lug 1, 2015 - Senza categoria    No Comments

Venezia: … ieri, oggi e sempre.

 

“Molti di noi Veneziani di ieri, non più giovanissimi, ma ancora grintosamente attaccati all’oggi, non assomigliamo neanche vagamente ai famosi viaggiatori avventurieri di fine 1800, inizio 1900 che hanno visto, assaporato, cantato, scritto e dipinto di Venezia in maniera originalissima.

Non siamo certo paragonabili ad un Monet, un Sargent, un Ruskin solo per citare alcuni (non me ne vogliano gli altri), eppure sappiamo ancora emozionarci se vediamo un riflesso in un canale, un gioco d’ombre e colori nascondersi e apparire fra calli, campielli e corti, un tramonto infuocato o un incrocio disperato di rondini in cielo sopra alla nostra Venezia.

Esultiamo se riusciamo “una tantum” a salire in cima a un campanile, infilarci dentro a un portone di un palazzo lasciato socchiuso, un giardino apertoci generosamente, e ci sembra gran cosa rimettere piede e soprattutto occhi in qualcuna delle vecchie chiese ormai chiuse da decenni.

Ci estasiamo rimirando una vecchia foto e gli scenari della Venezia e della Laguna di ieri quand’era più viva di oggi, anche se era misera, antica e spesso degradata. Sentiamo ancora le Feste, la voga, il “Boccolo” e con un pizzico di nostalgia simpatizziamo col Leone di San Marco e l’idea della Venezia Alta e Regina sui Mari, il Doge e tutto il resto …

Che sia una malattia ?

Temo di sì. Una che a differenza delle altre, quelle pestifere e vere, è un bene esserne affetti. Non mi dispiace con altri miei concittadini intravvedere quello che non vede la folla dei turisti, sentire “parlare” le pietre e i luoghi, andare e riandare le vicende di tante isole e Contrade recondite, dimenticate e abbandonate, o salvate all’ultimo appello dall’incuria totale … E’ sentirsi vivi e meglio dentro a questo nostro microcosmo unico in cui il destino ha deciso di farci vivere e galleggiare … con grande nostra soddisfazione … ed una genuina punta di mal celato orgoglio.”

giu 27, 2015 - Senza categoria    No Comments

“UNA VENEZIA … INTORNO AL POZZO.”

John Singer Sargent_Venetian water carriers_c1880-1882

Di Venezia si dice e si è detto tutto … o quasi. C’è da dire quella qualunque, spesso volutamente non detta, ma per questo non meno curiosa, sebbene lontana dalle maiuscole e pompose vicende storiche che ben conosciamo.
E’ una Venezia con le buche per strada e le fognature scoppiate che racconta delle polpette rubate da dietro il vetro del bancone di un Bacaro di Rialto, inventandosi ogni volta di tutto e mille pretesti per far allontanare l’ostessa quanto bastava. Storie di vino annacquato e venduto sfuso travasato pazientemente da damigiane di campagna dentro a bottiglioni portati solennemente a braccia da bambini smunti e quasi cenciosi attraverso le solite callette, i ponti e le corti arcane e ombrose di sempre.
Non si tratta quindi della Venezia dei Palazzi e dei Dogi, del Ponte dei Sospiri e di Rialto, della Piazza delle Piazze con la Basilica dorata, né è quella dei Nobili Mercanti che hanno percorso e solcato in lungo e in largo l’Europa e il Mediterraneo. E’ una Venezia “casalinga”, un po’ “fuori porta”,inusuale, senza facciata e da retrobottega, con i vetri rotti delle finestre sostituiti da fogli di plastica trasparente o pezzi di cartone, e le rive e i gradini coperti di verde franati giù in acqua. Una Venezia di periferia ma non secondaria, apparentemente senza storia, vista in controluce e filigrana, nascosta fra calli e callette strette come capillari labirintici in cui perdersi, canali tortuosi dalle “acque morte”, a volte finiti del tutto in secca con la barca rimasta storta appoggiata sul fango.
Per certi aspetti, è un “tipo” di Venezia che oggi non c’è più ed è stata in gran parte trasfigurata, evacuata e cancellata, integrata e resa “altro e incolore”, come se un immaginario rullo compressore avesse macinato e livellato tutto: persone, eventi e cose. Dico di una città lagunare vissuta da popolani qualsiasi, uomini e donne alacri, Artigiani, Lavoranti, Marinanti e tanta gente senza volto nè nome dediti a vivere … punto e basta.
Sono, anzi, erano quei Veneziani vispi, vividissimi e arzilli, senza dei quali non sarebbe potuto accadere tutto quanto è accaduto nei secoli qui in Laguna. Gente schietta, a volte aspra e ruvida, tutta intenta soprattutto a procacciarsi il “pane quotidiano”, del tutto disinteressata ad apparire e primeggiare e lasciare tracce nella Storia.
Una Venezia fatta di lavoro e cantieri rimasti aperti per anni, edilizia popolare approssimativa e a volte abusiva con i camini fumosi aperti in calle a mezza altezza su grossolani buchi dei muri … e “posti barca” eternamente contesi nei canali dimenticati e senza uscita che non portano da nessuna parte. Una città di persone che s’assomigliano un po’ tutte … Quei Veneziani che si recavano al lavoro per una vita intera in maniera sempre uguale, senza squilli, “automatica”, attraversando albe piene di rondini e tramonti infuocati ma senza coglierli e gustarli. Un eterno uscire al mattino e rientrare a sera, percorrendo sempre la stessa strada, ripetendo ogni giorno le stesse cose … Donne casalinghe dietro e dentro a quei muri del tutto simili, tutte intente a correre dietro alla squadra dei figli, con la casa eternamente sfatta da pulire e risistemare, il pensiero fisso alla lavatrice da riempire o il bucato da stendere da una parte all’altra della calle, le spese da comprare e trasportare, la montagna mai appianabile delle cose da stirare … dentro a estati torride e sudate piene di zanzare da scacciare.
La Venezia accattivante e romantica dei turisti da ospitare ed accalappiare sembra sempre accadere altrove, sull’altra riva dall’altra parte del canale … lontano, forse solo a Rialto e in Piazza San Marco. Ricordo di quei Veneziani che ignoravano l’autunno pieno di mestizia e di tonalità tiepide tinta pastello che immagavano i pittori per le strade … ma vedevano benissimo l’inverno nebbioso, rigido e piovoso, con i vaporetti che non vanno mai e l’acqua alta fino e oltre alle ginocchia e fin dentro a casa … che sembra non voler scendere mai.
Una Venezia sempre uguale dei pensionati borbottanti e sdentati che camminano lenti ciabattando lungo le fondamente dritte che sembrano non finire mai davanti e dietro a loro passi … stretti dentro ai loro vestiti larghi fuori moda, a capo chino, pensierosi, intenti a far di conto con la magra “minima sociale”.Una città lagunare scanzonata, pratica, che la sa lunga … scarsa di elegante galateo, irriverente e dal linguaggio sciolto e sboccato. Qualche volta trasgressiva, disponibile “al miglior offerente” per necessità e per mancanza d’alternative più che per deliberata e lucida scelta.
Veneziani dediti di certo “alla causa di Venezia”, fedeli, ligi, devoti, tifosi quasi fanatici dello sport, delle regate e delle Feste pubbliche espressioni rimanenti della grande Serenissima che non esiste più … Una Venezia d.o.c., talvolta un “po’ bassa” e povera di cultura, dedita soprattutto a lavoro, affetti e semplice“campare” … desiderosa che ogni anno ritorni il tempo di tornare in Spiaggia al Lido, di celebrare la Festa del Redentore con i “Balòni e i Foghi”, i fasti di San Marco in Bòcolo, la Sensa di Venezia Regina che ha sposato e vinto i Mari, la Madonna della Salute con la candela e la castradina,Nadàl con le sue magiche atmosfere e i regali, Carnevale con le Marie, il Volo della Colombina che è diventata l’Angelo … e maschere, frittole, castagnole e galani, coriandoli e stelle filanti ormai capaci di durare tutto l’anno 
 
Erano e sono migliaia questi Veneziani di Contrada, spoliticizzati e un po’ disillusi che non vanno più a votare. Arrabbiati con i politici che considerano tutti imbroglioni a prescindere dal colore e dalla tessera, e senza peli sulla lingua li caricano d’epiteti e li canzonano per strada, sputano loro dietro e addosso a imitazione e in sintonia con quelli di Terraferma a cui riesce più facile scaricare un carro di letame davanti alla porta di casa di chi è stato smascherato  ed è andato in disgrazia a molti … Sono quei cittadini che si sfogano affidandosi ad altro: magari al Lotto, alle Lotterie e al Casinò … alle scommesse, ai Gratta e Vinci di turno, e perché no  ? … alle macchinette mangiasoldi da cui si spera di tirar fuori finalmente un colpo della Dea Fortuna …
Veneziani sognatori che sperano e sognano sempre di andare presto in pensione, riempiono i discorsi di ogni giorno con calcoli, finestre, percentuali ed uscite sognando di dedicarsi a viaggiare:
“Farei la bella vita … leggerò il giornale al bar di sempre davanti ad un Spritz o un Prosecchetto … oppure andrò a pescare con la canna in riva o in barca da mattina a sera … senza scadenze e impegni se non quello di morire…”
 
