora c’era la cripta ?”
“La dizione era troppo incerta e generica. Poteva voler dire tutto, ma soprattutto niente, perché si poteva riferire a una Madonna qualsiasi protettrice di ogni cosa e di chiunque … Quante Madonne delle Grazie e della salute esistevano in giro ?  … E ancora: nel Veneto non ce mica una cripta sola ?”
 
Insomma: c’è o non c’è … c‘è o non c’è … Cripta sì e cripta no … Nel dubbio Curia e Patriarca sguinzagliarono ancora una volta tutti i segugi Preti ricercatori della Diocesi che per un lungo tempo s’impegnarono di nuovo a frugare dappertutto negli Archivi della Serenissima, in quelli dei Nobili Patrizi, dei Monasteri, delle Istituzioni e Schole, e della Diocesi o Patriarcato di Venezia cercando “qualcosa” che fosse almeno inerente.
Era come cercare il famoso ago nel pagliaio … che forse neanche c’era.
Risultato ?
Ancora niente di niente … solo qualche flebile traccia che storicamente si perdeva prontamente quando accadeva il putiferio Napoleonico che aveva svuotato e devastato ogni cosa, scoperchiato tombe, Arche e sepolcri e fatto un fascio di tutto scaricando le ossa nell’isola di Sant’Arian e vendendo tutte le pietre al miglior offerente.
“Se c’era una qualche traccia … Probabilmente è andata perduta.” conclusero i Monsignori Segugi e studiosi. E tutto finì ancora lì un’altra volta.
 madonna della salute (46)
E non è per tirarla lunga o per cattiveria … ma per non soffocarvi sotto a un immane polpettone pesante, che mi tocca farvi aspettare fino alla prossima terza e ultima puntata.
 salute aerea
Fine della seconda parte / continua nella terza e ultima.
gen 31, 2016 - Senza categoria    No Comments

“CHE C’E’ SOTTO ALLO ZATTERONE SEGRETO DELLA CHIESA DELLA SALUTE ? … A VENEZIA OVVIAMENTE.”

01_CHE C’E’ SOTTO ALLO ZATTERONE SEGRETO DELLA CHIESA DELLA SALUTE … A VENEZIA OVVIAMENTE.

“CHE C’E’ SOTTO ALLO ZATTERONE SEGRETO DELLA CHIESA DELLA SALUTE ? … A VENEZIA OVVIAMENTE.”
(prima parte – da “Storie mai nate” di Stefano Dei Rossi)
 
Entrata impossibile !  … “Uscita del magazzino delle candele che va in strada” recitava l’etichetta sulla vecchia chiave grossa come un pugno.
Mah ! … Mi ha sempre lasciato perplesso quella denominazione che voleva essere di spiegazione.
Ovvio che quella scaletta in pietra per scendere lì sotto dentro a quell’unico bugigattolo fosse eccessiva. Come poteva essere che si fosse costruito un passaggio del genere solo per scendere dentro a un asfittico piccolissimo magazzino dal soffitto bassissimo e con le pareti rivestite di legno ? Uno squallore inutile … e ci avevano costruito perfino una scala a chiocciola per raggiungerlo !
No. Non poteva essere … Quindi, un bel giorno mi sono messo d’impegno e ho cominciato a osservare attentamente anche quel posto.
Tanto più che mille volte i turisti mi erano venuti a chiedere:
 
“Da che parte si scende nella cripta ? … Come non c’è una cripta di sotto ? … Com’è possibile dentro a una chiesa così sopraelevata ?”
 
Eppure era così: niente cripta sotto. Non c’era, non esisteva, anzi, non esiste ufficialmente, tanto che perfino gli ultimi restauri moderni del pavimento hanno rilevato con l’ecografo la completa assenza di cavità aperte di sotto.
“Niente ! Solo pali quindi … Il famoso zatterone di pali costruito per far da fondamenta alla Basilica.”
“Un milione di pali ?”
“No. Troppi ! … Credo fossero centomila … Un bosco intero in ogni caso.”
 
Eppure … qualcosa non tornava, tanto che un giorno un turista passò per la chiesa con un vecchio testo in inglese dove c’era inserita anche una mappa della chiesa con segnato l’accesso alla famosa cripta.
Quel giorno sbalordii osservando il punto preciso che m’indicava il turista con gli occhiali issati sopra i capelli. Era anche scocciato a dire il vero, pareva che mi dicesse:
“Ecco i soliti Italiani … Quelli che hanno carenza di personale e organizzazione, perciò non ti lasciano visitare le cose giuste … Preferiscono dire perfino che non esiste il posto piuttosto di ammettere la loro inefficienza.”
 