Sono quei Veneziani ultimi di una folla eterogenea, talvolta sgargiante ed esuberante, che riescono ancora a raccontarti della miseria e della fame del “Dopoguerra”. Quelli che si vestono ancora “a festa” alla domenica, indossando abiti fuori moda, mentre durante la settimana indossano generici connotati e atteggiamenti da “proletari”, perché sono stati gli ultimi che hanno per davvero lavorato in questa città prima che chiudessero per sempre le ultime lavorative dei cantieri della Giudecca.
Sono “i reduci e le reduci” dei tempi delle Tabacchine, delCotonificio, del Macello, della Fabbrica dei Cereri e dell’Arsenale. Oppure sono stati pendolari fino a Marghera:Montefibre, Breda, Montedison, o nelle Vetrerie e Conteriedi Murano … Gli ultimi Pescatori, gli Spazzini e i Postini di un tempo simili a guardie di quartiere che sotto alla pioggia sapevano tutto di tutti come i Barbieri e le Parrucchiere.
Fra questi c’erano anche i Gondolieri, quelli di un tempo però, non quelli benestanti di oggi, quelli che consideravano la barca, i canali, Venezia, la forcola e i remi quasi un prolungamento, un allargamento di se stessi. La tribù dei Camerieri, degliEsercenti dei bar e delle vecchie Osterie, gli addetti ai servizi degli alberghi dagli improbabili Portieri di Notte tuttofare capaci di parlare ogni lingua del mondo a gesti, i Facchini eTiracarretti, le “inservienti e destrigaletti dei piani” … Tutto un mondo a parte, fatto di servizi e salamelecchi, moine, gentilezze, riverenze, mance e opportunità.
E poi: gli Ambulanti di una lunga lista di mestieri scomparsi che si trascinavano in giro per Venezia con i loro volti caratteristici e originali capaci di procurare di che vivere a intere famiglie per diverse generazioni.
Venezia con i “Venditori di grano” per i colombi in Piazza San Marco, i Lustrascarpe sotto ai portici, “l’omino dei croccanti” e dolcetti caramellati ai piedi del ponte della Paglia, i Venditori di carbone con la gerla in spalla, Squeraroli eRemeri, l’“orbo cantastorie”, cieco, che cantava storie e pezzi di lirica ai piedi del Ponte di Rialto ponendosi in pendant a quello che offriva solo biglietti della Lotteria di turno.
Frittolere e Frittoline in chioschetti s’alternavano a Venditrici di minestre“succabarucca”, Granitere e Gelataie,Caldarostaie e Marronare. Nelle barche dentro ai canali passavano gli ambulanti delle Angurie, Cocco, Olio, Ghiaccio… mentre le Bigolanti vendevano per strada semplicemente acqua. Agli angoli di alcuni campi c’erano le Fioraie, leVenditrici di uova e verdure oppure alla rinfusa: i Venditori di bottoni nastri e “stricche-balacche” ... e lì, intorno al pozzo e alla fontana si lavava la biancheria dentro tinozze di legno e zinco e ci si spartiva la vita e i pettegolezzi su tutto il mondo.
Era uno spettacolo osservare le donne col di dietro in aria ondeggiante mentre chine dentro ai grande mastelli pieni di panni affogavano il bucato dentro a mille schiume, lo alzavano pesante e grondante, “spazzettavano” e strizzavano energicamente in aria con braccia muscolose tese e visi imperlati dal sudore e dalla fatica … ma sorridenti.
Altri “solitari della professione” offrivano in giro per Venezia solo attaccapanni, cartoline sfuse ai turisti, gondolette scontate perché affette da invisibili difetti, oppure con sombrero in testa e grandi baffoni uncinati e una cascata di vocaboli improbabili storpiati in “multilingua” e privi di senso, vendeva taccuini e portafogli di bassa qualità ma rigorosamente con la scritta:“Venezia”.
Sulla porta di casa o in bottegucce asfittiche lavoravano indomite Merlettaie, quelli che confezionavano a mano ciabatte e “Furlanine”, Calzolai, Stramassèri-Materassai, Tappezzieri, Fravi, Careghèta, Botteri, Robivecchi, Lustrini e Sarti … I Vigili Urbani, Carabinieri, Pompieri, Ambulanze e Pompe Funebri andavano in giro e si spostavano rigorosamente in barca a remi,  l’Ombrelletta-arrotino ossia il“Guètta” girovagava per ogni Contrada insieme al“Tacabanda” con piffero, tamburo e piatti attaccati ai piedi e braccia incrociandosi con garzoni fischiettanti con le gerle del pane in spalla o con ceste e vassoi cariche di dolci portati in equilibrio sulla testa.
In Campo San Bortolo, per le Mercerie o davanti a Calle della Bissa, o ai piedi del Ponte dell’Accademia gridavano gliStrilloni dell’edizione dei giornali della sera, sul bordo dei canali sostavano i “Gansèr” di professione per accalappiare e accostare le barche.
Esistevano ancora i “Fittabatèle”“Battipalo e Scavanacali”Spazzacamini e Spazzini biscottati dal sole o con lucide cerate sotto gli scrosci della pioggia, portando a spasso scope di saggina e bidoni ammaccati, unti e puzzolenti su carriole inverosimili che sembravano finestre con le ruote … S’aggiravano come presenza costante riconosciuta da tutti da prima dell’alba al tramonto per calli e campielli, su e giù per i ponti e per ogni angolo e anfratto nascosto della città finendo ogni giorno a “squacquarare” in osterie e bettole di cui facevano il giro completo … mentre fuori circolavano ad ogni ora le “Mamme dei gatti” sempre pronte a nutrire flotte numerosissime di corpulenti e pigri “Mici” randagi che erano i veri padroni e re della contrada e della città, sovrani indiscussi sui topi e pantegane, capaci anche di tenere in soggezione cani e qualche volta anche i “Cristiani”.
Tutto questo accadeva in una Venezia dai muri scrostati, condomini anonimi dalle scale erte e pavimenti dondolanti ancora in legno, aree cittadine ancora prive di fognature e di pavimentazione stradale, cavi del telefono pendenti come festoni da una parte all’altra su cui ci si allacciava in tanti alternandosi nella comunicazione … In certe periferie si rammendavano le reti per strada asciugandole al sole, stendendole sulle rive o appendendole ai muri delle case …. Ci si riforniva sottocasa di tutto quanto serviva per vivere entrando in bottegucce minuscole e buie ma benfornite, in cui si andava a comperare facendo annotare la spesa su un quadernetto i cui debiti bisognava saldare a fine mese, appena fosse arrivata “la paga”. Biavaròl, Lattaio, Luganeghèr, Fornaio, Ferramenta e Colori, Fruttariòl … sapevano tutto di tutti, ti vedevano nascere e parevano gente di famiglia … Nelle osterie fumose e giallastre si convergeva a bisbocciare, bere “un gòto”, fumare, raccontarsela di politica e lavoro e giocare a carte fino a notte alta davanti ai soliti che erano “amici e compari”, ossia “sòrma e bòni fioj” della vita da sempre.
Si finiva spesso fradici col cantare, ed era quasi normale che qualcuno venisse a ricondurre mariti e padri e fratelli e zii a casa “a braccia” dove c’era la moglie in ciabatte e vestaglia a fiori o la madre tondotta e carica di figli che teneva energicamente in pugno, pronta ad accoglierli, riempirli d’improperi e qualche pizzicotto fino a calargli qualche volta sulla zucca una buona ma amorevole randellata … In fondo continuavano a voler loro bene come i primi tempi della giovinezza, quando tutto era più facile e semplice e molto diverso dagli ultimi tempi.
Di mattina presto s’incontravano per strada Pescatoritrasandati, odorosi di “freschìn”, col secchio del pescato e dei molluschi, che andavano in giro a vendere e collocare porta a porta, nelle trattorie, osterie e ristoranti dov’erano conosciuti da una vita intera … Le donne calavano giù dai piani alti un cestino con la corda dove porci dentro il quotidiano già letto, la spesa, il latte e il pane portato a domicilio … oppure andavano in giro per la spesa cariche di sportule, borse e borsette … o tirandosi dietro uno sgangherato carrellino dalle ruote dondolanti che finivano per perdere per strada … Di ritorno dalla spesa donnine e vecchiette s’infilavano dentro a qualche bar o tabaccheria per bersi “un’ombra” o mangiarsi gli ultimi spiccioli giocandoseli al Lotto o sulle moderne macchinette mangiasoldi. Quasi ogni giorno c’era la fila all’entrata di certi sportelli dove si provocava la “Dea Fortuna” imbastendo e amalgamando numeri, sogni, desideri e cabale valutando quanto era accaduto di notte o capitato in casa e in giro per tutta Venezia durante il giorno.
Sul mezzogiorno, sul ciglio della riva o sulla porta di casa arrostivano il pesce sulla graticola nera e la carbonella inondando la Fondamenta di profumo e facendo venire l’acquolina in bocca a tutti i passanti.
Nei pomeriggi assolati e senza fine, alcune donne s’affacciavano alle finestre a chiacchierare con le dirimpettaie, o rimanevano rintanate in casa intente a canticchiare mentre preparavano la cena, o pulivano e spolveravano case povere, ma linde e lucidissime. Altre, invece, fra cui le più attempate, se ne rimanevano sedute in strada davanti a casa a “impiràr perle”, a pisolare, a lavorare a merletto, giocare a tombola,“giràr rosari”, o semplicemente a stare in “compagnia”spartendosi le novità e le preoccupazioni del giorno, mangiando l’anguria, cantando qualche vecchia canzone, o ripetendo vecchie usanze e proverbi, dicendo “strambotti”fino a “pisciarsi addosso dal ridere”… finchè poi calavano le ombre lunghe della sera.
Era una Venezia “estrema e periferica”, un po’ sfatta e concreta, aspra … Quella della Giudecca, Sacca Fisola, Castèo, Baia del Re e Santa Marta … Quella dei Centri Sociali raccogliticci, delle occupazioni abusive delle case sfitte, delle famiglie numerose di figli che a loro volta erano dediti ad occupare scuole, licei ed università intrigandosi a manifestare in piazza e per la strada. S’incazzavano, discutevano e s’arrabbiavano per davvero, scioperavano sul serio, pareva quasi un mestiere anche quello.
“Andavamo a caccia e aspettavamo fuori della porta i crumiri di turno … Non come oggi che si sciopera solo per scampare ed evadere interrogazione e lezioni … A Carnevale tiravamo addosso uova marce e borotalco alle donne in pelliccia per contestare lo scempio degli animali e della Natura … Facevano calare le serrande delle botteghe, bivaccavamo per giorni nei posti occupati fumando e facendo all’amore … e alla fine le ragazze rimanevano incinte … e allora erano guai e complicazioni per tutti, e ci toccava far giudizio finendo col sposarsi davanti all’altare o per lasciarsi e abortire fra mille problemi e difficoltà … Altri tempi ! … Ora le case del Comune e del Quartiere che occupavamo e frequentavamo tutto il giorno fino a notte fonda come fosse una nostra seconda casa, sono diventate rifugio dei tossici che sfondano porte e finestre murate e sbarrate, e tagliano la grossa catena che chiude l’entrata … Che miseria … Che tristezza …”
 
“Era una Venezia che a volte un po’abbaiava e ringhiava … Ma si sa: “Can che abbaia non morderà per davvero” … O per lo meno non lo farà sempre o spesso … La Storia ha sempre riservato sorprese …  e ci ha raccontato che in questi posti un venditore di souvenir è diventato terrorista spietato, un gondoliere ha saputo diventare Campione Olimpionico … un umile Patriarca ha saputo trasformarsi da chierichetto figlio di contadini addirittura in Papa Buono …”
 
“Era una Venezia di Contrada, popolare, apparentemente ostica e furba, un po’ temuta e talvolta prepotente, ma in fondo erano tutti “buona e brava gente”, desiderosa solo di sopravvivere difendendo in qualche modo quel poco che aveva o considerava suo … Oggi è rimasto solo lo scheletro di quel tipo di persone, la sagoma e la fama di quei tempi … e qualche bulletto che cerca di darsi un tono provando senza successo ad ispirarsi a quei “nomi” che non ci sono più … Non è certo un barchino regalato dal papà, col motore grosso, la prua per aria e lo stereo sparato a mille … né i tatuaggi, la cresta in testa, l’orecchino e i pendagli che tappezzano il corpo … nè tantomeno la parola grossa, sboccata  e provocatoria, il gesto intimidatorio che conferiranno a questi buzzurri un’identità simile a quella dei Veneziani di Contrada di ieri … Quelli sono inimitabili …”
 
“Quelli di oggi non sono dei duri, sono solo spacconcelli e sbruffoni, ragazzini esuberanti senza midollo …”
 
“Sono galletti, piccoli gaglioffi che vorrebbero incutere soggezione e mettere paura, ma che scapperanno subito quando arriverà uno “più forte e grande” che gli dirà soltanto: “Bùh !”
 
“La nostra Venezia di ieri era un po’ monotona e ripetitiva, non accadeva granchè … e non c’erano tutte queste folle e greggi di turisti asfissianti … Eravamo persone semplici, laboriose e ci accontentavamo di poco … La nostra vita accadeva lineare e un po’ piatta come le lunghe e uggiose giornate di pioggia invernali in cui Venezia sembra essere tutta uguale … Si finiva per vivere sempre lì dentro la propria zona e Contrada …”
 
“Pensa che mia sorella fino a quarantanni non è mai andata fino a Castello, dall’altra parte di Venezia … e mio suocero ha visitato Torcello solo a settant’anni … Immaginiamoci fuori dalla Laguna, altrove, in Terraferma … Andavamo in viaggio di nozze fino a Padova, solo i più fortunati raggiungevano Firenze o Roma …”
 
“Oppure fino a  Napoli, dove ci hanno rubato puntualmente tutte le valigie e l’orologio appena giunti e usciti fuori dalla stazione dei treni.”
 
“La nostra era una Venezia dalla Storia incerta, composta di memorie traballanti a cavallo fra miti e leggende … Ne sapevamo poco, ed eravamo privi delle conoscenze e della rigorosità scientifica del ricercatori, degli storici e studiosi di oggi … Ricordo di un nostro vecchio amico di tanti anni fa, che chiamavamo “il professore”. Era un appassionato di “Venezianità”, e ci raccontava di certe sue indagini mai pubblicate, raccolte e scritte da lui su fogli e foglietti ingialliti con la sua tipica scrittura svolazzante … Mescolava fonti sconosciute e citazioni dei Classici Latini, interpretazioni personali e brandelli di vicende storiche autentiche … Ci diceva che in un tempo remoto a San Silvestro di Rialto esisteva un “Tempio pagano delle Lagune” antichissimo, collocato sotto a dove oggi si trova la chiesa chiusa … poco lontano dall’Emporio di Rialto. Era entusiasta di dirci quella sua scoperta tratta da un mozzicone di notizia … Ci raccontava tutto con grande fervore, quasi con un senso di conquista … Diceva di una Laguna prima ancora che ci fosse Venezia, i cui abitanti erano salinatori e pescatori, ma assidui devoti prima ancora che si parlasse di Cristianesimo … La Laguna era quindi già da allora un luogo mistico, un posto d’incontro fra Cielo e Terra, molto prima che le isole fossero punteggiate da tutte le chiese e i monasteri di cui sono rimaste le tracce e i resti oggi … Non esistono più persone del genere … quasi cantastorie, cantori entusiasti del Passato.”
 
“Ai nostri tempi Venezia era ancora contornata dal cordone sanitario delle isole con i manicomi di San Servolo e San Clemente, i sanatori della Grazia e di Sacca Sessola … Erano attive anche le “Batterie” e le “Polveriere” delle Isole, ancora occupate e vigilate dai militari come San Giacomo in Paludo, la Certosa, la Madonna del Monte e tante altre … Ricordo ancora le ombre dei militari armati avvolti nella nebbia che andavano avanti e indietro lungo i perimetri di cinta o dentro e fuori dalle loro buie garitte “facendo la guardia” al niente … mentre la Laguna era attraversata dai Trabaccoli carichi di legna, carbone provenienti dall’Istria, e dalle chiatte discese dai fiumi …”
 
“Quando sono giunto ad abitare a Santa Marta, ormai più di trent’anni fa, ho fatto a tempo ad incontrare e conoscere uno degli ultimi che hanno segnato per davvero la storia minima di quella contrada veneziana. Era una specie di piccolo “boss” rispettato e stimato da tutti … Un uomo arzillo e pimpante, sebbene ormai avanzato nell’età, e risiedeva proprio nel mio stesso condominio. Era un personaggio apparentemente tranquillo e silenzioso, rigorosamente abusivo nel suo alloggio dal quale entrava e usciva alternandolo con l’ospitalità delle “patrie galere” … Era temutissimo, “un nome”, e sapeva tutti i trucchi del “mestiere” conoscendo “morte e miracoli” un po’ di tutti. A vederlo, sembrava un po’ “un’arma spuntata”, uno che aveva “già dato” vivendo la sua stagione migliore, un mezzo rubagalline, ma, invece, la sua fama e prestigio era ancora vivissima e continuava a godere di ampia considerazione. Aveva ancora tutto un suo “entourage” che si riferiva e fidava di lui, e di cui lui all’occorrenza si serviva “smanacciando” in tutta la zona del Porto … Mi diceva un giorno accarezzando dolcemente i riccioli del mio bambino: “Ecco che cosa mi è mancato nella vita: un figlio … Ma ormai è troppo tardi, son quasi “cotto”, e le mie “attività” sono ridotte ad essere un po’ da pensionato … mi accontento di suggerire “qualche buona dritta e dar dei validi consigli”  … Non ho più fisico per lasciarmi coinvolgere in azioni concrete più impegnative … Mi accontento di mangiare una volta al giorno …”
Mentre mi parlava l’avranno salutato almeno in venti passandoci accanto, e lui quasi ogni volta si avvicinava al loro orecchio per bisbigliare qualcosa … La sua intraprendenza e il suo “stile” tuttavia erano rimasti quasi intatti, anche se le sue “imprese” si era ridotte solo a impossessarsi dei tavolacci dei lavori pubblici fatti per strada per buttarli dentro alla stufa … o a gettare giù per la tromba delle scale un paio di Zingarelle troppo intraprendenti e dalle mani lunghe … insieme al loro grosso e determinato protettore che era accorso in aiuto.
Negli ultimi suoi giorno lo incontravo solo sul pianerottolo delle scale di casa, sempre gentilissimo e cordiale, con l’occhio ancora vispissimo e attento … finchè è giunto “al capolinea”, come diceva lui: “senza lasciare eredi e successori e portandosi “nel cassone” tutta la sua illustre fama”.
 
“Io, invece, ricordo un “poco di buono” che s’inventava ogni giorno mille cose per “sbarcare il lunario” per se stesso e la propria famiglia … Se comprava dieci sacchi di cemento per qualcuno arrivava con nove perché uno immancabilmente l’aveva “perso” ossia già piazzato per strada, o inspiegabilmente non glielo avevano consegnato. Lavorava, se lo faceva, dieci ore al giorno chiedendo che gliene fossero pagate o anticipate dodici o di più … Si sapeva quando partiva per qualche faccenda ma mai quando sarebbe tornato perché aveva sempre da compiere “complessi giri extra” da cui doveva trarre obbligatoriamente “qualcosa” … Se partecipava a un trasloco c’era sempre qualche cosa “inutile” da piazzare, un fagotto che “avanzava”, o qualche pezzo che prendeva in prestito e affidava “momentaneamente” a qualche rigattiere o antiquario compiacente. Chissà perché quando passava o c’era lui accadevano sempre cose inverosimili, o finiva per mancare misteriosamente qualcosa.
Però con lui e con i suoi metodi si riusciva anche a portare a termine con successo diverse “procedure e affari in sospeso”, e qualche volta si riusciva a sciogliere impedimenti imbrogliati e intoppi burocratici che andavano troppo per le lunghe … Ci pensava lui … Entrava in qualche ufficio, borbottava qualcosa in qualche orecchio, fermava qualche impiegato per strada, o andava in giro a “salutare” qualcuno o suonava qualche campanello d’abitazione …
“Ma come ha fatto ? … Come è riuscito ?”
“Mah ! … Miracolo ! … Mistero ! ” diceva guascone e sorridente intascando il meritato premio di mancia. Un giorno ci rivelò il suo trucco: “Dico solo che non ho alcun problema a dare loro fuoco alla casa … Non ho niente da perdere … Perciò loro ci cascano …”
Più di qualche volta chiedeva piccoli prestiti in contante da restituire entro un mese “promettendolo su moglie e figlia” … ma si sapeva già che quei soldi non si sarebbero più rivisti … Se ne “dimenticava” sempre …
“La mia memoria non è più buona come quella di un tempo … Beh … per questa volta, nel dubbio, scriviamoli sul ghiaccio …”
Diceva sempre di non aver mai bisogno di niente e di nessuno, non chiedeva mai “la carità”, odiava gli enti assistenziali e l’andare a chiedere l’elemosina per strada o in giro per le chiese e i conventi, ma più di qualche volta la sua famiglia languiva nel freddo dell’inverno, indossava abiti dismessi dai vicini di casa, mentre lui trascorreva ore davanti alle macchinette mangiasoldi o delle scommesse impegnandosi allegramente, visto da tutti, fino a 200-300 euro al giorno.
“Io so bene il fatto mio … e conosco bene queste cose … E’ solo questione d’imbroccare la combinazione giusta … e prima o poi sono certo che faranno la mia fortuna …” ripeteva sempre dentro al capannello che gli si formava inevitabilmente intorno. Nessuno mai l’ha visto vincere qualcosa …”
 
“Non c’è più neanche Gina che abitava di fronte a noi col suo balcone ricoperto da una cascata di fiori coloratissimi. La vedevamo spesso in cima ad una sua scaletta sgangherata intenta a canticchiare spensieratamente “Canzoni d’Amore” mentre cambiava ancora una volta le tende del soggiorno seguendo le stagioni dell’anno … Poco prima di Natale metteva su quelle lavorate e pregiate, “le tende buone per le Feste” … poi c’erano quelle “sgargianti e fiorite” adatte a Carnevale e Primavera. Più tardi era il turno di quelle traforate ed estive, sottili e leggere come una garza … per poi ritornare in autunno a quelle eleganti, ma “neutre e da battaglia” adatte per un salotto che fosse “di tutto rispetto … almeno fino a Natale.”
Oggi sul suo terrazzino è rimasto solo un mucchietto di vasi vuoti ammassati in un angolo sotto alla nuda e spoglia ringhiera di metallo. Sotto alle finestre dagli scuri sbiaditi che stanno andando in pezzi, è appesa una bandiera colorata “della Pace” slavata dalla pioggia e un lenzuolo sbrindellato con la scritta: “NO GRANDI NAVI !”. Non s’intravede più il salotto superspolverato e tirato perfettamente a lucido con la cera sul pavimento … si nota ora una bandiera nera dei pirati appesa alla parete e un poster di una giovane donna nuda con un lato arricciato e penzolante … Roba da studenti miserelli e sfaccendati …”
 
Potrei aggiungere mille altre cose e aneddoti di quella che è stata indubbiamente una Venezia più modesta, di seconda mano, ma in ogni caso non priva di un suo fascino. E’ come andare a frugare dentro alle pieghe di un vecchio abito elegante e prezioso ma dimenticato … con i buchi delle tarme, lo strappo ricucito e i bottoni mancanti andati ormai perduti.
“Si tratta comunque di una Venezia che oggi si prolunga e continua in quello che da anni spaccia sotto agli occhi di tutti, e si porta a letto la moglie spiantata del vicino che si paga in questo modo la dose … La Venezia dello sballo e del girare a vuoto su se stessi intasando fino a ore impossibili il Campo Santa Margherita e le zone limitrofe, costringendo la gente che vive in quei posti a trincerarsi, premunirsi, armarsi di telecamere, cancelli, dissuasori e quando altro … Inducendo le vecchiette già alle sei di sera ad inciampare fra mille piedi immobili sui gradini del ponte intasati di gente, indotte a chiedere il permesso per passare e a difendersi perché riprese malamente da quattro giovinastri squattrinati …”
 
“E’ anche Venezia delle coppiette che si appartano a far l’amore facendo dondolare la barca in mezzo al niente della laguna … la Venezia del vagabondo che dorme fra i cartoni sotto ai portici, in fondo a una calle, su di una panchina sotto al People Mover, o negli angoli più impensabili dei palazzi e delle Contrade usando come cuscino una borsa con tutti i suoi pochi averi.”
 