Infatti, il turista mi osservava con un modo canzonatorio oltre che interrogativo, quasi di schermo. Pareva mi dicesse:
“Ma che stai a cianciare ? … Non vedi ? E’ segnato chiaramente qui sulla mappa da dove si dovrebbe entrare. Non fare il finto tonto ! … Chi credi d’imbrogliare e prendere per il culo ?”
 
E più mi mostrava il punto sulla cartina, più avrei voluto capire esattamente dove era collocata quell’entrata secondo me inesistente. Avrei tanto voluto avere in quel momento a portata di mano uno scanner o un fotocopiatore … Ma ahimè ! … In quegli anni si dovevano ancora inventare e commercializzare. Peccato !
L’unica cosa che mi riuscì, dopo aver inutilmente spiegato al turista che la mappa era sbagliata, fu quella d’imprimermi nella mente quel punto esatto che risultava segnato. E la cosa finì lì, perché a malincuore dovetti confermare al turista curioso che non c’era alcuna cripta da vedere, e che se ci fosse stata in ogni caso sarei stato impossibilitato di fargliela visitare.
“Italiani …” mormorò con un tono di evidente disprezzo uscendo dalla Sacrestia. “Veneziani … Veneziani …”aggiunse accentuando il senso di spregio … Mancava solo che sputasse per terra per sottolinearlo ancora di più. E scomparve per sempre, mai più visto in vita mia.
Mi rimase però la curiosità, e fu come se mi si fosse innestato un pungolo dentro al cervello.
“Che potesse esistere per davvero quella cripta ? … O era stata solo una disattenzione di chi aveva redatto quella mappa ?”
Il dubbio iniziò a insinuarsi e a rodermi dentro.
Durante la chiusura di metà giornata, incontrai come al solito nel refettorio del Seminario un vecchio Prete studioso e ricercatore incallito, tanto umile e discosto quanto profondo conoscitore di tutte le “cose di Venezia”.
 
“Se non sa lui queste cose ?” mi dissi, “Proverò a interrogarlo. Ha scritto un’infinità di saggi e guide storico-artistiche sulle chiese di Venezia … Se c’è la pur minima cripta lì sotto lui lo saprà di certo.”
 
Fra le altre cose era anche autore di più edizioni riviste e rinnovate di guide sulla stessa famosa Basilica Veneziana della Salute. Le conoscevo bene tutte perché le avevo lette e rilette in più di un’occasione: della cripta neanche una parola.
“Boh ?” pensai, “Proviamo a interrogarlo lo stesso.” mi dissi, e dopo aver esaurito il pasto dal “comune desco” andai a sedermi accanto a lui che aveva ancora il tovagliolo candido infilato dentro al colletto del suo vestitone nero da Prete dai mille bottoni, e gli girai la mia bella domanda.
Mi guardò sorridendo divertito: “Ancora con questa storia della cripta ? … Ma basta ! … Possibile che non si riesca a rassegnarsi al fatto che non c’è ? … Ti garantisco che non è mai esistita … Ho studiato a lungo e in profondità tutti i progetti, le mappe e i disegni, ogni dettaglio, e tutti i resoconti dei lavori e delle spese per costruire la chiesa … Sulla cripta neanche un accenno … Nemmeno uno: quindi non c’è !”
“Ma in quel zatterone di alberi e pali … Non potrebbe essere che ?”
“Niente … Se ti dico niente … significa che è niente. Inutile insistere … Ci si può inventare quel che si vuole … Ma se una cosa non c’è non c’è … Giusto ?”
 
Sembrava chiedesse a me la conferma di quell’affermazione. Provai allora a raccontargli della mappa e della vecchia guida che mi aveva mostrato il turista. Spalancò un attimo gli occhi per la sorpresa … poi si accontentò di dirmi:
“Mah ! … Sarà un errore dell’autore della cartina … In ogni caso mi piacerebbe vedere quel testo … Non mi risulta esista una mappa simile.”
 