“E’ vero … è una Venezia un po’ squallida, senza trucco, scapigliata, di seconda mano … ma che in ogni caso accade ed esiste accanto a quella splendida dei turisti, delle manifestazioni internazionali, dei personaggi e dei convegni. E’ Venezia anche questa … un po’ color seppia, da dagherrotipo e vecchia stampa. Venezia un po’ dell’altroieri che va sfacendosi, consumandosi e scomparendo … o è già scomparsa del tutto.”
 
E’ come se si sciogliesse al sole un’epoca, portata via dall’ennesimo trasloco o dentro alla tomba di uno degli ultimi vecchi che ha terminato d’interpretare certi ruoli, certe storie e certi modi di fare.
Una Venezia anche così …
giu 27, 2015 - Senza categoria    No Comments

“UN BREVE PREDICOZZO …FORSE SI, MA ANCHE NO.”

Si diceva anche un’altra cosa l’altro giorno, sempre inerente agli “usi e costumi” di Internet e dei Social. Ossia della tendenza di questi strumenti di girare alla larga da certi contenuti, chiamiamoli importanti o seri e impegnati. E’ vero.

A differenza di qualche decennio fa in cui il discutere e il dialogare, il concertare ed esprimere opinioni schierandosi da una parte o l’altra, criticando e contestando, argomentando, e provando ad avere proprie idee e convinzioni era diventati più che un’abitudine e una moda; oggi si prova come la nausea, la ripulsa dal dire e dallo scoprirsi ed esporsi mettendo in pubblico quel che si è.

Non si tratta del banale “scendere in campo” interessato di qualcuno che intende mettere in piazza una parte di se per guadagnarci qualcosa spesso a discapito degli altri, e per questo disserta di questo e quello provando ad arruffinarsi l’intero popolo.

Così come è ingannevole un certo “mostrarsi, esporsi e parlare” legato ad intenzione di far proseliti, fanatismi vari e contrapposizioni che alla fine sono solo dannosi per la società perché contrappongono, dividono, aizzano i peggiori istinti e spingono non a dialogare ma imporre la propria opinione. In questo oggi a volte si è ottusi, e spesso medioevali, assolutisti e intolleranti.

Quel che manca spesso è il gusto semplice e genuino d’incontrarsi anche parlando, di condividere le proprie incertezze, i desideri, gli insuccessi e le proprie conquiste. Le piazze, le agorà, gli stadi, gli arenghi, i Fori in realtà sono nati per questo … per far incontrare, conoscere, star insieme, far crescere la consapevolezza delle persone.

Ecco che manca e forse si teme in questo nostro mondo attuale detto moderno: la voglia di crescere dentro e insieme, saperne di più, provare sentimento ed emozione … Li si considera troppo spesso come cose noiose e superflue, marginali e rinunciabili.

Per questo siamo spesso apatici, chiusi dentro ai nostri comodi gusci, o a caccia di sempiterni sballi ed evasioni … perché si preferisce un più facile e innocuo vuoto spinto e ludico che la fatica di esserci in qualche modo anche con la testa e il cuore.

Parlare: smaschera e rivela … e molte volte, anche se ci vantiamo d’essere liberi e senza tabù … in realtà abbiamo paura d’essere nudi.

Ma non con o senza mutande … ma far vedere quel che siamo e sentiamo veramente. E’ meglio un clic anonimo e silenzioso, protetto e a distanza … piuttosto che correre il rischio di dover incontrare qualcuno per davvero in carne e ossa, magari arrossire o piangere e farsi cogliere impreparati o forse emozionati … Sono i pro e i contro di questo nostro tempo tormentato e guerrafondaio … carente di vera Pace e spicciola quanto quotidiana serenità.”

 

giu 26, 2015 - Senza categoria    No Comments

26 giugno 2015

Eugene Boudin_Pêcheuses à Berck_1875

“Si diceva ieri, tanto per parlare … Guardare su Internet e frequentare i Social significa “scorrere via” un po’ di foto in fretta e dedicarsi a leggere non più di dieci righe di “qualcosa” … Al massimo si clicca un paio di “mi piace” per farsi sentire, oppure anche no … a volte è meglio rimanere silenziosi e anonimi ad ascoltare e vedere come affacciandosi da una finestra. Se proprio si è di voglia, si può cinguettare una riga, mettere un # … ma anche quello a volte è frustrante: ti sembra di balbettare, d’essere dislessico … ma soprattutto richiede impegno … Allora si lascia perdere perché non si ha più tempo … ma soprattutto perché annoia, o perché si dovrebbe mettersi a pensare e leggere sul serio … e allora la cosa diventerebbe impegnativa, e o non ne vale la pena o non se ne ha proprio voglia … che passatempo altrimenti sarebbe ?”

Ho già scritto e superato le dieci righe fatidiche … Perciò sono già al massimo, al confine della disponibilità possibile, oltre alla quantità d’attenzione concedibile.

Io lo faccio a posta … nelle prime dieci righe di solito non dico quasi niente … per scoraggiare chi “non ne ha”, chi è insofferente e non è interessato … Chi, invece, vuole osare e “faticare” … beh … basta dedicarsi e continuare …

E il dipinto di Eugene Boudin “Pêcheuses à Berck” del1875 che ho postato, che c’entra in questo discorso ? … Niente, è solo un pretesto, un’immagine per provare ad attirare l‘attenzione e poi parlare di tuttaltro … se uno si è spinto a leggere fin qui, oltre le dieci righine tollerabili intuirà …”

giu 25, 2015 - Senza categoria    No Comments

NOTTI MAGICHE !

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La notte da sempre possiede un suo fascino, spesso è magica per quel suo avvolgente e buio senso misterioso … E’ un contenitore di emozioni e sensazioni speciali perché ti fa sentire insieme indifeso e smarrito nel buio, ma anche raccolto e protetto, ti fa provare quel senso di alcova e riservato, intimo … Penso alla notte dei poeti, degli amanti, dei furbi e degli accadimenti segreti … e poi c’è la notte in ospedale … e allora il mondo si rovescia, ed è tutta un’altra cosa.
L’ho vissuta ed esperimentata anch’io per molti anni, “in diretta”, quando svolgevo il turno di notte. Non è cambiato niente: è sempre quella da quanto mi raccontano ogni mattina i colleghi “smontanti” che vado a sostituire. Non potrò mai dimenticare le loro facce alla fine delle fatidiche dieci ore del turno. Soprattutto quelle delle donne … che di giorno quando arrivano all’inizio del turno sono sempre perfette, “in tiro”, delle Madonne pompose, lisciate, truccate, eleganti, fresche e preparate … e quasi tutte “brillanti”.
Al mattino verso le sei e mezza è tutta un’altra cosa: sono sfatte e cotte, con le occhiaie scure, il trucco mezzo cancellato che a volte cola, i capelli “raccolti e sistemati alla meno peggio”, per non dire scomposti e alla “Medusestyle” … il rossetto che c’è e non c’è più, mezzo mangiato … le unghie perfette a volte strisciate o spezzate, l’andatura stanca e pesante, a volte strascicata nella peggiore delle situazioni. Perfino le parole sono incastrate, a volte “s’intorcolano” in bocca impastate sulla lingua … è la stanchezza.
“Che notte ragazzi ! … Non guardarmi neanche per favore … Mi sento la Befana, e sono quasi dislessica … Non vedo l’ora di andarmene a casa … Datemi un letto ! … E che non mi vengano a dire che di notte non facciamo niente … che si dorme e basta … Se qualcuno me lo dicesse adesso … Credo che non sarei in grado di rispondere delle mie azioni … Ma lasciamo perdere … Veniamo al dunque dai … ti do le mie consegne … scrivi …”
 
A volte mi fanno proprio tenerezza le mie colleghe ridotte così … e anche i maschietti non è che siano ridotti meglio, anche se loro sono “machi” e cercano di dissimulare al meglio la loro condizione. Dopo tanti anni ho “l’occhio clinico” al riguardo e non mi sfugge quanto siano anch’essi sfatti e bisognosi di andarsi a “restaurare” un poco. C’è poco da fare … il nostro lavoro “chiama e riduce così”.
“Segna … segna ! … Scrivi, appuntati tutto … dillo ai Dottori, alla “Capa” e ai parenti che notti ci capita di trascorrere per quattro soldi … Se rinasco ! Vado a fare piuttosto la … Lasciamo perdere va ! … Allora: abbiamo cominciato subito alle dieci.
 
“Andrei a ballare adesso … Mi alzo e vado a ballare con mio marito …” ha esordito la sei/quattro in piedi accanto al letto.
 
“No cara. Adesso tu non ti alzi per niente e non vai a ballare da nessuna parte … Ti do le goccine e te ne ritorni a letto a dormire tranquilla … Perché adesso è notte e domani dovrai andare in palestra … E servirà che tu sia riposata e pimpante … Ascolta me … Andrai a ballare un’altra volta … E questa è stata la prima.”
 
Sorrido, senza commentare … E’ sempre così … questo è solo il minimo che può accadere in una qualsiasi delle notti.
“Vado oltre, nella camera seguente, e c’è n’è un’altra.
 
“Siamo a Mestre vero ?”
 
“Si. Signora … siamo a Mestre.”
 
“Nella stazione di Mestre ? … Secondo me vi sbagliate … Qui siamo a Milano Centrale … Non capite niente. Date solo informazioni sbagliate …” ci ha detto scocciata la prima paziente entrando a destra.
 
“Non sono mica il capotreno Signora … siamo in ospedale …”
 
“Maleducata ! … Non si deve prendere in giro una povera vecchia … Siamo clienti da anni. Ci dovete un po’ di cortesia e rispetto … almeno per l’età … Già siamo confusette per conto nostro … se ci date anche indicazioni sbagliate ci farete finire chissà dove … Farò debita protesta scritta alla vostra direzione …”
 
“Va bene Signora … siamo a Milano Centrale … di là si cambia per Bergamo e Mantova … Però adesso mi mostri il biglietto e poi si metta a dormire … la sveglierò quando arriveremo al capolinea … Le sistemo qui i bagagli, le rimbocco le coperte e le metto accanto la bottiglietta dell’acqua, la caramella, il cellulare e le riviste … Ma adesso dorma, si metta tranquilla, che adesso partiamo … Fischia la partenza Antonella ! … Ecco stiamo andando, stiamo uscendo proprio ora dalla stazione … Buon viaggio Signora … Ma che mi tocca fare … e questa è un’altra.”
 
Faccio il segno di una piccola onda sui miei appunti, accanto al numero del letto e della stanza. Significa: “Paziente confusa, sonno problematico.”
 