Mi sembrò incerto per un attimo, diventato dubbioso anche lui. Gli spiegai allora che la cosa era impossibile da realizzare perché quel turista se n’era andato probabilmente per sempre senza la possibilità di recuperarlo.
“Curiosa però la cosa … Mi sorprende il fatto che hai detto che quel tale aveva in mano un libro antico … E’ stato così vero ?” continuò a chiedermi. Significava allora che l’argomento lo incuriosiva.
“Sì. In effetti aveva in mano un testo molto vecchio dalle pagine ingiallite … Era un tomo grosso … simile a quelli del 1700 del “Navigar Pittoresco” o cose simili …”
“Mi stai incuriosendo ragazzo … Anche se rimango fermo nella mia opinione … Niente cripta !”
“Però non si sa mai vero ?”
“Esattamente no. Bisogna essere seri nelle ricerche … Non ci si possono inventare i dati storici se non ci sono … Anche se …”
“Anche se fra di voi studiosi c’è l’abitudine che per primeggiare l’uno sull’altro vi inventate attribuzioni, notizie e scoperte anche se non ci sono … Per prendervi il plauso e il merito della scoperta e rivaleggiare fra voi …”
“Questo non lo devi dire giovanotto … Sono cose che si devono solo pensare … Anche se in fondo hai ragione … E’ proprio così … Non si fa gran bella figura quando in un saggio, in una conferenza o in uno scritto si dice: “Autore ignoto, d’incerta attribuzione … oppure vicende oscure, date non determinate …” Si fa una figuraccia, come di quello che non ha cercato bene e non ha grattato la storia fino in fondo e abbastanza … O taci e non dici niente e lasci tutto nel vago e nello sconosciuto, oppure devi dare titoli e notizie certe, chiare, definitive, che non lascino dubbi e incertezze.”
“E’ per questo che l’altro giorno mi hanno raccontato che l’hanno vista salire col tonacone su per una vecchia scala traballante nella chiesa di San Marcuola, e poi sopra a un confessionale per andare, torcia in mano, a scrutare palmo dopo palmo ogni singola parte di un vecchio telero affumicato a caccia della firma del suo autore … Fate a gara a chi arriva prima sulle scoperte curiose ?”
“E’ così che si fa … Se non si trovano notizie, bisogna andarsele a cercare … Non inventarle ! … Bisogna ingegnarsi per poterle trovare … L’altro giorno sono tornato qui a casa con la veste talare tutta bianca di polvere e con le ragnatele in testa … e per la smania di avvicinarmi più che potevo al quadro, guarda qui !” e mi mostrò un dito gonfio tutto fasciato della mano destra. “Mi sono infilato un vecchio chiodo arrugginito dentro alla mano, e il dottore mi ha punturato oltre che darmi un punto sopra un labbro di carne che si è aperto … Vedi il prezzo della cultura ?”
“Mi dispiace per lei … Ma vedrà che passerà presto e potrà tornare a dedicarsi alle sue scoperte e scorribande … Quindi niente cripta della Salute allora ?”
“No. Non c’è … Inutile arrovellarsi tanto … Se non c’è non c’è ! … No ?”
 