“Poi andiamo avanti … e non era ancora mezzanotte … Andiamo a rispondere ad un altro campanello per l’ennesima volta fra una padella e l’altra, un carrello da rifare, una dimissione e una cartella da intestare … Entriamo dentro alla “sedici”. C’è sempre quella tutta panza e collo, con gli occhiali da sole di notte, che chiama: “Paolo ! … Paolo !” con voce tremula, tagliente, che sembra il sibilo di un serpente …”Paolo !” … grida a voce alta, con gli occhialini dell’ossigenoterapia alzati sulla fronte come un cerchiello, e i quattro capelli rimasti sparati ad ogni vento … “Oh ! … Siete venuti qui per avvelenarmi ? … Dai ! … Dai ! Venite avanti se avete coraggio ! … che ora chiamo la Polizia … Paolo ! Vieni a soccorrere la mamma !”  e ha chiamato per davvero il 113 … Che notte ragazzi ! … Eravamo ancora lì all’una di notte a spiegare per telefono alla Polizia, con quella là con gli occhietti stretti a fessura e allucinati … e poi in diretta telefonica con la figlia al cellulare per provare a gestire a distanza la mamma cercando di tranquillizzarla.”
“Devi rimanere calma, professionale, e portare pazienza ancora qualche giorno … e poi mi sciacquerò via in ferie …” mi sono detta …”
 
Mi piacciono le mie colleghe … perché sono partecipi di quanto accade, non subiscono distrattamente e passivamente il loro lavoro. Non se lo lasciano cadere addosso, ma lo interpretano, lo vivono attivamente lasciandosi coinvolgere. Non accade sempre e ovunque.
“Alle tre ha chiamato per la centesima volta la sei … Aveva voglia di chiacchierare e raccontare: “Mio figlio è un uomo buono, servizievole, gentile … si vergogna perché non porta più soldi a casa … non viene più considerato dai suoi, né da sua moglie nè dai suoi figli … Lui è uno che muore di fame piuttosto che domandare qualcosa  … mangia se c’è … Faceva l’autista e il capo lo stimava molto … poi è arrivata la crisi e gli hanno posticipato di cinque anni la pensione lasciandolo però a casa senza lavoro … Non si può vivere in sei con 1000 euro al mese e con due figli che devono ancora studiare … Siamo tutti sempre senza soldi … Dalli a me che io li do a te … sono sempre quei pochi che girano … Per fortuna che c’è ancora la mamma, che sarei io, che ha fatto la formichina per tutta la vita … Finchè sarò viva pagherò io, poi qualcosa succederà … A me basta poco: io vivo con un macchiato al mattino, me lo faccio bastare …”
“Brava Signora … è meritevole da parte sua questa generosità … E’ crisi per tutti, ne sappiamo qualcosa … Anche i nostri figli sono laureati ma ancora a casa o in eterna ricerca di un qualche lavoro … Ma adesso ci dorma sopra che è notte … e domani sarà un’altra lunga giornata … Buonanotte …”
 
“Grazie cara … Buonanotte …”
 
“Spengo la luce ed esco … e passano appena due minuti … Risuona e chiama di nuovo, è ancora lei …
 
“Che succede Signora ?”
 
“Volevo dirle che è davvero un’infelice goliardata quella di dare da mangiare ai gabbiani cibo adulterato o addizionato con i lassativi … La nostra bella città e il nostro litorale si stanno trasformando in luoghi e spiagge in cui piove merda … Non c’è confine alla creatività ma anche alla demenza umana …”
 
“Ha ragione Signora … è proprio uno scempio … ma adesso dorma. Non ci pensi più a queste notizie … che forse è meglio …”
 
“Allora ho male alla gamba … e anche al ginocchio …”
 
“Le ho dato la terapia antalgica al bisogno, l’ho posturata e sistemata con tutti i cuscini … Adesso dorma Signora …”
 
“Va bene cara … Ma sa che forse adesso ho anche un po’ di nausea … Devo aver mangiato pesante ieri sera … Sono uscita fuori a cena con mio figlio al ristorante … e sa come sono quei ristoranti asiatici, con tutti quei piattini dai sapori strani … Credo di aver mangiato qualcosa …”
 
“Signora siamo in ospedale e sono le tre di notte … Non si è mai spostata da qui, non è andata la ristorante con suo figlio … e ora sarebbe meglio riposare …”
 
“Si cara … hai ragione … siamo in ospedale e devo dormire … Ma quei ristoranti Cinesi cucinano davvero pesante …”
 
Esco dal “sei” e passo davanti alla “tre” dove sento canticchiare … alle tre di notte.
“Finalmente la sento canticchiare ! … Un po’ fuori orario magari … Di solito è sempre così cupo, ombroso e preoccupato …”
 
“Anche l’uccello in gabbia canta … Così come cantavano i Neri mentre lavoravano nelle piantagioni … Canti quando sei disperato … E’ così che è nato la musica Blues, una musica singolare e bellissima, ma disperata e triste … E’ il famoso: “Canta che ti passa !”
 
“Piace anche a me il Blues e il Jazz … ma ora riposi … o perlomeno canticchi sottovoce per non svegliare gli altri …”
 
“D’accordo ! … Nnnnn … Nnnnna, Naa …” e l’ho lasciato lì a ritmare e dondolare la testa inseguendo le sue melodie e soprattutto le sue preoccupazioni. Sono senza parole … Spesso quel che si nota esternamente di una persona tradisce e cela perfettamente quello che uno si porta dietro e prova dentro. Poi qualche volta sprizza fuori ed emerge qualcosa, si capisce di rimando … intuisci da qualche mezza voce, cogli un pettegolezzo, uno sfogo … E scopri mondi nascosti, apparenze fasulle, disperazioni mascherate da allegrezza e spensieratezza … Scrivi ! racconta anche questo … a te che piace scrivere … Hai scritto qualcosa anche stanotte ?”
 
“E come no ? Scrivere è la mia inquietudine … una fame e una sete che non mi si sazia mai. Credo che vi dedicherò il mio prossimo libro …”
 
“Ma dai ? … Proprio a noi ? … ai colleghi ? … Ma guarda un po’ … non me lo sarei aspettato … Ci conto sai … Vorrò vederlo se fai per davvero … Beh … Tornando a noi … Alle quattro la stanza due era vuota … E allora mi è toccato andare in giro a cercarlo … Alla fine l’ho trovato in fondo, nell’angolo estremo e buio della terrazza … A guardar le stelle sotto alla pioggia e a fumarsi l’ennesima sigaretta … “Non ho più sonno e sono pieno di dolori … fumare mi calma e mi aiuta a resistere …” mi ha detto.
 
“Non era forse meglio chiamarmi ? … Che magari le davo qualcosa di analgesico ?”
 
“La notte è ormai andata … e poi sono stufo d’imbottirmi di medicine … Provo a resistere … così faccio qualcosa … oltre ad ascoltare le chiacchierare di quelli che stanno di sotto accanto alle automobili del parcheggio … Mi hanno svegliato e non sono più stato capace di riprendere il sonno …”
 
“Ma sta piovendo e fa freddo …Venga dentro al riparo almeno …”
 
“Non morirò di certo per questo … Mi lasci almeno ammazzarmi col fumo …”
 
“Quante ne fuma ?”
 
“Ufficialmente una decina al giorno … ma da quando mia moglie mi ha lasciato arrivo tranquillamente a due pacchetti al giorno … ma questo non si può dire.”
 
“Ah … queste donne … Che cosa combinano … Ma venga dentro per favore … Che non si prenda qualche malora”.
 
“Le donne sono un male necessario … Come il morire … che è vedere il mondo da un altro punto di vista.”
 
“Anche il filosofo adesso … Venga però a filosofare dentro … e finalmente siamo rientrati spingendogli la carrozzella fino ai piedi del letto … e anche quella è andata … Che notte ! … Lasciamo stare il suono continuo delle telemetrie dell’altra parte del reparto … Per fortuna non è accaduto niente di urgente questa volta … Ci sarebbe mancato solo quello … e allora “lo spettacolo” sarebbe stato completo … Solo routine dai Cardiologici … niente infarti e fibrillazioni strane … Almeno stavolta … Verso le cinque abbiamo rifatto il giro dei cambi …
 
“Tòn ! … Dormi !” sento uscire dalla camera “sette” … “Tòn !” sulla testa: “Stai zitta e buona  !”… “Tòn !” ancora una volta: “Ti ho detto di smetterla !” … “Tòn !” sulla guancia: “E allora ? La smetti sì o no ? Non ti devi muovere ! Hai capito ? Guarda che ti meno !” … e ho sentito ancora l’inconfondibile suono delle sberle che cadevano addosso e in faccia … Non ci ho più visto … Sono entrata d’impeto … ma per fortuna mi sono trattenuta e ho ripreso con gentilezza quella badante infame … Spiegami tu perché una deve guadagnare cento euro a notte,  in nero esentasse, e menare una vecchia in quel modo perché non le permette di dormire tranquilla tutta la notte accanto al letto ? … I familiari si fidano dell’apparenza, del sorriso, della finta gentilezza e pagano per rimanere a casa tranquilli … “La mia mammina è in buone mani ! ” dicono e pensano … Eh ! Proprio mani … Mi veniva da entrare dentro e menarla io quella badante … Vigliacca ! … Fatela subito sistemare in giornata dalla “Capa” … che non voglio più vederla girare da queste parti fra i nostri malati …”
 
Scrivo anche questo sul mio fogliaccio: “Badante da sistemare in stanza sette”.
 
“Mi danno proprio fastidio certi personaggi che dicono di prestare assistenza … Sono il disonore della nostra categoria e della Sanità in generale … E spesso rimangono nascosti e impuniti … Ne scoprono e fermano uno, mentre ne rimangono impuniti dieci … Ne ho sentita un’altra di recente: “Adesso mi cederai anche la proprietà della tua casa, il conto in banca te l’ho già preso e vuotato … Mi darai anche gli ori di famiglia e i soldi della pensione che tieni in cassetto … Devi capire che non hai scampo e sei nelle mie mani … Dopo ti chiederò anche il divorzio … perché sei diventato solo una povero pazza da rinchiudere da qualche parte … Ed è quello che vorrò fare con te … Ti farò ricoverare prima o poi da qualche parte … è solo questione di tempo. Ho già trovato l’accordo con uno psichiatra che pago ogni volta centocinquanta euro a seduta … Devi solo compiere il passo falso giusto, il gesto sbagliato …” ti rendi conto ? Questa la sono venuta a sapere … li hanno fermati in tempo … Ma per uno che si “brinca” nove la fanno franca … In che mondo triste che viviamo ! … Che brutta gente che ci gira intorno … Ma questo non c’entra con la notte … era tanto per dire …”
 
“Beh in fondo non è andata così male stanotte … Ne avete avute ben di peggio …”
 
“Vero ! … ma ogni notte ti sembra sempre peggio della precedente … Non mi abituerò mai al turno di notte …”
 
Infine: gran finale !
Mentre stavo ancora ascoltando e appuntando … è accaduto un tonfo sordo e inconfondibile che ha fatto tremare tutto il reparto. Ci siamo guardati solo un attimo negli occhi senza aggiungere niente. Abbiamo tutti capito la situazione al volo: è caduto qualcuno giù da un letto. Mollato tutto, siamo scattati tutti all’unisono come una molla e siamo corsi in direzione del rumore sordo.
Nel corridoio c’era silenzio, stranamente in quel momento non suonava neanche un campanello di chiamata.
 
“Saranno stanchi anche loro dopo aver suonato tutta la notte.” ha commentato la collega.
Siamo entrati e usciti di fretta passando in rassegna tutte le stanze … e finalmente abbiamo notato il letto stranamente vuoto nella stanza “sette”.
“E qui ! … al sette !” e infatti nella penombra ai piedi del letto c’era un fagotto bianco contorto che si muoveva e lamentava appena impercettibilmente, ancora attaccato alla sacca del catetere ancorato al letto, e al deflussore della flebo che ora stava facendo impazzire tutti gli allarmi della pompa d’infusione.
Senza tanti discorsi ci siamo attivati, sono scattati i nostri automatismi di sempre: uno è corso a chiamare il medico di guardia ed è tornato portando “il carrello degli attrezzi”, con gli altri ho fatto capannello intorno alla malcapitata:
“Dai forza ! Tutti insieme al tre … Solleviamola, e rimettiamola a letto ! … Uno, due eeeeeee … tre ! Ecco fatto … Ma dove volevi andare ? … Ma guarda che notte … Mancavi solo tu … Arriva ‘sto Medico ?”
 