Fu quel “no” interrogativo che non mi appagò del tutto, perché indirettamente rivelava un dubbio, una certa vaga possibilità che invece potesse esistere una possibilità diversa. Il Prete ricercatore era sempre categorico nelle sue informazioni e definizioni, come quando c’insegnava le regole del Greco e del Latino a scuola, se quindi ammetteva pur vagamente un’incertezza e un dubbio … significava che non escludeva del tutto che potesse esserci qualcosa.
Si sa bene … Venezia è un formicaio immenso, una miniera d’Arte, Storia e vicende, dati e notizie che non si riuscirà mai a conoscere e districare del tutto. Non esisterà mai qualcuno in grado di saperne abbastanza tanto da poter dire di conoscere tutto e aver esaurito lo scibile su Venezia.
“In ogni caso, sai bene com’è … Venezia rimarrà sempre un grande mistero sempre da scoprire e studiare …”
Concluse, infatti, la nostra chiacchierata il Prete studioso, e si accinse di nuovo a saggiare e spolpare per benino il suo cosciotto secco e asciutto che gli danzava nel piatto.
Me ne uscii di nuovo per gli affari miei, e dopo la pausa rientrai nella Basilica per la riapertura pomeridiana. Ovvio che mi era rimasto in mente quel pensiero … Infatti, strada facendo, indirizzandomi verso il grande portone centrale della chiesa per aprirlo ai turisti, andai a soffermarmi e controllare un attimo quel punto ipotetico della cripta che ricordavo segnato sulla cartina di quel vecchio libro del turista.
Scesi i gradini della navata piccola del chiesone, e aggirato sul fianco destro la grande navata circolare, contai mentalmente la progressione degli altari laterali fino a giungere al terzo, che era quello segnato nella mappa del turista.
“Qui dentro secondo quella mappa ci dovrebbe essere l’entrata, il passaggio che porta di sotto alla cripta.” Mi dissi soffermandomi davanti al cancelletto d’ottone chiuso dell’altare. “Verrò a controllare presto.” Mi confermai, e mi rivolsi in fretta verso il grande portone centrale dove sentivo i turisti bussare e chiacchierare in attesa dell’apertura.
Il campanone di San Marco al di là del Bacino e del Canal Grande aveva, infatti, appena segnato e suonato le tre del pomeriggio: era ora d’aprire. E così ho fatto.
Per tutto il pomeriggio accadde il solito andirivieni di una qualsiasi giornata estiva: fiumane di turisti di ogni lingua, razza e provenienza si alternavano e susseguivano ad ondate per visitare la chiesa. I più intraprendenti e informati si spingevano oltre fino a raggiungere l’Altar Maggiore con la grande icona Nera della “Madonna Salvapeste”, e chiedendo e pagando biglietto s’infilavano a visitare la Sacrestia piena d’opere mirabili di Tiziano e Tintoretto e altri. L’ennesimo angolo-tesoretto di Venezia da sbirciare, un’altra bomboniera di prestigio da gustare.
Me ne sono rimasto quindi lì tutto il pomeriggio noiosissimo a lasciar scorrere le ore insieme a quella fiumana di persone, ma ogni tanto mi tornava alla mente quel pensiero della cripta da cercare. Durante i saltuari giri di controllo e d’ispezione della chiesa, ogni volta tornavo a passare davanti a quell’Altare e mi soffermavo a scrutarlo nei dettagli sempre più attentamente.
Niente. Non c’era niente di particolare che inducesse a riconoscere qualche strano passaggio mai visto. Anzi, non c’era proprio un bel niente, si trattava di un Altare laterale in tutto simile agli altri con nessuna stranezza notabile.
“Salvo che …” mi dissi durante l’ennesimo giro, “Salvo che dietro a quelle due porticine laterali chiuse ci possa essere qualcosa.” Infatti, come tutti gli altri altari laterali della chiesa sotto alla grande Cupola del Longhena, c’erano due“passaggi” che permettevano di mettere in comunicazione gli altari fra loro fino a rientrare nella Sacrestia attraverso l’ultimo che aggirava passando dentro i muri tutta la navata piccola. In effetti era un “passaggio” anche quello … Ma non era niente di che, si trattava solo di un normale accesso di servizio e collegamento. Non c’era nulla di speciale … almeno in apparenza.
“In apparenza …” mi ripetei pensando.
Finchè giunse l’ora della chiusura serale della chiesa. Essendo estate, spinti fuori gli ultimi turisti reticenti ad andarsene, chiusi il portone dalle mille chiavi e catenacci, e mi ritrovai davanti la chiesa deserta immersa nella luce vivissima della sera.
“A noi due adesso !” dissi a me stesso e a nessuno. E mi diressi dritto dritto all’altare laterale con l’intenzione di ispezionarlo a fondo, soprattutto dentro a quelle due porte laterali chiuse chissà da quanto tempo.
A quel tempo ero arzillo e saltavo come un grillo, e non mi fu difficile superare d’un balzo la balaustra dell’altare laterale senza aprire il cancelletto chiuso. Feci un po’ come l’ometto della pubblicità dell’olio: “Ops !” … e con un balzo atletico superai la balaustrata di marmo ritrovandomi ai piedi dell’altare con le due porte chiuse parte per parte.
“Cominciamo da questa di destra! … L’una vale l’altra.” Mi dissi, e iniziai a spingere il pesante portone chiuso.
“Chiuso !” considerai, “La chiave dove sarà ?” mormorai osservando un  buco di serratura nero come il carbone e ostruito da una grossa ragnatela. Un ragno ci aveva perfino fatto dentro un nido.
“Dev’essere un pezzetto che qui non c’entra più nessuno … Vediamo un po’ … Potrei cercare in Sacrestia.”
 