Inizialmente la donna malata ci guardava smarrita senza dire niente, poi si è ritrovata e ha riaperto gli occhi osservando il soffitto.
“Volevo andare di là in cucina a preparare il caffè a mio marito … anzi, scappare via, uscire fuori da questa situazione che non riesco più a sopportare … Non ne posso più … e Patatràc ! … mi sono ritrovata per terra … sono caduta dal letto … e ho male sulla gamba, o forse no: è la spalla … o forse la testa … Ho male dappertutto … Basta, vado via ! … Non voglio niente, lasciatemi stare … Non fatemi più niente …”
 
“Dai cara … Calmati … Rilassati, che altrimenti è peggio … Adesso arriva il Medico che ti darà qualcosa per il dolore e per togliere questa agitazione inutile … Mi raccomando … Non far più questi colpi di testa … anzi, questi tuffi di testa … Ci vediamo la prossima volta … Vado ragazzi … Vado via, che non ne posso più … Pensateci voi a spiegare e scrivere … Credo di aver dato abbastanza … Ho due gambe pesanti e gonfie come due trombe … Mi sento una balena spiaggiata … Vi saluto !”
“Vattene via … Dai … Buona notte e buon riposo …”
 
La notte è terminata almeno per la collega che si è allontanata ciabattando nel corridoio deserto, mentre qui continuava … perché in un certo senso qui nel reparto d’ospedale la notte continua sempre, non esiste giorno e notte … Qui il tempo è come scoppiato, forse non esiste più, s’è rotto anche lui come questa gente che affolla questi letti mai raffreddati … A noi Infermieri di continuare a provare a galleggiarci dentro meglio che ci riesce … vivendo.
giu 24, 2015 - Senza categoria    No Comments

24 giugno 2015

Indian_pigments a Goa

“Continua a piovere in questa notte … scorre la pioggia monotona insieme al tempo lavando Venezia … E’ una notte vestita di silenzio, come se tutto fosse immobile, in pausa, in attesa … La notte sarebbe fatta per dormire, o per vegliare insonni, per far l’amore, per lavorare, per soffrire, per nascere e morire, per ronfare sonoramente fino a svegliare tutti gli altri … La notte è anche pensiero, colore … sfumature del vivere, attimi che volano via e si consumano come un respiro, come una goccia d’acqua che scappa via imprendibile fra le dita delle mani … Colore è un lampo intenso, guizzante da una parte all’altra spezzando il cielo … Provo a prenderlo, imprigionarlo nella mente, spalancarlo e scoprirlo dentro nella sua pienezza … senza scottarmi e fulminarmi, sognando altro … aspettando l’alba e il sereno che torneranno di certo.”

giu 22, 2015 - Senza categoria    No Comments

PAPA FRANCESCO AVRA’ IL CORAGGIO ?

cardinali 

Dopo un bel po’ di tempo, sono incorso in un altro dei miei“caffè” impegnativi per non dire difficili. Non è il solito caffettino al bar di passaggio, ma è ogni volta un momento per ritrovarsi insieme piacevolmente riguardando ai vecchi tempi condivisi. E guarda caso, dopo un po’, “caschiamo sempre lì” … ed è quasi ovvio visto chi siamo.
Il nostro però rimane un discutere sereno fra vecchi amici, anche se le nostre strade si sono da tempo divise e seguono percorsi davvero differenti. Non c’è astio in questi scambi di opinione senza pretese, ma sono scambi franchi, senza peli sulla lingua … Valutazioni che di certo lasciano il “tempo che trovano”, ma che aiutano a capire meglio quanto si sta vivendo e verso dove si sta andando.
“Senza nulla togliere a questo Papa Francesco la cui simpatia e affabilità è sotto gli occhi di tutti, rimane sempre però quell’alone di perplessità che lascia l’amarezza in bocca … Sembra sempre che debba accadere qualcosa di “grande”, che questo Papa ingrani finalmente la marcia buona per la Chiesa, l’accellerata di cui avrebbe bisogno … e, invece, no … rimane sempre a girare in tondo … non dico ai blocchi di partenza, ma …”
 
“Non vorrai mica dire che questo Papa non sta portando una ventata di novità e di rinnovamento all’interno della solita Chiesa ? … Mi pare sia plateale come lui stia toccando ampiamente certi tasti scomodi finora poco considerati e affronti argomenti e problemi su cui finora la Chiesa ha sempre detto e soprattutto fatto poco. Dai ! … Siamo onesti … Questo è un Papa con i controfiocchi … Un Papa veramente degno …”
 
“Nessuno dice di no … Però manca il meglio, il coraggio di osare sul serio … Si è sempre fermi all’antipasto e non si riesce mai ad iniziare a far sul serio per davvero …”
“Mi pare che questo Papa non le mandi proprio a dire … S’è pronunciato e si sta esponendo alla grande su tanti temi scottanti … Credo che stia anche pestando i piedi a qualche potente …”
 
“Ed è forse proprio questo il punto … Dovrebbe pestare i piedi di più e per davvero … Non far solo finta e minacciare di farlo mediaticamente …”
 
“E’ tipico della Chiesa questo atteggiamento … Si trincera sempre dietro l’opportunità di affrontare certe scelte … Usa sempre il metodo della prudenza, della pazienza, del “parlare alla nuora perché intenda la suocera” … Non prende mai le cose di petto … Dice e non dice, spera sempre che certe cose rientrino da se, che il tempo faccia il suo corso, che certe situazioni si sedimentino e risolvano da sole, oppure che emergano alla lunga distanza … ma senza infierire, senza arrivare a richiami e reprimende clamorose …”
 
“Strano questo atteggiamento … E’ il giusto contrario di quel che la Chiesa ha sempre fatto con gli altri … E’ sempre stata pronta a inquisire, processare, condannare e sopprimere in fretta e furia … ma quando si è trattato di se stessa si è sempre mostrata clemente, possibilista, capace di tolleranza estrema, di misericordia e di benevolenza …”
 
“Ricordo il buon Cardinale Ce’ nostro amato Patriarca che mi diceva sempre: “In fondo oggi la Chiesa sta vivendo una delle sue stagioni storiche più felici … Nonostante tutto oggi è un tempo in cui la Chiesa si sforza di essere maggiormente autentica e trasparente rispetto ad altri secoli e momenti d’incertezza e infedeltà … C’è quindi da essere ottimisti e volere bene a questa Chiesa …”
 
“Mi par pochino … E’ vero che è sempre meglio considerare il mezzo bicchiere pieno, ma è altrettanto vero che non bisogna dimenticare l’altra metà che è mestamente vuota … Certi atteggiamenti della Chiesa di oggi sono veramente meschini … Sarà anche bravo questo Papa Francesco … ma non mi sembra che intorno a lui si stia tutti remando dalla sua stessa parte … C’è ancora troppo marcio dentro a questa Chiesa di oggi … E non mi sembra che tutti i Prelati e dintorni stiano adottando lo stesso metodo e atteggiamento che incarna Papa Francesco … A volte mi sembra proprio una voce solitaria che grida in un deserto globale …”
 
“Non credo che gli vogliano tutti bene dentro alla Chiesa … Credo che Papa Francesco sia un Papa scomodo … Non mi meraviglierei se un giorno o l’altro ci scappasse qualche mal di pancia e qualche veleno … Il buon Albino Luciani insegna: ha toccato certi tasti scomodi impunemente … e in pochi giorni è stato male, anzi malissimo da rimanerci morto … e senza autopsia … senza lasciar traccia di qualche diniego nei suoi confronti e senza apparente opposizione al suo operato …”
 
“Ecco … Siamo alle solite illazioni e sospetti gratuiti … Sempre quelli … Non facciamo drammi e accostamenti azzardati … In fondo non ci sono prove su certi fatti … Evitiamo d’incorrere nei soliti luoghi comuni che si riferiscono ai complotti vaticani, agli inciuci e alle malefatte ambigue dentro alla Chiesa … La Chiesa è peccatrice è vero … E’ fatta da uomini che possono anche sbagliare, ma rimane sempre il Popolo di Dio in cammino … che intende convertirsi ed essere fedele al suo Signore …”
 
“Definizione esatta da Catechismo … Classica … Ineccepibile … ma mi hanno sempre detto: “che quando ci sono tante galline che cantano qualcuna di certo ha fatto l’uovo.” … Voglio dire che non sono tutte maldicenze e sospetti infondati quelli che si rivolgono alla Chiesa in questi giorni … Un Cardinale, e dico un Cardinale, uno dei vertici della Chiesa, il top … quelli che dovrebbero dare il buon esempio, essere il riassunto positivo delle doti del Cristianesimo … Ecco proprio quelli tacciono al Papa gli imbrogli, le spese pazze, le corruzioni, lo spreco dei soldi pubblici, le finte Case della Provvidenza … Ma dai ! Dove sarebbe finita la vera Carità evangelica, l’amore per la Verità e tutto il resto ? … Come fanno questi alti prelati ad andare poi a celebrare la Messa come se niente fosse ? … E poi vanno a ossequiare e baciare la mano al Papa … E’ il bacio di Giuda !”
 
“Vero ! … Papa Francesco decanta tanto la revisione dei fatti scabrosi perpetrati da qualche grosso nome … Ha sospeso qualcuno, richiamato qualche altro … ma sempre in maniera morbida, con clemenza e bontà … Insomma, non ripaga come si dovrebbe certi gesti, non taglia alla radice certe mancanze e certi malaffari … In altri contesi umani … Quando sbagli così tanto, quando sei così inadempiente: sei fuori, vieni degradato, tagliato. Nella Chiesa invece no, al massimo gli dicono: “Birichino … devi emendarti …” Com’è possibile che si parli tanto di povertà e di vita umile, quando è risaputo che tanta parte del clero vive in maniera sontuosa, spreca grandi ricchezze in cose futili, vive festeggiando e abbuffandosi come ai vecchi tempi nel lusso sfrenato … Papa Francesco sarà anche andato nelle favelas e avrà anche accolto i clochard in Vaticano … ma molti Preti e Monsignori sono troppo lontani da atteggiamenti simili, sono troppo alla deriva … sembrano proprio ignorare certi indirizzi presentati da questo Papa … Hanno pochino di povero …”
 
“Sembra che certe scelte siano facoltative, secondarie per alcuni … Che basti, per esempio, scrivere qualche bella letterina come questi giorni per condannare e richiamare l’operato dei Governi sull’accoglienza dei Migranti … Sembra che le autorità della Chiesa si accontentino di richiamare tutti all’ordine buono delle cose attuando sempre quella forma paternalistica e sussiegosa che la Chiesa ha sempre avuto nei secoli … Ma perché non spalancate voi per primi le porte per davvero ? Perché non vi tirate su le maniche dorate e buttate in campo fin dai nomi più prestigiosi ? … Non ditemi che non avete risorse …”
 
“Ma loro non spostano con un dito quello che pretendono gli altri rimuovano in fretta …Lo dice anche il Vangelo stesso: “Impongono pesanti fardelli agli altri … mentre loro se ne fregano di cambiare e far meglio” … Parlano tanto d’accoglienza e di apertura … Non li vedo spalancare a sufficienza le comode canoniche, i loro vuoti conventi, le loro colonie e case e alberghi per ferie, i loro vescovadi lussuosi per accogliere i miseri che annegano per mare. Tante parole e poco costrutto … Si accontentano sempre di chiedere ai fedeli, di domandare generosi contributi, di chiedere l’8 per mille, di pretendere che altri si attivino … Non vedo in atto tutta quella generosità e povertà evangelica che si dovrebbe … Il Papa forse avrà sempre le stesse scarpe e avrà dismesso di usare il Vaticano … ma il resto “dell’allegra brigata” mi pare che per certi aspetti continui a spassarsela tranquillamente …”
 
“Ha ragione … Macchine di lusso, Preti in crociera, sfarzo di certo … Ho sentito che quasi ogni Vescovo che cambia sede smantella quanto ha costruito il predecessore, riedifica a modo proprio … Non è uno spreco questo ? … Non gridano vendetta certe spese inutili, un certo operare che va contro le vere proposte del Vangelo ? … Quando la Chiesa uscirà del tutto da certe pomposità e abbraccerà per davvero uno stile di trasparenza e morigeratezza ?”
 
“E vero ! … Proclama la Verità, la coerenza, il giusto mezzo … e poi è quella che evade le tasse, che non difende in diritti dei suoi sottoposti, che da lavoro con le minori garanzie sociali: “Ti assumo, ma non ti devi mettere a far figli”, ho sentito dire anche di recente … S’intrallazza nei bilanci rigorosamente coperti, si fa la cresta sulla sanità e sui bisogni fondamentali cercandone guadagno …”
 
“Ci sarebbero molti tasti delicati da toccare … E’ giusto per esempio mantenere in vita il più a lungo possibile una persona in condizione vegetale e irreversibile … quando vieni poi a scoprire che quella è solo una garanzia di guadagno ? … Interessa la Vita o impinguare il portafoglio ?”
 
“Questo è di certo fumo scuro che funesta e adombra quanto di buono sta facendo Papa Francesco … Non è che lui possa con la bacchetta magica cambiare “ipso fatto” tutta la Chiesa … Esistono delle dinamiche radicate al suo interno che sono difficili non solo da rimuovere, ma anche da toccare … Servirà tempo … In ogni caso questo grande Papa sta dando un indirizzo inequivocabile … Sta indicando una buona strada da seguire … Servirà tempo perché accada un rinnovamento significativo dentro a tutta la Chiesa e in faccia la mondo … Bisognerà aver pazienza e fiducia …”
 
“Forse di tempo ce n’è ancora poco … Credo che questo nostro tempo frema alla ricerca di autenticità e di sincerità … che sia tempo di dismettere identità fasulle e di prestigio che mirano solo a se stesse … Non vedi come le persone in massa sono disilluse e non si fidano più di tanti ciarlatani e attori parolai ? … Guarda alle recenti votazioni politiche … Quasi la metà degli Italiani non ha partecipato … Perché mai ? Perché non c’è più credibilità, perché chi si propone a governare non è coerente con quanto promette, e con i fatti non concretizza quanto si prefigge … C’è troppa corruzione, infedeltà e imbroglio, troppa disattesa dei sani principi a favore dei propri bassi interessi … E così è anche per la Chiesa … Perché le chiese sono ormai vuote salvo qualche parentesi felice ? …”
 
“Non sono vuote … Guarda che seguito ha Papa Francesco …”
 
“Non facciamoci ingannare dalle panoramiche mediatiche dei media … Sono ingannevoli … Andiamo a vedere le realtà quotidiane concrete e locali … Dove sono queste folle, questi grandi numeri ? Siamo onesti … non ci sono affatto. Papa Francesco di certo merita quel che merita … ma è solo una rondine isolata che non fa per niente primavera … Servirebbe altro, di più … Una presenza autentica più capillare.”
 
“Credo che Papa Francesco stia richiamandoci tutti a dare molto di più … ad essere molto più genuini …”
 
“Siamo sempre lì con i discorsi … Si parla bene e si razzola non dico male, ma parzialmente, sempre senza osare del tutto … Ad esempio: Papa Francesco ultimamente parla tanto della donna … Bello, bene … La donna qua, la donna là … la protagonista numero uno della famiglia, l’anima della società, un’identità da promuovere e difendere … Tutte cose giuste e belle, ma perché non equipara del tutto la donna dentro alla Chiesa ? Perché la donna rimane sempre la Suorina di serie “B” o la Laica consacrata dentro alla Cristianità … Perché non sacerdozio in pienezza, addirittura vescovado e cardinalato alle donne ? Ci sarà mai una donna Papa ? … O si dovrà solo parlare della Papessa e di tutte le porcherie storiche perpetrate dai Papi scavezzacollo ? … Questo voglio dire: manca il grande salto … il coraggio di far per davvero …”
 
“Forse non sono maturi i tempi …”
 
“Frase fatta … tipica di ambiente preteresco …”
 
“Fai presto a parlare … in fondo anche tu te ne sei andato … Non hai avuto il coraggio di osare … Non è facile cambiare, crederci fino in fondo, cambiare l’intimo delle persone … Ci vuole una grande forza di spirito e grande disponibilità … cosa che molti non hanno …”
 
“Allora sarà meglio lasciare perdere … Non far proclami ed ergersi come esempio e come maestro … Chi occupa certi posti deve essere modello e manifesto di coerenza … non solo scena fittizia. Preferisco un eremita solitario e silenzioso in cima a una collina con la chiesa vuota e cadente che vive di preghiera e penitenza piuttosto che certi faccioni pingui rossovestiti e chiacchieroni che se la spassano nuotando dentro a grossi bilanci infischiandosene dei dettami di Gesù Cristo … La Chiesa non è un’azienda, un’industria … ma mi sembra che continui spesso ad essere tale …”
 
“Papa Francesco è modello sincero dell’intenzione opposta … Credo sia una figura storica di grande coerenza e autenticità … In mezzo a tanta incertezza … mi sembra un segno chiaro del Cielo.”
 
“Speriamo rimanga tale, che anzi cresca e diventi ancora più efficace … In questo tempo in cui vacillano sempre di più le Madonne sanguinanti e traballano i circoli danarosi che ruotano intorno a tanti veggenti … In questa epoca in cui finalmente si scoperchiano tanti soprusi perpetrati impunemente dalla Chiesa, tante inadempienze interne, contrapposizioni fra conservatori e innovatori, ottusità, fanatismi e falsità d’intenti … servirà per davvero un esempio di alta coerenza a cui ispirarsi e rifarsi … Ben venga quindi Papa Francesco … ma speriamo che osi di più … e che non rimanga da solo a combattere contro i mulini a vento …”
 
“Credo esista una logica storica che si ripete e non si riuscirà mai a cambiare … Lo stesso Gesù Cristo in fondo ha fallito inizialmente … L’hanno fatto fuori, l’istituzione religiosa stessa l’ha misconosciuto e la politica l’ha crocifisso … Gli stessi suoi discepoli l’hanno abbandonato … Quindi fin dai suoi albori la Chiesa è sempre stata abituata alla sua criticità e alla sua fragile consistenza … Il messaggio del Cristianesimo è sempre stato di frontiera, innovatore, provocatore … e quindi come tale fastidioso e importuno per il comodo vivere di tutti … E’ nella sua identità intrinseca quello di faticare ad affermarsi e lottare con la propria incoerenza interna, oltre che contro quella costituita dal mondo civile … Quindi non c’è niente di nuovo sotto al sole … Il destino della Chiesa sarà sempre effimero … sempre privo di successo vero, totale … Ci sarà sempre soltanto un piccolo manipolo di fedelissimi in mezzo a tanto chiasso e seguito solo formale. E’ il destino del Cristianesimo … e questo procedere un po’ “solitario” di Papa Francesco lo conferma … Per questo merita la nostra stima … e la nostra fiducia …”
 
“Se son rose … fioriranno, quindi ?”
 
“Non credo che alcun seminatore vada a seminare senza una speranza di giungere a un qualche raccolto … E il seme prima di produrre deve necessariamente morire, passare per il tempo dell’inverno e dell’inapparenza infruttuosa …”
 
“Credo farebbe bene a certi porporati ed Ecclesiastici un po’ d’inverno …”
 
“Beh … mi pare che Papa Francesco lo stia procurando … annunciando però anche la primavera …”
 
Stavolta il caffè si era per davvero freddato del tutto. A me non piace berlo freddo, perciò volevo ordinarne un altro, ma ho desistito. Non volevo andare a finire chissà dove con questi discorsi … L’ho ingurgitato lo stesso, sgradevolmente. Sono rimaste allora le parole … che secondo me contengono in ogni caso qualcosa di “dolce” e gustoso.
giu 15, 2015 - Senza categoria    No Comments

“IL SINDACO … SOTTOSOPRA …”