Infatti. Quella sera giunse il tramonto e poi la notte, che ancora ero lì a frammistare e arrabbattare in Sacrestia dentro a una montagna di chiavi di ogni misura, spessore, e forma. Chi non frequenta o non gli è mai capitato di darsi da fare dentro a un’antica chiesa di Venezia, neanche immagina quale esuberanza e ricchezza di cose di ogni genere possa contenere … Non solo cose preziose, esposte, e collocate in giro da rimirare, ma soprattutto oggetti posti nelle zone nascoste della chiesa: nelle Sacrestie, nei magazzini, nelle soffitte e nei controsoffitti, nei sotterranei, nelle stanze dell’Organo, negli archivi, nelle adiacenze e tutto il resto.
E’ un intero mondo zeppo di cose di ogni sorta, dalle aggeggerie necessarie ai riti di oggi, a tutte quelle dismesse lungo i secoli delle devozioni e delle tradizioni liturgiche di ieri e ieri l’altro. Un bazar credetemi ! … Certe kasbah orientali fanno ridere a confronto di quanto è conservato e raccolto dentro a certe chiese di Venezia. E’ una cosa davvero impressionante, soprattutto nelle chiese, Cappelle, Oratori e nei Conventi e Monasteri non toccati o sfiorati solo parzialmente dalla demenza devastante e distruttiva di Napoleone & C.
Erano quasi le nove di sera, insomma, quando quel giorno alla luce di una fioca e vecchia lampada, in preda a un languore giovanile di quelli che ti fanno spolpare subito qualcosa, che decisi di concludere la mia ricerca delle chiavi adatte per provare ad aprire quelle porte sbarrate dell’altare laterale.
Prima di “chiudere baracca”, allineai sul tavolone della Sacrestia cinque candidate grosse e pesanti che il giorno dopo avrei utilizzato per provare ad aprire quelle benedette porte, poi decisi che per quel giorno ne avevo abbastanza.
Sapete com’è la testa e la mente no ?
Ebbene quella notte sognai gradini in discesa, volte scrostate buie e scivolose che ovviamente scendevano sotto alla chiesa della Salute. Sognai una lampada che finiva la batteria, e di essere costretto a tornare indietro a recuperare un moccolo di candela per proseguire in quella ricerca strampalata un po’ alla Indiana Jones dei poveri.
Il mattino dopo giunse presto, e con lui la voglia di riprendere le mie ricerche da dove le avevo interrotte. A quei tempi “mi divertivo” a trascorrere gran parte dell’estate a far da custode, aprire e chiudere e vigilare sulla grande Basilica Veneziana che un vero Sacrestano non aveva più. L’ultimo se n’era andato prima in ferie, e poi in pensione per sempre … e poi sapete bene come sono le “striminzite” finanze dei Preti. Non c’erano soldi per assumerne un Sacrestano nuovo … Non c’era in giro la persona adatta … Si sarebbe dovuto pensare qualcosa … e intanto si decise di servirsi di un volontario … che sarei stato io … così che con quel servizio avrei potuto pagarmi almeno in parte le spese per studiare e il convitto del Seminario.
Giusto e bene !  Infatti, accadde proprio così. Non era il massimo per la mia giovane età di trascorrere l’estate intera dentro a quel chiesone, ma “feci di necessità virtù”, e “buon viso a cattiva sorte”, e mi ridussi a “guadagnarmi la pagnotta” e quei quattro soldi utili per poter proseguire gli studi.
Non avevo alternativa, in fondo, perché le mie tasche e finanze erano deserte e improbabili tanto quanto l’esistenza di quella famosa cripta sotto al pavimento della chiesa. Ma per fortuna c’era l’ombra del vecchio Rettore dalla mia parte, e approfittai di quella che si presentò come una buona opportunità per“galleggiare” dentro alla mia maturazione personale.
Tornai perciò a racimolare il mucchietto di chiavi che avevo lasciato sopra il bancone della Sacrestia la sera prima, e avanti di procedere all’apertura mattutina, mi affrettai ad avvicinarmi ai portoni chiusi dell’altare laterale per provare ad aprirli.
Prova la prima, prova la seconda, prova la terza … Niente.“Mannaccia anche al passaggio !” Una chiave era troppo grande, una troppo piccola, una troppo liscia, l’altra girava a vuoto. Il ragno che abitava la serratura s’era affrettato intanto indispettito ad abbandonare la sua tana distrutta, mentre io fremevo per l’attesa di riuscire a trovare la chiave giusta. Finchè accadde, proprio con l’ultima possibilità: la quinta.
Mi accorsi subito che era la chiave giusta, perché oltre ad adattarsi a meraviglia alla toppa, avvertii subito un gridolino che fuoriusciva dalla serratura. Diedi due mandare energiche girando verso destra, e ottenni in cambio un doppio cigolamento che si concluse con il portone che si rilasciò su se stesso aprendosi un pocchetto.
“Aperto ! … Ce l’ho fatta.” dissi a me stesso, e provai a spingere il pesante portone verso l’interno. Stavolta mi rispose un vero e proprio grido proveniente dai cardini superiori e inferiori della porta, mentre uno zaffo intenso d’aria umidiccia, salmastra e muffosa mi colse in volto. La porta si socchiuse appena quanto bastava per infilarmi dentro, una fessura poco più, e siccome ero magro e smilzo come un chiodo, accesi la torcia che mi portavo appresso m’infilai dentro senza esitare.