doge 

“Emma ! … Emma ! … So preoccupada stamattina deve ancora aprire gli scuri della finestra … Emma !”
“So viva … So viva … Antonia … ero in gabinetto …”
“Sai com’è … si pensa sempre al peggio … quando si è vecchi …”
“Ciò ! … Fasemo i corni … Non mi vorrai mica morta ?”
“No … per carità ! … Ma se non rispondi … penso sempre sia accaduto qualcosa …”
“Qualcosa di brutto immagino …”
“Esatto …”
“Si dice che chiamare la morte di qualcuno gli si prolunghi la vita …”
“Meglio così … anche se penso che in realtà non si chiami un bel niente … e sia solo preoccupazione da amica …”
“Ho fatto tardi a guardare el Sindaco nuovo …”
“Ma come ? … Pareva non ti interessasse …”
“Cosa vuoi … in televisione non facevano vedere niente … e ha vinto la curiosità …”
“E allora chi ha vinto ? …”
“Brugnato …”
“Brugnato ?”
“No … come si chiama: Brugnetta, Brugnaro, Brunone … Non mi ricordo, imparerò presto …”
“Ah quello del balòn … del gioco del calcio … Speremo ben … che el fassa vedere una bella partia …”
“Mah … Vedaremo i fatti … Intanto da basso xe scoppià un’altra volta la fognatura … Ghe xe tutta la merda in strada … I pensa solo alle navi e ai soldi …”
“Eh … vedi che ho ragione … Questo è solo un esempio … Sono passati bianchi, rossi, verdi e neri … ma le cose sono sempre le stesse o forse sono andate sempre peggio … Le fogne sono state fatte male e son rotte … e rotte son rimaste … “
“Ma adesso vedrai che con questo nuovo Sindaco andrà tutto meglio … Aggiusterà anche queste … come tutto il resto …”
“Vedremo … Intanto el cielo ha smesso di piangere …”
“Avrà i suoi motivi … visto come siamo messi … Hai sentito della frontiera ? … Siamo proprio invasi di gente … Non sanno più dove metterli …”
“Fra poco ce li metteranno anche in casa nostra … Chi ha un posto letto libero dovrà far posto …”
“Beh qui a Venezia siamo abituati da sempre … Abbiamo sempre accolto tutti …”
“Basta che non mi diano una spinta quando sono per strada … A volte corrono come matti con tutte quelle sporte in spalla …Niente acqua ai geranei oggi ?”
“Non ti pare che abbiano bevuto abbastanza ieri ? … Sono ammegati …”
“Oggi ho la visita di controllo dopo sei mesi …”
“Ah … speremo bene… che sia la volta buona …”
“El dottor dei tumori dice che va tutto bene … che il peggio dovrebbe essere passato … Ma servirà anni per star tranquilla …”
“Ma tu come ti senti ?”
“Non mi vedi ? … Bene … proprio bene … ho anche messo su qualche ciccia …”
“Ehi vecchie brontolone ! … Cominciate fin dal mattino presto a spettegolare !”
“Oh … mancavi solo tu …”
“Guarda di non ucciderti di lavoro e di fatica !”
“Remigio: riguardati … non pensare solo ai soldi !”
“Si … quali ? … Quelli che non ho … Non vedi che mi tocca andare a pescare quattro pesci marci ogni mattina per continuare a sopravvivere …”
“Falso … falso come Giuda … Sappiamo tutti che hai i soldi dentro al materasso …”
“Vecchie carampane in fresca … Maldicenti … Avete la lingua lunga come el Sottoportego della Bissa … Vivo solo con la pensione del lavoro …”
“Avrai quindicimila euro al mese … altro che la nostra minima da vecchie casalinghe …”
“Quindicimila fulmini che ti venissero in tasca Emma … No ho neanche le lacrime per piangere … e sono anche in affitto … Non sono mica padrone di case come voi !”
“Eh  non piangerti tanto addosso … che pagherai si e no all’Ente dieci euro al mese … come ai tempi del Cucco …”
“Sì … ma la casa mi casca in testa tanto è messa male …”
“E che cosa vorresti ? Avere anche un palazzo sul Canal Grande ? …”
“No … ma almeno che la casa non assomigli a un pollaio in rovina …”
“E poi saremmo noi le brontolone !”
“Vedrai adesso col nuovo Sindaco !”
“Non farmi parlare … Non farmi parlare …”
“Non sei contento de Brugnato ?”
“Vado … Vado … altrimenti mi scappano i pesci …”
“Mai contento ! … Mai contento … Vedrai come andremo in meglio adesso !”
“Antonia … adesso non slargarte troppo … che deve ancora incominciare …Intanto impara almeno a dire il nome giusto …”
“La solita sofistica …Vado dentro … che fa freschetto, e devo ancora far colazione … e ho la gatta che mi sta grattando tutta la cucina per la fame …”
“Ostrega de bestia ! … Non ha pazienza e ha sempre fame !”
“Eh … Cosa ti pare ? … Come i politici ! … Vado perché mi sta rovinando il tappeto del soggiorno con le unghie …”
“Fermala ! Fermala ! … e dalle da mangiare poveretta … non essere tirchia !”
“Spero che il nuovo Sindaco dia una pensione anche a lei … Mi costa un patrimonio in pappe …”
“Una volta i gatti mangiavano di tutto … e costavano niente … s’arrangiavano …”
“Adesso no … Sono diventati signori anche loro … Vogliono tutto pronto e subito … Se le butto un pescetto invece di mangiarlo gioca fino a domani mattina …”
“Non sa neanche riconoscerlo ?”
“Macchè … hanno perso tutte le loro maniere selvatiche …”
“E’ cambiato tutto, anche le bestie … non solo il Sindaco …”
“Vado Antonia ! “
“Buona giornata cara ! … Ci ritroviamo dopo in campo con la spesa ?”
“Sì … come al solito … Andiamo a sentire le novità … Ostrega ! … Mi è andato sopra e fuori il latte suo fuoco ! …”
“Ah Ah Ah …. Ciacola, ciacola … Vedi che succede !”
“Colpa tua ! … Ti me fa perdere dietro al Sindaco …”
“Se andà sottosopra anche lui stanotte!”
 
Il Televideo Rai conferma i dati: “Venezia è andata al Centro-Destra. Ha vinto Brugnaro col 53,21% dei voti … ma ha votato solo il 47,1% dei Veneziani.”
Assenti più della metà ?… Povera Venezia in ogni caso … ha perso ancora … Ma oggi è un altro giorno.
Che piaccia o no … si ricomincia.  “Evviva il Doge ! … ops … il Sindaco !”
giu 14, 2015 - Senza categoria    No Comments

“NOTTE EMMA ! … NOTTE NOTTE.”

pioggia-e-acqua-alta-a-venezia

“Emma ! … Emma … ci sei ?”

“Certo … sono viva … “

“Hai visto che acqua oggi ?”
“Mamma mia … quanta ne è cascata …sembriamo un pan inzuppato … Certi “scravassi” e certi lampi e toni !”
“Sei andata a votare per il Sindaco ?”
“Macchè … con tutta questa pioggia avevo paura di cadere … Se mi rompo un femore … chi è che me lo aggiusta … il Sindaco ?”
“Io sono andata a votare appena aperto … poi sono rimasta a casa tutto il giorno …”
“Maledetta pioggia … mi ha rovinato i geranei … Chi hai votato ?”
“Quello giovane, con la faccia da buono …”
“Sarebbe quello del pallone e della pallacanestro ?”
“No … quello dei Tribunali …”
“Ah … quello grosso che fa l’impresario, mi pare che faccia case …”
“No … Emma ti fai confusione ! … Sei come la Virginia che ha ancora sul pergolo le luci di Natale ?”
“Poveretta … l’altro giorno era giù in calle in sottoveste …”
“Eh … ci sono tanti strambi in giro anche se sono vestiti normali … Ha lavorato tanto … Povera donna: si è tirata su quella famiglia così grossa … tutti quei figli … ”
“E con quel marito tremendo … sempre dentro e fora … che non le dava mai una mano … Bravissima … e guarda ora come è ridotta … sempre sola …”
“I figli abitano troppo lontano … e poi lei dice sempre di farcela benissimo da sola …”
“Si … ma adesso perde qualche colpo …”
“Mah ! … Povera creatura … Speriamo che col nuovo Sindaco qualcuno le dia una mano …”
“E stassera c’è anche l’acqua alta … pioggia e acqua alta … Sindaco bagnato … Sindaco fortunato …”
“Sindaco bagnato … Basta che non si sia fatto addosso per la paura …”
“Poveretto … gliela chiami nera … Comunque per stanotte sarà fatto …”
“Suoneranno le campane allora !”
“Sì … se non si sono vendute e mangiate anche quelle … Domani mattina all’alba sapremo …”
“Allora ci conviene andare a dormire l’ultima notte tranquilla … perché da domani le cose potrebbero andar peggio …”
“La solita fiduciosa eh ?”
“Cosa vuoi … la vita ti costringe ad esserlo … Notte Antonia !”
“Buon riposo cara … a domani .”
“Speremo de rivederse … Notte … Notte …”
 
Dentro al buio della calle di una Venezia umidissima si chiudono le finestre e sbattacchiano cigolando gli scuri … Il giorno è terminato insieme alla giornata di Emma e Antonia … Poco più in là, un mototaxi mette la retromarcia … poi marcia avanti piano … ancora marcia indietro al minimo … L’acqua si ravvolge e sovrappone, “s’imbovola”, s’arriccia e si rimescola … Ora il motoscafo sta immobile a pochi centimetri dall’arco del ponte … Effettivamente è troppo basso … non si passa. Scivola piano all’indietro, accosta alla riva … Scendono tre turisti carichi di valige.
“Tanto siete arrivati … il vostro Hotel è lì avanti … soltanto a pochi passi, saranno cento metri … Maledetta acqua alta … e anche il Sindaco che non fa niente …”
I turisti pagano la corsa, sorridono e ascoltano ignari … non capiscono e s’allontanano.
“Povero Sindaco … è colpevole prima ancora di nascere …”
giu 14, 2015 - Senza categoria    No Comments

“VENEZIA … 14 GIUGNO 2015 …”

 Il vicino di fronte fuma al buio immobile sulla finestra … la biancheria svolazza e s’incapriola stesa sulla corda fra un capo e l’altro delle case e della calle … Il solito ubriaco felice rientra cantando rovistando e borbottando a lungo sulla porta … Ruggiscono i condizionatori e un motoscafo lontano in manovra dentro al canale devastando il silenzio notturno … Uno del quartiere pedala alacremente in bici recandosi a pescare … i tombini sobbalzano in serie al suo passaggio, mentre le zanzare danzano cantano la loro languida canzone fastidiosa … in pendant col giro noioso e sempre uguale della lavatrice … I primi canti dei merli sugli alberi, rispondono i gabbiani stonati in alto … Poi scendono a strappare e tritare i sacchi della spazzatura spargendola ovunque …Sotto a un cielo imbronciato e incerto come i Veneziani s’è fatto giorno ancora una volta … una Grande Nave arriva attraccandosi silenziosa al molo … sembra un fantasma candido che vola leggero sollevato sull’acqua senza toccarla.

Un uomo si avvoltola di giornali e in una coperta lercia iniziando a dormire sopra a una panchina del grande campo … alcuni passi rimbombano nella calle deserta come passasse un intero regimento … si alza la serranda di un locale, ne esce un odore acre di fritto, cucinato, sudato, marcio e cotto … un lavorante asiatico trascina fuori un sacco pieno d’immondizia e di bottiglie vuote … la guardia notturna ripone nello zainetto la pistola … la notte è trascorsa, anche se sento ancora un leggero russare dietro a quella porta … ora tossisce un paio di volte, lo sento voltarsi e rivoltarsi infastidito e sudato nel letto … infine si alza, un laconico saluto, un cenno con la mano … e inizia la giornata sbadigliando.

Sbatte una porta poco distante … la brezza del primo mattino gioca con la tenda del soggiorno: la sconquassa, la piega, l’avvolge e imbovola, la contorce e la lascia andare … la gatta segue i volteggi, li accompagna con la testa rimanendo immobile accovacciata e a pancia piena … i colombi gorgogliano in strada, uno si alza in volo goffamente frullando e sbattacchiando le ali.

Emma tutta scompigliata come una medusa riapre cigolando la finestra sbattacchiando entrambi gli scuri … si gratta la testa assonnata iniziando a bagnare i suoi spettacolari geranei …

“Ieri sono stata a una festa di matrimonio …” inizia a raccontare all’immancabile Antonia che la stava aspettando alla finestra di fronte:

“Che belli, giovani e felici … con la sposa col vestito scollato e rosso lungo fino ai piedi … mi sono portata a casa i fiori …”

“Ho deciso che oggi non andrò a votare … non ne vale la pena …”

“Forse ti gha ragiòn … ma mi vago lo stesso … non se sa mai …”

“Ti gha paura che i controlla e che i te blocca la pensiòn ?”

“Me mancaria solo quello … così farìa Tombola …”

Torna il silenzio nella calle vuota, pigola e gorgheggia un canarino in gabbia … che Venezia avremo questa sera ? …

Osservo apatico e pensoso la cesta traboccante di frutta che ho davanti, poi l’altra stracolma di peperoni grossi e coloratissimi … Si è staccato dal muro l’orologio inesorabile che spezzava il tempo a fette … cadendo si è rotto rimanendo con le lancette immobili: rivincita del destino … che Sindaco arriverà quest’oggi … e che Venezia ci aspetterà domani ? … Oppure non sarà accaduto niente ? … l’acqua scorre lenta nei canali, qualcuno si allontana ciabattando in infradito lungo tutta la calle.

Venezia c’è e ci sarà ancora … le pentole scure e lavate stanno impilate sul fuoco spento … il caffè si sta raffreddando, non mi piace freddo … e per di più è domenica …Torna il gabbiano a ripetere il suo verso stridulo, cadenzato e raspante come se avesse mal di gola … chiama, grida, insiste, sembra che implori … poi sbuffa, soffia, scuote il testone beccuto con l’occhio vispo e se ne va … cadono due gocce di pioggia anche sopra un vaso privo di fiori abbandonato in un angolo …

 

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