L’ambiente era stranissimo: un corridoio stretto e lungo e dal soffitto altissimo, illuminato solo scarsamente da un finestrucolo che si apriva sull’esterno della chiesa e del monumento. Quel che mi sorprese di più fu che l’intero ambiente era quasi del tutto intasato e occupato da alcuni immensi pezzi di un altare semovente in legno che era stato riposto proprio lì dentro. Davanti a me stavano ammassati alla rinfusa: gradini, pianali, balaustre e colonnette intarsiate e dipinte di legno. Un marchingegno pesante, massiccio, ingombrante al massimo. Era impensabile da spostare da solo seppure parzialmente.
A me interessava notare se c’era un qualche passaggio, un accenno di porta, una scaletta, un qualche pertugio o rientranza. M’infilai perciò ovunque potevo con la mia torcia accesa, e proseguii in quella maniera ad ispezionare per mezz’ora tutto il controllabile e ogni angolo possibile.
Niente.
Non c’era assolutamente niente. Ad ogni uscita verso le pareti e dal groviglio dei pesanti legni, finivo sempre per trovarmi davanti a un muro spesso e pieno. Nessun accenno e segno d’uscita o cose simili, se non l’altra porta alla fine del corridoio in corrispondenza del secondo altare laterale. La raggiunsi per essere certo d’aver controllato bene, e osservando per il buco della serratura, ebbi la conferma che si trattava proprio dell’altare vicino, non c’era altro.
“Ricerca infruttuosa …” commentai a me stesso, “Ora proverò con la porta opposta.” E ripercorsi a ritroso l’intero corridoio ingombro passando sotto e sopra a quella catasta di legname finchè riguadagnai l’uscita e entrata iniziale.
Mancava ancora un quarto d’ora al momento dell’apertura della chiesa, e togliendomi di dosso ragnatele e polvere, provai a inserire la stessa chiave dentro alla toppa della porta opposta all’altare. Stavolta mi creò vita difficile, perché pur entrando a meraviglia e confermandomi che era la chiave giusta, dopo un mezzo giro non voleva saperne di continuare a girare oltre fino ad aprirsi del tutto.
“E no cara mia ! … Non riuscirai a fermarmi !” dissi a me stesso, e senza deprimermi e perdermi in un bicchiere d’acqua, infilai dentro all’occhiello della vecchia chiave una seconda chiave facendo leva e perno e forza. Puntai il piede sullo stipite della porta, e la schiena sullo stipite opposto, e mentre temevo di spezzare la chiave dentro alla serratura: “clak!” mi rispose, e finalmente si decise ad aprirsi con mia grande soddisfazione.
Il campanile di San Marco suonò rimbombando solennemente le nove, e udii distintamente la folla dei turisti che già rumoreggiava di fuori ammassata sui gradini della scalinata della Basilica.
“Un attimo di pazienza ! … Che adesso arrivo !” dissi a me stesso più che ad altri, e m’infilai dentro al secondo passaggio in tutto simile a quell’altro che avevo appena visitato e ispezionato. Anche lì la stessa scena, identica: altri pezzi grossi e tozzi del vecchio altare semovente in legno smontato. Ancora gradini, paratie, intagli e pezzi da incastro … Il solito mucchio confusionario e accatastato pesantissimo e ingombrante che stavolta arrivava fino al soffitto.
Il passaggio, infatti, a differenza dell’altro era ancor più buio, e l’unica finestrella era quasi schermata del tutto da uno dei pannelli di legno posizionati proprio davanti. Di nuovo come un animale sgusciai ovunque e m’infilai dappertutto scrutando attentamente ogni angolo e rientranza di tutte le pareti. Per essere sicuro di aver guardato con attenzione, scrutai anche ogni metro del pavimento a caccia di una qualche botola improbabile, di un’apertura particolare, una lapide, o qualcosa di strano.
Niente, neanche stavolta, solo calcinacci scesi dal soffitto che era caduto a causa delle infiltrazioni e dell’umidità asfissiante che si respirava lì dentro. Sembrava d’essere nel chiuso di una miniera. Ricerca infruttuosa allora: stessa porta opposta in fondo al corridoietto, stessa assenza di entrate e uscite alternative. Niente entrata per la cripta ipotetica.
“Quella cartina del turista era sbagliata … La cripta se la sono inventata. Qui non si va da nessuna parte.” Mi spiegai e autoconvinsi aprendo qualche istante dopo il portone ai turisti scalpitanti ed entusiasti.
Tuttavia mi rimase il pensiero.
“Non c’era niente … ma potrebbe trovarsi altrove. Magari dove non te l’aspetti.” E da quel giorno iniziai a osservare ogni angolo della chiesa come mai l’avevo guardato, cercando di notare se per caso mi era sfuggito di notare qualcosa di particolare.
Poi sapete com’è, quando si è giovani c’è ben altro che ti frulla per la testa, e ora dopo ora le mie esigenze e le scadenze del mio “iter da futuro Prete” mi chiamarono e portarono col pensiero altrove. La faccenda del passaggio sotterraneo che portava alla cripta ipotetica della chiesa della Salute finì perciò nel dimenticatoio della mia mente per un bel pezzo.
Finchè un giorno …
Fine della prima parte/continua.
gen 31, 2016 - Senza categoria    No Comments

Oggi: 31 gennaio 2016.

Eyvind Earle_L'hiver est en grève

“La mente … la mente … è forse la cosa più bella che siamo. Anzi, forse noi siamo e coincidiamo con quella … quel sentirci proprio noi, unici e non altro … quella sensazione d’esserci, di apprezzarci vivi e noi stessi … Quel spalancare gli occhi un’altra volta e … intontiti, pesti, rallentati ancora dal sonno … sfatti da far quasi scoppiare lo specchio … e dire: Rieccomi qua !  … Ci sono ancora anche oggi ! … Sono io, il solito … quello di sempre.”

gen 29, 2016 - Senza categoria    No Comments

“VADO A VEDER CHE COSA FA IL DOLLARO …”

dollaro

La mia compagna ascolta le notizie del telegiornale, poi scosta la tenda della finestra osservando di sotto in strada dentro alla calle di Venezia.
“Che miseria questo inverno ! … Che grigio e buio … Non sembra finire mai né fuori né in tutto il resto del mondo.”
 
E crolla il mondo, si stoppa la Storia ancora una volta … è trascorso un altro giorno.
“Oggi sono di turno presto alla Jolanda …” mi spiega mio figlio molto prima dell’alba e appena riaccesi gli occhi.
Impazza il Carnevale a Venezia ?”
“Macchè ! Finora non c’è anima viva in giro … Solo quattro gatti intenti a tirar un coriandolo ciascuno.”
 
Rompo la confezione della nuova giornata, e mi ci butto dentro … Supero di fretta per strada nella penombra l’emiplegico solito del quartiere che passeggia incerto senza ausili dentro alla sua nuvoletta di fumo. Per la sorpresa d’incontrarmi, quasi inciampa, traballa e s’avvita su se stesso. Basterebbe solo un soffio in più e lo si farebbe stramazzare per terra … Scricchiolano sotto alle scarpe i pezzetti dell’asfalto sfatto per terra … Un merlo invisibile urla sopra ai rami le sue ragioni e gli affari suoi … L’aereo delle cinque e tre quarti plana giù brontolando tremebondo verso Tessera nascosto dentro alla nebbia … Le anitre allevate dai cacciatori starnazzano stranamente dentro al canale buio. E’ solo un cuneo acuto con i baffi che si allunga sempre più nuotando dentro al rio, un ratto grosso come un gatto che sta attraversando il canale e il loro territorio … Un automobilista nel buio del parcheggio romba e accellera sul posto scaldando la “macchina” … Poco lontano due camionisti dentro a un nugolo di luci rosse, fumo nicotinico e frecce lampeggianti attendono impazienti l’apertura dei magazzini accanto al Porto, chiacchierano in una lingua incomprensibile dentro all’aria che sa di frittelle e galani.
Salgo un ponte, percorro una calle, prolungo per una fondomenta disertata e deserta … e ripasso per la solita calletta bassa dove non c’è più la vecchina che stava affacciata spesso col gatto alla finestra. Abitava un pianterreno scalcinato spesso allagato dall’acqua alta, e se ne rimaneva lì “in finestra”, stessa vestaglia smunta a fiori “estate-inverno” … ad aspettare e a guardare chi passava o non passava.
“Bondì Sjor !” mi diceva pur senza conoscermi, vedendomi passare quasi ogni giorno. Era quasi un appuntamento poco galante.
“Bondì Sjora !” le rispondevo sempre di fretta “Come andèmo con quest’acqua ? … Che cosa fa ?”
“Ah … Niente ! … Sono abituata … Aspetto ! … Prima o poi scenderà di nuovo.”
 
Da qualche mese ormai gli scuri di quelle finestre rimangono chiusi … per sempre. Ormai non scuoto neanche più la testa … Passo allora davanti a monumenti spenti e vuoti … diventati lo spettro di quanto sono stati un tempo … Una volta nel cuore della notte prima dell’alba quelle finestre sulla parete di quella Chiesa s’illuminavano per fare accedere al Coro più di quaranta monache che scendevano ogni giorno a pregare e meditare … Oggi sono due occhi neri spenti che guardano un’aula vuota e depressa dimenticata da tutti … Non c’è più nulla.
Osservo l’orologio … devo sbrigarmi, il bus partirà fra poco. Ho solo cinque minuti … Perciò stringo la mano sullo zainetto e scarpono più veloce dentro alla notte. Ce l’ho fatta … L’ho preso al volo: sono salito dentro, ha chiuso le porte ed è partito subito.
La laguna è buia come la pece, e brilla come uno specchio lucido e nero … Gli alberi sono le solite dita nere e stecchite protese al cielo, steccarotti immobili in attesa della nuova rinascita … Fuori del finestrino del bus una prostituta sui trampoli, cappello di lana calcato in testa, e cosciotti all’aria è ferma accanto al distributore di benzina intenta a bere il caffè acquoso della macchinetta vicino a un uomo mezzo scoppiato e panciuto … Anche per lei è inverno … fa freddo di mattina presto … Sospiro e basta … Mi bruciano gli occhi e colano il naso … quest’aria sottile pizzica … che cavolo vi avranno mai buttato dentro ?
Anche il caffè della macchinetta dell’ospedale è amaro questa mattina … il “Femminario” è deserto … Vedo di sotto una collega piegata sulle pagine oltre il cortile scuro, sta scrivendo“consegne” dentro alla cornice di una finestra illuminata sostenendosi la testa … Attraverso i corridoi bui dell’ospedale … Quel volto dentro a quel letto terminale è davvero troppo giovane … La notte è quasi terminata, un altro ex collega dall’altra parte del mondo sta andando a letto mentre noi qui iniziamo la giornata.
Incontro Pino già pronto fin dall’alba, arzillo e pimpante come il solito:
“Dove stai andando ?”
“Boh ! … Non so … Non ne ho la più pallida idea … E tu ?”
“Vado a vedere che cosa fa il dollaro quest’oggi.” Ed è già scomparso zufolando e ciabattando giù per le scale.
Torna il silenzio ancora per poco … Butto il gel sopra alla testa perchè non mi scappino via i capelli … e soprattutto le poche idee … ed è già ora.
“Perché ?” m’interroga una collega senza aspettarsi risposta,“Perché questi vecchi vivono in eterno attaccati alla vita come l’edera al muro … mentre tante giovani vite se ne volano via sciogliendosi come gelato al sole ?” Sa già che non saprò che cosa risponderle, infatti mi legge nel pensiero e dice: “Lo so … Siamo qui per questo … Non ci resta che lavorare.”
 
Sorrido … si è interrogata e risposta da sola … quindi posso allontanarmi per la mia strada e incominciare il mio 9.814° giorno di lavoro … Scherzo !  … non conto affatto i giorni … ma fa lo stesso, oggi si va … come ogni altro giorno.
Osservo i volti, le persone, il lavoro, il tempo che si consuma … Un centesimo per ogni pensiero che mi frulla dentro alla testa … Sarei miliardario … Ma che farà mai oggi il dollaro ?
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